25 ottobre 2013

Rosario Pio Cattafi boss barcellonese al 41bis minaccia l'avvocato Fabio Repici



Vogliamo denunciare due episodi di estrema gravità che sono accaduti giovedì 17 ottobre 2013 a Messina durante una delle ultime udienze del processo con rito abbreviato ai vertici della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto. Si tratta di un procedimento penale che è scaturito dall’indagine ‘Gotha 3’ e che vede Rosario Pio Cattafi, identificato dalla procura distrettuale messinese e dal GIP Massimiliano Micali quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Barcellona, imputato per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e calunnia. Il primo episodio fa riferimento a quanto accaduto prima che l’udienza avesse inizio: l’avvocato Alessandro Cattafi si è presentato in aula come sostituto dell’avvocato Ettore Barcellona, difensore del Centro Pio La Torre, parte civile. Omonimo dell'imputato? No, il figlio. Il giudice ovviamente ha rilevato l'incompatibilità dell'avvocato Cattafi, non solo figlio dell'imputato ma anche difensore di un altro imputato nello stesso processo. Il Centro Pio La Torre ha comunicato che la delega in bianco sarebbe stata illecitamente sottratta in udienza da Cattafi e da questi riempita e consegnata al cancelliere. Rimane ‘il gravissimo oltraggio alla memoria di un uomo come Pio La Torre’, come ha sottolineato Sonia Alfano, parte civile nel processo in qualità di Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. 

