24 settembre 2013

I “legami” di Rosario Cattafi con l’avvocato milazzese Francesco SCIOTTO

Rosario Cattafi
 I “legami” di Rosario Cattafi con l’hotel Hilton di Portorosa. 
Secondo il racconto di BISOGNANO Carmelo, egli, all’incirca nel 2003, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’albergo Hilton di Portorosa, fu “fermato” e puntualmente richiamato all’ordine da Sam DI SALVO, il quale lo “dissuase” dal suo proposito di sottoporre ad estorsione la ditta che si stava occupando di quei lavori; anche in quel caso DI SALVO lo invitò a fermarsi e desistere perché a quell’opera era interessato lo stesso Saro CATTAFI (“Per quanto riguarda l’albergo di Portorosa, posso dire che quando cominciò la costruzione ad opera dall’impresa Eurocostruzioni Paternò, se non erro, mandai Rottino Antonino sui cantieri, facendogli mettere una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio. Di Salvo, quando seppe questi fatti, mi disse di non andare avanti in quanto ci potevamo accontentare di 3 mila euro per le feste, perché interessava all’on.le Beninati e a Saro Cattafi, nel senso che erano coinvolti nella costruzione di questo albergo sin dal momento dell’erogazione dei finanziamenti. Andai, sempre su indicazioni del Di Salvo, dal capo cantiere per tranquillizzarlo ed egli nell’occasione mi diede la somma di 3 mila euro.). In effetti, un’importante conferma a tali affermazioni è derivata dalle risultanze del procedimento 3518/2008 RGNR Mod. 21 – Procura di Messina, definito con richiesta di archiviazione. La D.I.A. di Messina, nell’ambito del procedimento 3518/2008 RGNR (stralcio dal procedimento 862/2007) prendeva in esame, in particolare, la figura di GARRAFFO Barbaro, nato a Paternò l’1.1.1944, per una ipotesi di riciclaggio in ordine alla gestione dell’hotel Hilton di Portorosa. La famiglia GARRAFFO di Paternò, cui appartiene GARAFFO Barbaro, controllava la società Eurocostruzioni spa, proprietaria dell’hotel Hilton Siciliy di Portorosa. La società Eurocostruzioni spa, con sede in Paternò via Vittorio Emanuele n. 424, ha come suo legale rappresentante GARRAFFO Giuseppe, nato a Catania il 14.11.1970, figlio di GARRAFFO Barbaro. Quest’ultimo, pur non risultando il legale rappresentante della società, di fatto ne risulta essere il gestore effettivo, essendo colui che materialmente intrattiene i rapporti con le amministrazioni pubbliche per l’assegnazione dei relativi appalti. GARRAFFO Barbaro veniva arrestato in data 1.4.1989 dalla compagnia C.C. di Paternò per il reato di favoreggiamento personale, in quanto aveva favorito la latitanza di quattro soggetti, fra cui il noto FERRERA Giuseppe, detto “”U Cavadduzzu”, appartenente alla cosca FERRERA, di cui sono noti i legami con la famiglia SANTAPAOLA, per aver ospitato nella sua villa in c.da Vitelleria di Belpasso tali soggetti. GARAFFO Barbaro veniva condannato per il reato di favoreggiamento, mentre cadeva l’ipotesi associativa di 416 bis c.p. formulata a suo carico. GARRAFFO Barbaro si avvale per l’espletamento della sua attività del genero BISIGNANO Fabio, figlio dell’ex sindaco di Furnari, BISIGNANO