16 gennaio 2014

MESSINA, L’ASSOLUZIONE DEI BOSS BISOGNANO E D’AMICO: LA GIUSTIZIA A MESSINA NON E’ (PIU’) UNA MARCHETTA di Fabio Repici

Maurizio Sebastiano Marchetta
Nel 2009 era stata chiamata, con involontaria comicità, “Operazione Sistema“. E infatti con Maurizio Sebastiano Marchetta il sistema barcellonese aveva intrapreso una strada inedita: l’imprenditore colluso si era trasformato in testimone antiracket. Ed erano venuti altri imprenditori, di antiche frequentazioni col potere mafioso barcellonese, che avevano seguito l’esempio di Marchetta, ottenendo risultati insperati. A fare le spese dell’operazione Sistema, nel momento di fibrillazione di quel sistema, erano stati i nemici interni del vertice della famiglia mafiosa barcellonese, come il boss Carmelo D’Amico, e i rami secchi dell’organizzazione, come Carmelo Bisognano. Il quale, dopo la condanna in primo grado per le molto presunte estorsioni ai danni dell’impresa della famiglia Marchetta, aveva d“cimitero della mafia”, ma aveva insistito con i magistrati della D.d.a. di Messina nel ribadire che mai erano state compiute estorsioni ai danni dei Marchetta. 
eciso di collaborare con la giustizia in modo molto proficuo, facendo perfino riemergere dal sottosuolo dell’hinterland barcellonese il

Gli effetti della collaborazione di Bisognano erano stati devastanti per il clan barcellonese: perfino il “capo dei capi”, Rosario Pio Cattafi era stato alfine arrestato, e proprio un mese fa pure condannato in primo grado, non solo come capomafia ma anche per le calunnie commesse contro Bisognano e contro chi scrive. Sì, perché l’ultimo stadio delle manovre velenose dell’apparato barcellonese, erano state le calunnie contro i pochi avversari. Le calunnie più ributtanti, nel peggiore cliché barcellonese, erano state commesse con scritti anonimi, la cui paternità era invero di imbarazzante evidenza. Uno degli anonimi, messo in circolo sul web, risultò essere stato divulgato (ma va?) proprio dagli uffici di Maurizio Sebastiano Marchetta. E, del resto, conteneva elementi noti solo a lui, ai suoi difensori e alla Procura e alla Squadra mobile di Messina. 
Carmelo Bisognano

Nonostante questo, però, la posizione di Maurizio Sebastiano Marchetta nella sua spregiudicata veste di denunciante antiracket con tanto di scorta di Stato era rimasta, all’apparenza, inscalfibile. Fino a ieri pomeriggio e alla sentenza della Corte di appello di Messina, che ha assolto Bisognano e D’Amico dalle estorsioni della “operazione Sistema”, della quale non è rimasto in piedi più nulla, tanto che i cittadini oggi possono davvero, con concreta esattezza, affermare che la giustizia a Messina non è (più) una Marchetta. In questo crepuscolo privo di lucidità, Maurizio Sebastiano Marchetta cerca disperatamente, catechizzato non si sa quanto fedelmente, di ammannire sul web le ultime sue pietose bugie, prima che il “ragazzo” del boss Di Salvo venga travolto dal meritato oblio, dopo un quinquennio di oscurantismo giudiziario. Chissà se avrà la presenza di spirito per confessare a se stesso, e magari pure all’Autorità giudiziaria, il copione maleodorante del quale è stato dilettantesco attore. 

Avvocato Fabio Repici 

LA NOTIZIA La corte di Appello di Messina ha assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto”, Carmelo Bisognano, ritenuto per anni il referente del clan mafioso dei barcellonesi per il territorio di Mazzarrà Sant’Andrea, oggi collaboratore di giustizia, e il boss Carmelo D’Amico, detenuto al 41 bis. Il verdetto è stato emesso alla fine di una tranche del processo d’appello “Sistema”. L’operazione “Sistema” è nata dalle dichiarazioni dell’architetto Maurizio Sebastiano Marchetta, che ha raccontato d’aver pagato per lungo tempo il pizzo alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, chiamando in causa tra gli altri anche Bisognano e D’Amico. In primo grado, in abbreviato, D’Amico fu condannato a 10 anni e 8 mesi e Bisognano a 7 anni e 10 mesi. “Con l’assoluzione in appello degli imputati del processo Sistema, – scrive Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea -, emerge finalmente la vera natura delle dichiarazioni mendaci di Maurizio Sebastiano Marchetta. Adesso una certa stampa smetta di definirlo ‘testimone di giustizia’: non lo è mai stato e, a quanto pare, mai potrà esserlo. Il teorema ideato da Marchetta, attualmente scortato dalla Polizia di Stato per ragioni a me sconosciute e quindi incomprensibili, è rovinosamente crollato con la sentenza di oggi“. [fonte link]
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