Ma c'è un episodio ancora più grave, un fatto che ci riporta indietro di quasi trent’anni, alle gelide frasi pronunciate da alcuni degli imputati durante il maxi-processo di Palermo a Cosa Nostra. All'interno delle dichiarazioni spontanee rilasciate in udienza a Messina, l'imputato Rosario Pio Cattafi ha pronunciato queste affermazioni: "Avrei dovuto prendere a schiaffi l'avvocato Fabio Repici, mi pento di non averlo fatto … auguro con tutto il cuore all'avvocato Repici di subire tutto quello che ha fatto subire ad altri". Per capire l’estrema gravità della situazione, è necessario ricordare lo spessore criminale di Rosario Pio Cattafi. Cattafi, oltre ad essere imputato nel processo ‘Gotha 3’ per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso con l'aggravante di aver promosso e diretto l’organizzazione mafiosa barcellonese, è pregiudicato per i reati di lesioni (è stato riconosciuto colpevole di aver aggredito brutalmente a Messina nel dicembre 1971 cinque studenti universitari in concorso con Pietro Rampulla che sarà l'artificiere della strage di Capaci), porto e detenzione abusivi di arma (fu condannato per aver detenuto un mitra Sten dal quale venne esplosa una sventagliata all'interno della Casa dello studente di Messina nella notte tra il 27 ed il 28 aprile 1973), di cessione di sostanze stupefacenti e di calunnia. Cattafi fu testimone di nozze del boss barcellonese Giuseppe Gullotti, il quale, oltre ad essere stato condannato a trent’anni di reclusione come mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano, è stato colui che ha fornito, secondo il pentito Giovanni Brusca, il telecomando della bomba che fece saltare in aria l'autostrada a Capaci il 23 maggio 1992. Hanno fatto il nome di Cattafi diversi collaboratori di giustizia tra cui Maurizio Avola (killer prediletto di Benedetto ‘Nitto’ Santapaola), Angelo Epaminonda (uno dei primi collaboratori a Milano), Federico Corniglia, Giuseppe Chiofalo (boss messinese, uno dei principali testimoni del maxi-processo "Mare nostrum"), Angelo Siino ("ministro dei lavori pubblici" di Salvatore ‘Totò’ Riina, per il quale si occupava di appalti), Carmelo Bisognano, Umberto Di Fazio, Eugenio Sturiale e Giuseppe Mirabile. Questi collaboratori hanno rilasciato dichiarazioni sui rapporti intercorsi nel tempo tra Cattafi e Nitto Santapaola, Stefano Bontate, Piddu Madonia e Totò Riina. Dagli accertamenti di polizia giudiziaria sono inoltre emersi legami tra Cattafi ed ambienti della destra eversiva e degli apparati di sicurezza. Attualmente Cattafi è detenuto al regime carcerario previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario in seguito ad un provvedimento di custodia cautelare emesso dall’Autorità Giudiziaria di Messina il 24 luglio 2012. Il regime carcerario 41-bis è una misura che è applicata dal ministero della Giustizia, su richiesta delle procure, per detenuti accusati o condannati per reati particolarmente gravi quali associazione a delinquere di stampo mafioso, terrorismo ed eversione. Il destinatario delle frasi pronunciate da Rosario Pio Cattafi e sopra riportate, invece, è Fabio Repici, avvocato che ha attentamente approfondito e messo in luce le dinamiche della famiglia mafiosa di Barcellona in qualità di legale di Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe Alfano), di Piero Campagna (fratello di Graziella Campagna, giovane vittima di mafia), della famiglia del professore Adolfo Parmaliana (morto suicida il 2 ottobre 2008), della famiglia dell’urologo Attilio Manca (rinvenuto morto il 12 febbraio 2004 in circostanze non ancora chiarite), del colonnello dei carabinieri Michele Riccio e del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano. Repici è avvocato di parte civile anche per Salvatore Borsellino (fratello del magistrato Paolo) e dei figli di Bruno Caccia (procuratore della Repubblica di Torino ucciso il 26 giugno 1983). L'avvocato Repici è stato uno fra i pochi ed i primi, assieme a Sonia Alfano e Beppe Lumia, a denunciare lo spessore criminale di Rosario Pio Cattafi e la centralità della famiglia mafiosa di Barcellona all’interno dell’organizzazione criminale Cosa Nostra. Riteniamo molto grave che Fabio Repici debba continuare ad ascoltare, dentro e fuori le aule di giustizia, quelle che sono vere e proprie minacce da parte di Cattafi, uno dei principali imputati di un processo ai capi della cosca barcellonese di Cosa Nostra. Cattafi ha già espressamente accusato Repici di essere il promotore di tutte le sue sofferenze e di un ipotetico complotto con finalità politiche ordito ai suoi danni. Fatta eccezione per Sonia Alfano e Beppe Lumia, nessuna voce istituzionale si è alzata in difesa di Repici di fronte a queste affermazioni per cui il Cattafi è oggi a processo per calunnia. Sul 'complotto' lamentato dal Cattafi, il GIP Micali si è espresso con le seguenti parole nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari ‘Gotha 3’: ‘Priva di verosimiglianza si atteggia, allo stato delle risultanze, la proposta interpretativa offerta dall’indagato (Rosario Cattafi, ndr). Che le propalazioni accusatorie mosse dal collaboratore (Carmelo Bisognano, ndr) costituiscano, cioè, un momento di un più articolato complotto ispirato da bieche finalità di ordine politico rappresenta, allo stato, mera allegazione rimessa al dato labiale dell’indagato, non priva di conclamati profili di inverosimiglianza e, come tale, persino di carente capacità suggestiva’. Ora immaginate se fosse stato Totò Riina, figura di vertice di Cosa Nostra, ad aver rivolto frasi di questo genere in pubblica udienza a Palermo ad un avvocato difensore di tante famiglie vittime di mafia. Lo Stato avrebbe probabilmente convocato all'istante il locale Comitato per l'ordine e la sicurezza ed avrebbe immediatamente messo sotto protezione il destinatario di quelle minacce. Nel caso di Fabio Repici, nulla di tutto questo è accaduto. Esprimiamo pubblicamente il nostro sdegno per il comportamento del pregiudicato Rosario Pio Cattafi (non nuovo a atteggiamenti e affermazioni del genere) e tutto il nostro sostegno e appoggio a Fabio Repici, che sappiamo continuerà sulla sua strada nonostante gli ostacoli e le difficoltà che le battaglie che porta avanti comportano. Invitiamo le Istituzioni a valutare con estrema sollecitudine le dichiarazioni che il Cattafi ha rivolto all’avvocato Repici e a prendere tutti i provvedimenti che riterranno necessari per garantire l’incolumità chi è destinatario di tali gravi minacce.

[fonte link]  Salvatore Borsellino 24 ottobre 2013. 
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