Franco Antonio (cfr. informative DIA di Messina dell’11.6.2207 e 9.11.2007). Dalle intercettazioni telefoniche esperite nel procedimento n. 862/2007 si evinceva che il GARRAFFO Barbaro era in stretti rapporti con l’onorevole Nino BENINATI. Infatti, da alcune conversazioni dell’aprile 2008 (telefonata n. prog. 718 del 12.4.2008; telefonata n. prog. 721 del 12.4.2008; telefonata n. prog. 820 del 15.4.2008; telefonata n. prog. 887 del 16.4.2008; RIT 312/2008), si evinceva che il GARRAFFO si era impegnato a favore del BENINATI per le elezioni politiche dell’aprile 2008. Sempre dalle intercettazioni telefoniche esperite nel procedimento n. 862/2007, risultava che il GARRAFFO era in contatti anche con Saro CATTAFI. In una conversazione telefonica del 20.5.2008 (telefonata n. prog. 476 del 20.5.2008; RIT 478/08) CATTAFI telefonava al GARAFFO Barbaro per perorare la riassunzione di un soggetto, già in servizio presso l’hotel di Portorosa, quale responsabile della sicurezza, che era stato da poco licenziato. Il GARAFFO esprimeva molta deferenza (“avvocato, non si deve dispiacere, non di deve scusare di niente, lei è un carissimo amico, per cui … se la possiamo fare una cosa la facciamo, io mi auguro che si possa fare… signor avvocato a disposizione sempre… no… è un piacere sentirla eh… mi saluti l’amico suo che poi è anche amico mio tra parentesi… è una squisita persona…”). In una successiva conversazione telefonica del 23.5.2008 (telefonata del 23.5.2008; RIT 478/08) il Garraffo veniva chiamato dal Cattafi che gli chiedeva un incontro; il Garraffo gli rispondeva che, se necessario, era disponibile ad incontrarlo quando voleva. Infine, in una conversazione telefonica del 27.5.2008 (telefonata n. prog. 819 del 27.5.2008; RIT 478/08) CATTAFI telefonava nuovamente al GARAFFO Barbaro per perorare la riassunzione. Quest’ultimo delegava il genero Fabio Bisignano alla risoluzione della vicenda. CATTAFI, nel corso della telefonata, si alterava quando GARAFFO Barbaro sosteneva che egli, ossia il GARAFFO stesso, aveva fatto delle cortesie in passato, forse delle assunzioni, in favore del CATTAFI (“…lei ne ha avuto gente da noi, non è che non ne ha avuto…”); il CATTAFI precisava che anche lui aveva fatto delle cortesie al GARAFFO, ma “nell’amicizia” (“… poi da parte mie le ho fatte, ma nell’amicizia… non si fa il peso di chi ne fa di più o meno…”) (cfr. note della DIA di Messina del 16.6.2008 e del 17.3.2010). Appare comprovata, in tal modo, una qualche forma di “interesse” del Cattafi, almeno in passato, verso la realizzazione e/o la gestione dell’hotel Hilton di Portorosa, così come dichiarato da Bisognano e, indirettamente, dallo stesso Gullo. 9. 

I contatti fra Cattafi e l’avvocato SCIOTTO Francesco. 

