19 dicembre 2013

Milazzo: in memoria di Giuseppe Tusa Quali meccanismi, cause e dunque ragioni hanno determinato la tragedia della torre di controllo del porto di Genova?

Giuseppe Tusa
Milazzo: in memoria di Giuseppe Tusa

19/12/2013 di Associazione Antimafie “Rita Atria - Milazzo

L’Associazione Antimafie “Rita Atria” aderisce alla fiaccolata in memoria di Giuseppe Tusa, una delle vittime della tragedia del 7 maggio scorso al porto di Genova, che si terrà a Milazzo (Me) il prossimo 21 Dicembre. La manifestazione , fortemente voluta dalla madre di Giuseppe, la sig.ra Adele Chiello non vuole essere solo un momento di mero ricordo fine a se stesso, ma vuole essere un esercizio di memoria attiva perché , per dirla con le parole del nostro socio Mario Ciancarella :” ricordare non basta. Memoria è un ricordo "attivo" che vuole comprendere i meccanismi, le cause e dunque le ragioni che determinarono una storia, e sa rileggerle nel presente per capirne le "mutazioni" e le mimetizzazioni nelle forme nuove in cui quella stessa violenza torna e tornerà ad esercitarsi. Forme diverse sempre più evolute e sofisticate. E' dunque solo la Memoria a dare senso al proprio impegno per costruire un futuro in cui si possa sperare che quella violenza non torni a mostrarsi, con volti diversi ma con le medesime atrocità, per il nostro passivo ed ignaro consenso. Perdere "la Memoria storica" ci rende estranei a noi stessi, incapaci di riconoscere le nostre radici, di capire il nostro presente, di costruire un qualsiasi futuro.” 

E sono molti i meccanismi, le cause e dunque le ragioni che hanno determinato la tragedia della torre di controllo del porto di Genova; meccanismi, cause e ragioni che devono rispondere alle seguenti domande: perché la torre è stata costruita a pelo d’acqua? perché non è stata costruita una barriera protettiva? Come è stata costruita quella torre? Con quali materiali? Queste ed altre sono le domande che pone con forza, tramite i suoi legali, la mamma di Giuseppe Tusa; una donna per bene, non una donna eroica come si affrettano molti a definirla, ma una donna che ha trasformato il suo immenso dolore in desiderio di verità e giustizia. Verità e giustizia per evitare che altre tragedie assurde come quella del 07 maggio scorso, si possano verificare, per evitare altre morti assurde sui posti di lavoro. 

L’ Associazione Antimafie “Rita Atria” auspica che questa tragedia possa squarciare il velo anche su un certo sistema di potere che sembra governare il porto di Genova, all’interno del quale, come si evince da numerosissimi articoli di stampa presenti nella rete, la compagnia armatrice Messina, proprietaria della nave , la Jolly Nero, che ha causato l’incidente alla torre, avrebbe un ruolo non secondario. 

La storia delle navi di questa società armatrice è costellata da una serie impressionante di incidenti. Solamente negli ultimi 15 anni sono morte a bordo della navi della linea Messina o a causa delle loro manovre sbagliate, 13 persone. Dieci solamente a Genova. E di questi sette per il crollo della torre dei piloti. Tre, invece, gli incidenti mortali sul lavoro a bordo rispettivamente della Jolly Marrone, della Jolly Blu e della Jolly Rosso mentre altrettanti uomini hanno perso la vita negli scontri in mare con altrettanti Jolly. 

La Jolly Rosso è forse il capitolo più inquietante dell’intera storia della società di navigazione genovese. Fu proprio questa nave a trasportare per anni, per conto del governo, migliaia di fusti di rifiuti tossici tra il Libano e l’Italia. Nel 1990 la Jolly Rosso si arena davanti ad Amantea, in provincia di Cosenza dopo avere “sbandato” davanti alla costa per ore, alla deriva. L’equipaggio dovette abbandonare la nave perché stava imbarcando acqua dalle numerose falle che si erano aperte nello scafo. Ma incredibilmente non è mai stata fatta luce sulla causa di quelle falle. Lo scafo fu forse "eroso" dalle sostanze tossiche o radioattive che trasportava? Ufficialmente su quella nave c’era solo tabacco e generi di consumo ma secondo alcune ricostruzioni giornalistiche e alcune ipotesi di indagini, in realtà nella stiva della Jolly Rosso c’erano sostante pericolosissime. 

La magistratura aprì tre inchieste che però chiuse poco dopo: tutte archiviate. In questo modo non fu mai accertato che fine fecero i rifiuti prelevati dalla stiva della Rosso: molti furono “smaltiti” nelle discariche calabresi altre sostanze radioattive però furono rintracciare anche in un fiume non molto lontano da dove si arenò la nave. Anche quel caso provocò una morte strana: quella del capitano Natale De Grazia, l’ufficiale della Capitaneria di porto stroncato nel dicembre 1995, a 38 anni, da un attacco cardiaco. Ma De Grazia godeva di ottima salute. Il capitano faceva parte del pool che indagava sulle navi dei veleni e che seguiva dunque una pista che lo aveva portato a toccare anche vicende come la morte in Somalia della giornalista Rai Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin. 

Poi ci sono gli “incidenti” della Jolly Turchese e della Jolly Amaranto e Jolly Rubino. La prima ha a che fare con la Guerra del Golfo nel 1990: i carabinieri sequestrano in tutta Italia componenti di armi pesanti diretti in Iraq che sarebbero stati utilizzati dal governo locale per realizzare dei super cannoni. Queste armi pare che dovevano essere caricate sulla Jolly Turchese. Nel 2010 la Jolly Amaranto “perde in mare” una decina di container carichi di merci pericolose mentre navigava nel Mediterraneo davanti alle coste dell’Egitto. La Jolly Rubino, invece, nel 2002 si arena in Sud Africa a seguito di un incendio a bordo. L’equipaggio di 22 persone abbandonò la nave che però si incagliò vicino a una riserva naturale. Ma sempre nel porto di Genova la notte del 16 ottobre 2002 la Jolly Verde, una portacontainer da 30mila tonnellate in fase di manovra sperona Ponte Libia e abbatte una gru alta oltre 40 metri. Il destino volle che quella collisione avvenisse in piena notte, altrimenti sarebbe stata l’ennesima tragedia sul lavoro. 

Tutti dobbiamo sentire sulla nostra pelle il dramma della morte di Giuseppe Tusa e delle altre vittime della tragedia della torre del porto di Genova, consapevoli che “Finché il sangue dei figli degli altri varrà meno del sangue dei nostri figli, fin quando il dolore degli altri per la morte dei loro figli, varrà meno del nostro dolore per la morte dei nostri figli, ci sarà sempre qualcuno che potrà organizzare stragi in piazze, banche o stazioni, su treni o su aerei, con bombe o missili, con la certezza di rimanere impunito." (cit. Sandro Marcucci

Milazzo lì, 18/12/2013 Associazione Antimafie “Rita Atria
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