17 giugno 2014

Messina: confisca beni per 20 mln a esponenti della famiglia dei “barcellonesi” Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò. Tra i beni interessati dal provvedimento ci sono quattro imprese leader nel messinese operanti nel settore della produzione e commercializzazione di calcestruzzo



Dall’alba, nel Messinese, la Direzione investigativa antimafia sta eseguendo un provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Messina, su richiesta della Dda, che dispone la confisca di beni immobili, quote societarie e rapporti finanziari per un valore stimato in circa 20 milioni di euro. Il patrimonio è riconducibile a due dei principali esponenti della famiglia mafiosa dei ‘barcellonesi’, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina. (ANSA) 

Il provvedimento di confisca eseguito dalla Dia di Messina riguarda beni immobili, quote societarie e rapporti finanziari, per un valore di mercato stimato in circa 20 milioni di euro, riferibili a Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò, ritenuti due dei principali esponenti di vertice della famiglia mafiosa dei “barcellonesi”, attualmente detenuti e già condannati per mafia ed estorsioni. Tra i beni interessati dal provvedimento emesso dal Tribunale di Messina su richiesta della Dda della locale Procura ci sono quattro imprese leader nel messinese operanti nel settore della produzione e commercializzazione di calcestruzzo e conglomerati cementizi. I particolari dell’operazione saranno resi noti alle 10.30 durante una conferenza stampa del procuratore Guido Lo Forte nella sede della Dia di Messina. 

Nelle prime ore della mattinata odierna, la Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha eseguito il provvedimento di confisca beni e quote societarie – per un valore di mercato stimato in circa 20 milioni di euro – emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina a carico di RAO Giovanni ed ISGRO’ Giuseppe, entrambi attualmente detenuti in regime di 41 bis e ritenuti elementi di vertice della famiglia mafiosa dei “barcellonesi”, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina. La misura di prevenzione patrimoniale nei confronti dei suddetti scaturisce da accertamenti – condotti dalla D.I.A. di Messina sotto la direzione ed il coordinamento del Procuratore Capo Dr. Guido LO FORTE e del Sost. Proc. Dr. Vito di GIORGIO – in relazione ai quali, il Tribunale peloritano, già nel maggio 2012, aveva disposto il sequestro del patrimonio. Il 50enne RAO Giovanni, già in passato sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S. e coinvolto nel procedimento denominato “Mare Nostrum”, in tempi recenti è stato tratto in arresto nell’ambito delle operazioni “Gotha” (condannato, il 31.10.2012, alla pena di anni 20 di reclusione), “Gotha 2” e “Ghota 3” (condannato, il 10.03.2014, alla pena di anni 5 e mesi 8 di reclusione) in quanto ritenuto affiliato, in una posizione di assoluto vertice, alla famiglia mafiosa barcellonese. Sempre nel medesimo procedimento, al RAO sono state contestate due ipotesi estorsive aggravate dal metodo mafioso. 

Il collaboratore di giustizia, Carmelo BISOGNANO lo ha indicato come il delfino del noto boss Giuseppe GULLOTTI, di cui ha preso il posto alla fine degli anni ’90, dopo l’arresto di quest’ultimo, così da avere al suo comando l’intera organizzazione mafiosa e poterne decidere gli indirizzi e le sorti degli affiliati. Il 47enne ISGRO’ Giuseppe è stato anch’egli tratto in arresto, in tempi recenti, nel corso delle operazioni “Ghota” e “Ghota 3” (condannato, il 16.12.2013, alla pena di anni 7 e mesi 6 di reclusione) in quanto ritenuto affiliato, in una posizione di vertice, alla famiglia mafiosa barcellonese. Descritto dai collaboratori di giustizia come organico alla cosca barcellonese e principale collaboratore del boss Giovanni RAO, ISGRO’ emerge come colui che - disponendo di una significativa esperienza nell’amministrazione di società operanti nel settore dell’edilizia e della produzione di calcestruzzo – si è trasformato nella longa manus di RAO e degli altri sodali nella gestione delle aziende di riferimento. Per le sue attitudini negli affari contabili, messe a disposizione del sodalizio mafioso, egli è conosciuto come “il ragioniere”. Il medesimo collaboratore di giustizia Carmelo BISOGNANO ha parlato di ISGRO’ come del “factotum e alter ego di Rao Giovanni”, nonchè tutore degli interessi imprenditoriali di tutti i maggiorenti della cosca mafiosa in questione. 

Gli accertamenti investigativi, che hanno consentito l’emissione del suddetto provvedimento di confisca dei beni, hanno posto l’accento sugli importanti interessi imprenditoriali del sodalizio mafioso barcellonese nel settore della produzione di calcestruzzo, ambito in cui hanno operato società riconducibili al RAO ed all’ISGRO’. E’ stato accertato come la “C.E.P.”, la “I.C.E.M.”, la “AGECOP” e la “C.P.P.”, tutte operanti nel campo della produzione di calcestruzzo ed edile in genere, siano società costituite, acquisite o, comunque, gestite dai nominati sfruttando capitali illeciti e grazie alle quali la famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto si è imposta nel tessuto economico locale, a scapito dei concorrenti, accaparrandosi commesse di rilievo anche con modalità estorsive. In tal senso, si sottolineano, a titolo di esempio, le ingenti quantità di calcestruzzo destinate, tra il 2005 e il 2007, dalla “AGECOP”, per il raddoppio ferroviario Messina – Palermo. Oltre alle quote sociali ed ai beni delle 4 società sopra menzionate, il provvedimento di confisca ha riguardato: – 3 immobili ubicati a Barcellona P.G. e Castroreale; – 2 motocicli; – 1 autovetture; – vari rapporti finanziari, ritenuti incompatibili con la condizione reddituale delle famiglie RAO ed ISGRO’. L’odierno risultato rappresenta un’importante conferma di un precedente provvedimento di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. sui medesimi beni, eseguito nel giugno 2011 nel contesto dell’operazione “Gotha”. 
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