Si è già visto come BISOGNANO Carmelo abbia ricordato anche alcuni contatti verificatisi fra Saro CATTAFI ed importanti esponenti della politica regionale siciliana, fra cui l’avv. Francesco SCIOTTO (“…Con riferimento ai rapporti fra Saro CATTAFI e la politica e la Pubblica Amministrazione, posso riferire una serie di episodi, fra cui quello legato alle elezioni regionali, svoltesi nel 2001 o 2002. In quell’occasione vennero a trovarmi, BUCCERI Concetto, CALABRESE Tindaro, un tale Renato di cui non ricordo il cognome, Sindaco o vice sindaco del Comune di Letojanni, e l’onorevole SCIOTTO, forse di A.N.. Ci incontrammo a Portorosa, ci sedemmo ai tavolini di un bar che era chiuso ed in quell’occasione l’onorevole SCIOTTO mi chiese di raccogliere per lui i voti nell’ambito dei Comuni di Mazzarrà e Novara di Sicilia. Ricordo che l’onorevole SCIOTTO pronunciò la seguente frase: “Per Furnari sa vidi me cumpari Saru”, riferendosi alla persona di Saro CATTAFI. L’onorevole precisò che in cambio dei voti ci avrebbe corrisposto del denaro; io gli risposi che i soldi non mi servivano e che, al limite, una volta eletto avrebbe potuto contraccambiare il favore. Mi ricordo che in quel periodo noi avevamo ricevuto da RAMPULLA Sebastiano la disposizione di votare per l’onorevole CUFFARO, esponente dell’UDC…”). In effetti già la più volte menzionata informativa GI.CO. di Firenze del 3.4.1996 ha dimostrato i frequentissimi contatti telefonici verificatisi nel 1991 – 1992 fra le utenze in uso al CATTAFI e quelle in uso all’allora onorevole della Regione Siciliana ed assessore all’Industria, Francesco SCIOTTO. Inoltre, i rapporti di frequentazione tra il Cattafi e l’avvocato Sciotto Francesco sono stati documentati in alcuni atti di polizia, in particolare attraverso un’annotazione di servizio risalente al 30/09/1993, redatta dai C.C. della Stazione di Palermo Porta Montalto: in quella occasione veniva ufficializzato un controllo avvenuto in data 29.09.1993, alle ore 22.30, all’altezza dell’ingresso turistico dell’Assemblea Regionale Siciliana di una autovettura Wolkswagen Golf trg. ME409353, intestata a Cattafi Rosario Pio. Nell’occasione sopraggiungeva una Fiat Croma blindata di colore bleu, tg PA 09580, munita di paletta governativa sul parabrezza, dalla quale scendeva un individuo che subito dopo salito a bordo di quella Wolkswagen Golf. I due soggetti venivano identificati in Cattafi e Sciotto; quest’ultimo, fra l’altro, aveva dichiarato di svolgere l’incarico di Assessore all’Industria presso la Presidenza Regionale Siciliana e di “garantire” per il Cattafi. (Vds allegata annotazione di servizio del 30.09.1993 redatta da militari della Stazione CC. di Palermo-Porta MOntalto) Da ultimo, anche alcune intercettazioni nell’ambito dell’indagine “Ombra” hanno confermato i rapporti intercorrenti tra il Cattafi e lo Sciotto. Infatti, il 09/08/2011, nel corso di una conversazione intrattenuta tra la madre del Cattafi e la moglie dello Sciotto, la prima riferiva che “Franco” era “… cresciuto da loro” (cfr. annotazione ROS del 28.1.2012, in atti). Conv. Progr. 12308 delle ore 20.4del 09.08.2011: Cattafi Rosario chiama Laura portandole i ringraziamenti della madre per il pensiero avuto. Gliela passa al telefono. Donna Lina (madre del Cattafi) ringrazia Laura per l’olio che le ha mandato chiedendo altresì notizie di Franco. Donna Lina riferisce che Franco è cresciuto da loro. 10. 

Le denunce presentate da Cattafi Rosario per le invasioni di terreni. 

