7 giugno 2013

#Trattativa: Rosario Cattafi, l'anello di congiunzione tra Massoneria, Servizi segreti Stato e Cosanostra . "Cosa Vostra". La puntata di Servizio Pubblico - Video




A Palermo le lancette della storia sembrano tornate indietro di vent’anni. Mentre nel cuore di Brancaccio – il regno dei fratelli Graviano – si ricomincia a sparare, nei palazzi tornano a circolare i veleni, e si riaffacciano i misteri, a partire da via d’Amelio e dai cassetti vuoti dell’allora ufficio in Procura di Paolo Borsellino. Nino Di Matteo, il magistrato che ha mandato a processo boss, politici e carabinieri coinvolti nella trattativa Stato-mafia, da mesi riceve lettere di minaccia: “Non fidarti di nessuno. C’è qualcuno che ti spia e riferisce tutto a una centrale di Roma”. Ma chi è l’anonimo? E quali sono le ragioni che lo muovono? Chi c’è dietro questa nuova strategia della tensione? 

Rosario Pio Cattafi
Il personaggio chiave è ancora una volta Bernardo Provenzano, l’ultimo grande boss di Cosa nostra. Secondo la Procura di Palermo il padrino è stato il garante del patto tra lo Stato e la mafia, quella trattativa svelata da Massimo Ciancimino, e intervistato qui da Sandro Ruotolo, pochi giorni prima del suo recente arresto.Zu Binnu doveva rimanere libero, secondo le clamorose e inedite testimonianze di due carabinieri che hanno lavorato per anni a caccia del boss. È per questo che Provenzano forse fa ancora paura? Dal presunto tentativo di suicidio alle molte cadute in carcere, quali misteri avvolgono la sua detenzione? Qualcuno lo vuole fare tacere? Il padrino, in sedie a rotelle e con la parte sinistra del corpo paralizzata, non lo potrà più raccontare…Nello speciale – a cura di Dina Lauricella, Walter Molino e Sandro Ruotolo – si intrecciano la fiction sulle clamorose denunce del maresciallo Saverio Masi riguardo alla prolungata protezione che i Ros avrebbero assicurato a Bernardo Provenzano, e la ricostruzione a fumetti degli interrogatori di zu Binnu; i video esclusivi dei colloqui nel carcere di Parma del boss di Corleone con i familiari, e le interviste esclusive a Nino Di Matteo e Piergiorgio Morosini. [fonte link]

Chi è Rosario Cattafi. Il 30 maggio 1984, in carcere nel Cantone Ticino, Cattafi si incontrò col giudice Di Maggio. Da una relazione di servizio, firmata “Oliver”, della Sezione Speciale Anticrimine di Torino, si legge che Cattafi era l’intestatario di un conto corrente aperto tra il 1977 e il 1978 presso il Credito Svizzero di Bellinzona, denominato Valentino, che serviva al mantenimento dei latitanti dei clan catanesi. Giovanni De Giorgi dice che Cattafi si vantava di appartenere al clan mafioso di Nitto Santapaola, per il quale svolgeva funzioni di consulente e operatore finanziario per le operazioni di riciclaggio e di garante quando l’organizzazione trattava affari con altre organizzazioni o con qualche soggetto esterno. Il 18 settembre 1984,le autorità svizzere concessero l’estradizione di Rosario Cattafi con esclusivo riferimento al reato di concorso nel sequestro Agrati. Il 30 aprile 1986, il giudice Di Maggio avanzò richiesta di sentenza di proscioglimento per “insufficienza di prove”. Francesco Di Maggio interrogò in carcere Rosario Cattafi per l’omicidio del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, avvenuto il 26 giugno 1983. In proposito Giovanni De Giorgi riferì al Cattafi che Enrico Mezzani, sedicente agente del Sisde, che da lui in cambio di notizie avremmo potuto ottenere vantaggi. Inizialmente il Cattafi diede notizie sulle organizzazioni mafiose avversarie; perciò indicò come autori dell’omicidio del giudice Caccia i Ferlito. Il 17 aprile 1984 Enrico Mezzani rivelò al giudice Di Maggio di aver appreso da Cattafi che nell’estate del 1983 aveva partecipato ad una riunione, “presenti tra gli altri Nitto Santapaola ed un parlamentare democristiano”, in cui si era parlato di una fornitura di armi destinate all’esecuzione di un attentato ai danni dell’allora giudice istruttore Giovanni Falcone. Cattafi, secondo Giovanni De Giorgi, informò Mezzani anche su Angelo Epaminonda, grosso narcotrafficante milanese negli anni 1980. Epaminonda fu il primo a descrivere l’escalation criminale in Lombardia del giovane Saro Cattafi. A Milano, Cattafi poté contare sulla fiducia dei rappresentanti delle ‘ndrine dei Ruga, collegati a Santapaola tramite Paolo Aquilino e, contestualmente, degli esponenti di punta della vecchia e nuova mafia palermitana. Sin dai primi anni 1970, Milano era stata scelta quale base operativa e finanziaria dai boss Gaetano Fidanzati, Alfredo e Giuseppe Bono, Gerlando Alberti senior, Enrico e Antonino Carollo e Stefano Bontate. Il 10 ottobre 1983, Rosario Cattafi va sotto inchiesta per traffico d'armi. Ha alte protezioni. Nel dicembre 1997, il falsario Federico Corniglia rivelò al pubblico ministero di essere entrato in contatto con numerosi esponenti della mafia siciliana: “Conobbi in particolare il capo mafia Stefano Bontate, al quale consegnai due false carte d’identità svizzere”. In quella stessa occasione notai che il Bontate era in compagnia di uno studente di Barcellona, che si chiamava Saro Cattafi. Era un uomo di fiducia del mafioso palermitano, tanto che si occupò di gestire in qualche modo, un grosso debito che tale Gianfranco Ginocchi aveva contratto nei confronti di quel capo mafia”. Il Ginocchi, ucciso il 15 dicembre 1978, era un agente di cambio con importanti relazioni con gli istituti di credito svizzeri e aveva compiuto operazioni di riciclaggio per conto della stesso Bontate. 

Il 23 maggio 1998 Rosario Cattafi venne accusato di far parte di un sistema criminale, in associazione con Licio Gelli, Totò Riina, altri mafiosi, come Nitto Santapaola, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss di Brancaccio, massoni e terroristi di destra come Stefano Delle Chiaie e altri mandanti occulti delle bombe del 1992 e del 1993 a Roma, Milano e Firenze. un piano di eversione dell' ordine democratico, gettando l'Italia nel caos con morti, bombe e tritolo. Nel 2005 Rosario Cattafi fu indagato in relazione alle attività criminali dell' imprenditore Salvatore Siracusano. Il 30 marzo 2011 la Guardia di Finanza ha sequestrato la società Dibeca Sas di Corica Ferdinanda & C., quattro immobili, conti correnti e titoli, quattro auto, una moto di grossa cilindrata, patrimonio della famiglia di Rosario Cattafi, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro. L’avvocato Rosario Cattafi, nel 2012, sarebbe secondo alcuni collaboratori di giustizia come la persona di collegamento fra Cosa Nostra, la politica, la massoneria segreta e gli ambienti dei servizi segreti, perciò Cattafi è finito nuovamente agli arresti. [fonte link]
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