1 marzo 2014

Le mani della mafia sul Castello di Milazzo

Il Castello di Milazzo
28 febbraio 2014

La procura indaga sul restauro del Castello 

La procura di Barcellona Pozzo di Gotto indaga sulla gestione dell'appalto concorso da 12 milioni di euro che ha portato al restauro del Castello di Milazzo. Le forze dell'ordine delegate dalla Procura del Longano hanno acquisito atti relativi all'appalto concorso e agli stati di avanzamento lavori. Il periodo interessato va dal 2007 al 2010. A quanto pare i magistrati si sono mossi dopo un dettagliato esposto. 

Ad eseguire i lavori è stato il Consorzio stabile “Aedars scarl- con sede legale in Roma. Lavori previsti dal Pios 5 di “Conservazione e valorizzazione della cittadella fortificata quale bene della Comunità europea-, finanziato per l'importo di circa 12 milioni di euro. 

La commissione di gara, presieduta dal dirigente del 6° Dipartimento, ing. Francesco Clemente, era composta dall'architetto Gaetano Montalto e dall'ingegnere Santi Trovato. All'aggiudicazione si è arrivati dopo 15 riunioni ed alcune conferenza di servizi. Dal verbale di gara si evince che il Consorzio stabile Aedars scarl- di Roma ha totalizzato il punteggio di 93,77 scaturente dalla somma del punteggio per l'offerta tecnica con quella economica.

Nello specifico per la realizzazione delle opere di cui al bando del Comune è stato offerto il prezzo di 7 milioni e 491 mila euro, cui si aggiungono 498 mila euro per l'attuazione dei piani di sicurezza e 479 mila euro per la progettazione esecutiva delle stesse opere. Il tempo complessivo utile per l'ultimazione dei lavori è pari a 360 giorni naturali e consecutivi. L'appalto prevedeva sostanzialmente quattro interventi: il recupero della Cinta Aragonese, della Cinta Spagnola, dell'edificio conventuale e del Mastio. Interventi che vanno dalla bonifica, attraverso la -diserbatura e la pulitura di tutti gli ambienti e dei camminamenti-, alla messa in sicurezza e recupero dell'agibilità degli accessi alle singole torri, con mantenimento di stratificazioni, diversità e complessità storiche. L'appalto prevedeva anche il rifacimento ex novo e a norma, degli impianti elettrico idrico e di smaltimento. [fonte link]

Chi è la Aedars scarl? 

18 ottobre 2013
Infiltrazioni mafiose, chiuso il primo cantiere Sotto inchiesta il consorzio stabile Aedars Scarl - Appalto a Quarto Oggiaro per oltre 5 milioni. La Dia: contatti con la famiglia Riina 

Chiuso per mafia. Per la prima volta il Comune mette i sigilli a un cantiere di Milano dove la Direzione investigativa antimafia (Dia) ha riscontrato infiltrazioni della criminalità e dove dal 2010 il Consorzio Stabile Aedars Scarl sta realizzando 48 alloggi di edilizia sociale destinati agli sfrattati dopo essersi aggiudicato un appalto da 3,9 milioni di euro. 

CANTIERE PIANTONATO 24 ORE SU 24 - Da oggi l’area in costruzione di via Cogne, a Quarto Oggiaro, sarà piantonata di giorno dalla polizia locale e di notte da guardie armate. Un atto dovuto dopo l’arrivo a Palazzo Marino, martedì scorso, di una informativa antimafia interdittiva sul Consorzio da parte della Prefettura di Roma. Il Comune ha provveduto subito alla rescissione del contratto e da ieri l’azienda impegnata sull’area, una delle 50 consorziate, sta smontando il cantiere. Ma sull’intervento in via Cogne l’amministrazione aveva già alzato le antenne, soprattutto da quando, qualche mese fa, un esponente del Consorzio si era presentato in cantiere vestito di tutto punto dopo essere sceso da una Aston Martin che a Quarto Oggiaro non era certo passata inosservata. Non si conoscono i dettagli dell’informativa, ma sarebbero stati evidenziati contatti di primissimo piano con il clan dei Mollica e con la famiglia Riina

LE IRREGOLARITA’ - L’importo iniziale dell’appalto in via Cogne era appunto di 3,9 milioni e i lavori sono stati portati a termine per meno della metà: la palazzina oggi è a rustico ed è appena stato realizzato il tetto. L’amministrazione prevede uno stop di 6-8 mesi, il tempo necessario a rifare il progetto che prevede un ampliamento dello stabile e a indire una nuova gara. È stato proprio l’ampliamento del progetto a rendere necessari controlli più approfonditi da parte del Comune che hanno poi fatto emergere le irregolarità (dalle verifiche del 2010 invece non era emerso nulla), più o meno negli stessi mesi in cui la Dia arrivava alla conclusione delle indagini e alla chiusura del cerchio. I nuovi lavori - in particolare la bonifica dell’area - hanno fatto lievitare l’importo oltre i 5 milioni della soglia comunitaria che obbliga a controlli più mirati sulle imprese e alla richiesta dell’informativa antimafia alle prefetture. 

«LA MAFIA FUORI DAI CANTIERI» - La vicenda è stata ricostruita ieri dall’assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza, che ha assicurato come a Milano non stia operando nessuna delle 50 ditte che fanno parte del Consorzio oggetto dell’interdittiva. Una ventina di queste, tuttavia, ha partecipato a diversi bandi del Comune negli ultimi anni, tra cui anche quello per l’intervento in via Feltrinelli, senza mai aggiudicarsi gli appalti. Anche nel caso di via Cogne il Consorzio Stabile Aedars Scarl era arrivato secondo con un ribasso del 38 per cento sulla base d’asta di 6.186.000 euro, ma si era poi aggiudicato la gara per il fallimento della prima ditta classificata (che aveva proposto un ribasso del 40). «C’è stata da sempre una fortissima collaborazione tra la Dia, la centrale appaltante e il settore tecnico di Lavori pubblici - ha rimarcato l’assessore Rozza - Al di là della politica, in Comune c’è una struttura e un sistema che cerca di tenere fuori dai nostri cantieri la malavita e la mafia».
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