Come si è già detto in precedenza, il ruolo di assoluto rilievo del CATTAFI in seno alla famiglia barcellonese fu ribadito al BISOGNANO anche da un altro “numero uno” dell’organizzazione, quale BARRESI Eugenio; ciò in occasione di una banale controversia che si era venuta creare fra il CATTAFI e CALCO’ LABBRUZZO Salvatore per questioni di pascolo e di invasione di terreni (“Con riferimento a Saro CATTAFI, riferisco il seguente episodio verificatosi nel 1990-1991: CALCO’ LABRUZZO Salvatore, soggetto organico al nostro gruppo barcellonese, nel corso di una transumanza da Polverello verso Messina, stazionò con i propri animali in un terreno di proprietà della famiglia CATTAFI a Furnari, tuttora di proprietà di questa famiglia. A seguito di ciò, Saro CATTAFI, assieme al fratello, si recò dai Carabinieri e sporse una denuncia per pascolo abusivo. Venuto a conoscenza di tale circostanza, manifestai la mia sorpresa e meraviglia a BARRESI Eugenio, chiedendogli in tono piuttosto polemico: ”Saro CATTAFI, chi mistieri fa?, fa u sbirru o fa u mafiusu?”. Con ciò intendevo dire che il CATTAFI era a conoscenza del fatto che CALCO’ LABRUZZO fosse un soggetto a noi vicino. BARRESI Eugenio, evidentemente non contento di quel mio commento, mi disse che Saro CATTAFI era un soggetto che era di beneficio per tutto il gruppo e che non era il caso di fare commenti.”). BISOGNANO ha ribadito questo concetto anche nel corso di una sua recente deposizione del 28.11.2011 nell’ambito del processo d’appello n. 796/2010 RG e 778/2009 RGNR (c.d. operazione “Sistema”). In quella sede il collaboratore affermava: “… Mi perdoni, prima voglio fare questa piccola premessa; nel ’90 succede un fatto, Calcò Labbruzzo Salvatore, uno dei nostri affiliati, fa l’allevatore… in tutta la sua famiglia fanno gli allevatori, nella sua transumanza, che va verso Messina, cioè da Montalbano sposta i suoi animali verso Messina nel periodo invernale, staziona in una proprietà in contrada Merlo, comune di Furnari… dovrebbe essere… di proprietà della famiglia Cattafi… Lì succede un inconveniente, vengono fatti degli esposti, o una querela, che non so che fine abbia fatto, ma penso… non sia stata portata oltre, poiché ci sono stati degli interventi sia da parte mia che da parte di Trifirò Giuseppe, perché saro Cattafi era andato a fare questo esposto che gli era stata invasa questa proprietà dalle mucche. Era una proprietà abbandonata, piena di rovi; c’è un fabbricato, ma era tutta piena di rovi… Lì io mi pronunciai in modo forse un po’ troppo violento, ma avendo appreso che il Cattafi faceva parte della nostra organizzazione, perché me l’aveva detto Trifirò Giuseppe, mi rivolsi verso la sua persona… non conoscendolo, perchè io mai personalmente ho avuto a che fare con Saro Cattafi, mi rivolsi con questa espressione:“Ma ‘stu cristianu che face? U sbirru o u mafioso?”, cioè può fare una cosa, non può fare ambedue le cose, anche perché lui sapeva che Calcò Labbruzzo Salvatore era un nostro appartenente, in quel contesto fui ripreso da Barresi Eugenio, buonanima, dicendomi di non usare queste espressioni nei riguardi dell’avvocato Cattafi, perché era una persona a noi vicina, organica a noi e che non era giusto che io… lo toccassi con queste frasi…”. L’odierno indagato, con un recente esposto del 3.2.2012, ha sostenuto come il collaboratore, con riferimento a tale specifico episodio, abbia riferito cose assolutamente false: infatti, secondo l’assunto del Cattafi, egli aveva presentato una denuncia per invasione di terreni e pascolo abusivo inerente una sua proprietà sita effettivamente in contrada Merlo del comune di Furnari, ma contro CALCO’ LABBRUZZO Gino, e non contro CALCO’ LABBRUZZO Salvatore, e, soprattutto, nel marzo del 1999 e non certo nel 1990 – 1991, come invece aveva affermato il BISOGNANO. Inoltre egli non aveva assolutamente desistito da quell’azione, ma aveva invece ottenuto una condanna definitiva nei confronti di CALCO’ LABBRUZZO Gino, facendosi anche liquidare da costui una parte dei danni subiti (cfr. copia dell’esposto, in atti). In effetti, le ricerche poste in essere da parte del ROS CC di Messina non hanno consentito, almeno allo stato, di individuare altre denunce presentate in tempi antecedenti dal CATTAFI o dai suoi familiari, per fatti analoghi. Va però osservato, in primo luogo, che CALCO’ LABBRUZZO Gino altri non è che il fratello di CALCO’ LABBRUZZO Salvatore. Va parimenti osservato che era lo stesso CATTAFI che, nella sua denuncia – querela dell’1.4.1999 presentata presso la stazione C.C. di Furnari, sosteneva espressamente: “Preciso altresì che da diversi anni ho subito e riscontrato danni alle colture e ai fabbricati esistenti in loco. Per ultimo nello scorso mese di agosto ignoti hanno dato alle fiamme una parte del fondo, danneggiando e distruggendo diverse piante di ulivo.” (cfr. denuncia in atti). Ne consegue che appare altamente plausibile che il fatto riferito dal BISOGNANO, da collocarsi negli anni ’90 – ’91, quando era ancora in vita TRIFIRO’ Giuseppe, detto “Carabedda”, ucciso nell’agosto del 1991, nulla abbia a che fare con quello enunciato dallo stesso CATTAFI e verificatosi successivamente, nel marzo del 1999. Infatti appare provato come nel corso degli anni si sia svolto un contenzioso non indifferente con vari membri della famiglia CALCO’ LABBRUZZO, avente ad oggetto sempre il medesimo argomento: l’invasione di terreni ed il pascolo abusivo attuato da questi ultimi soggetti nei riguardi di una proprietà del CATTAFI, sita in contrada Merlo del comune di Furnari. A riprova di ciò è sufficiente indicare un’altra denuncia – querela presenta dal CATTAFI in data 21.1.2000 nei confronti di un altro fratello di CALCO’ LABBRUZZO Salvatore, Pietro, sempre per il medesimo motivo (cfr. denuncia in atti, allegata dallo stesso indagato). Appare del pari assolutamente plausibile che l’ “intervento” di Trifirò Carmelo e dello stesso BISOGNANO, menzionati dal collaboratore all’udienza del 28.11.2011 (“…vengono fatti degli esposti, o una querela, che non so che fine abbia fatto, ma penso… non sia stata portata oltre, poiché ci sono stati degli interventi sia da parte mia che da parte di Trifirò Giuseppe, perché saro Cattafi era andato a fare questo esposto…”), avessero prodotto il loro effetto, facendo in modo che il CATTAFI, almeno in quella prima occasione, avesse desistito dal proporre o comunque dal formalizzare una querela nei confronti di CALCO’ LABBRUZZO Salvatore. Non può non osservarsi, in definitiva, come il narrato del collaboratore, lungi dall’essere stato smentito, abbia invece ricevuto una indiretta conferma dalle stesse parole dell’odierno indagato.
Leggi anche: MESSINA: IN UNA RECENTE INFORMATIVA DEI ROS LE RIVELAZIONI SULL’AVVOCATO CATTAFI. ‘INTERESSI NEL SETTORE DELLA PRODUZIONE ENERGETICA IN ROMANIA E GRECIA’  

DUECENTO E PASSA PAGINE DI REQUISITORIA SCRITTA PER RACCONTARE CHI ERA E CHI E’ ROSARIO PIO CATTAFI, L’AVVOCATO SESSANTUNENNE INDICATO DAI PENTITI COME ‘CAPO DEI ‘CAPI‘ DI COSA NOSTRA BARCELLONESE. PER PARLARE DEI SUOI RAPPORTI CON NITTO SANTAPAOLA E GIUSEPPE GULLOTTI, SOLO PER CITARE DUE UOMINI D’ONORE, DELLE SUE DICHIARAZIONI SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA, DEI SUOI INTERESSI ECONOMICI IN ITALIA E ALL’ESTERO (E’ QUESTA LA NOVITA’): “…

L’ATTIVITA’ INVESTIGATIVA REALIZZATA SUL CONTO DI CATTAFI ROSARIO PIO HA DIMOSTRATO IN MANIERA INEQUIVOCABILE COME L’ODIERNO IMPUTATO SIA TUTTORA IMPEGNATO IN NUMEROSE INIZIATIVE IMPRENDITORIALI ALL’ESTERO. TALI INIZIATIVE HANNO RIGUARDATO, IN PARTICOLARE, IL SETTORE DELLA PRODUZIONE ENERGETICA IN NAZIONI COME LA ROMANIA E LA GRECIA“. E’ UNA RECENTE INFORMATIVA DEL ROS.
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