17 luglio 2014

Il Vaticano, lo Ior, Giulio Andreotti e Matteo Messina Denaro. Calcara parla ancora...



Video-intervista

Seconda parte

di Enza Galluccio* - 17 luglio 2014

In questa seconda parte della video-intervista, il pentito ex collaboratore Vincenzo Calcara entra nel vivo della sua testimonianza e ne trae deduzioni quanto mai attuali. Riferisce di aver già dichiarato ad altri magistrati, oltre Borsellino, gran parte delle cose che dice. Lamenta la mancanza di un seguito e dei necessari confronti con altri pentiti come da lui richiesto. Ma ritiene di avere anche altre verità che un tempo non ha potuto rivelare per i rischi che esse comportavano e per la mancanza di conferme da parte di altri collaboratori. Negli ultimi tempi, però, le cose sembrano essere cambiate. Qualcuno inizia a parlare una lingua simile a quella di Calcara. Per questo oggi questo pentito dice a gran voce di voler essere ascoltato dai Pm e di essere messo a confronto non solo con Leonardo Messina che avrebbe confermato l’esistenza di una Super Commissione nazionale, ma anche con personaggi come Brusca, da lui considerato un collaboratore … poco limpido.

A proposito della morte di papa Luciani, lei  parla di un cardinale e di un medico personale che gli avrebbe somministrato una dose mortale di sonnifero. Le chiedo  come sarebbe venuto a conoscenza di questi fatti, quali riscontri può dare e se ha mai fatto questi nomi agli inquirenti?
Siamo nel contesto del viaggio dei dieci miliardi di vecchie lire. Insieme al vertice della famiglia di Castelvetrano Francesco Messina Denaro, Michele Lucchese, un uomo dei servizi segreti deviati, il maresciallo Giorgio Donato, ho trasportato questi dieci miliardi per consegnarli al vescovo Marcinkus tramite il notaio Albano che abitava sulla Cassia. Questo notaio era un uomo d’onore, il fiore all’occhiello di Cosa nostra; collegato con i vertici delle Entità del Vaticano  e membro dei Cavalieri del Santo Sepolcro insieme a Marcinkus, insieme ad Andreotti, insieme al cardinale Macchi e a molti altri cardinali di cui ho fatto i nomi anche al dottor Tescaroli, alla dottoressa Maria Monteleone, dopo averne parlato a Paolo Borsellino. 
Io qua metto la mia faccia, la mia vita.

Nella descrizione che dà dell’operato di papa Luciani ci sono molte somiglianze con papa Bergoglio. In effetti oggi anche il procuratore Nicola Gratteri ritiene che la vita del Papa sia a rischio. Secondo lei chi potrebbe volere la morte di papa Francesco?
In questo caso, devo parlare per deduzione …

Certo, deduzioni che nascono dalle sue esperienze...
Sua santità papa Bergoglio è un angelo che vuole fare il suo dovere, però attenzione … Ci sono anche angeli che sono diavoli. Dietro le spalle di papa Bergoglio c’è un potentissimo Cardinale di cui farò il nome ai magistrati. Aspetto che mi chiamino.

Allora la sua non è solo una deduzione …
Io posso dedurre quello che potrebbe succedere, ma per quel che riguarda il nome di questo diavolo, di questo Cardinale, no! L’ho conosciuto personalmente. Insieme a Marcinkus ha preso la mia ventiquattrore con tre chilogrammi di cocaina che servivano per  divertimenti, orge e anche per riti satanici.
Non posso fare il nome adesso, ho fatto i nomi di altri cardinali appartenenti all’Entità, ma sono stato obbligato a non fare questo nome. Spiegherò il perché alla magistratura. Io non ho problemi, ho sempre detto la verità. Nessun tribunale d’Italia mi ha mai condannato per calunnia o per aver detto il falso!

Il denaro riciclato dalla banca del Vaticano proveniva soltanto dal malaffare di Cosa nostra, dalla ‘Ndrangheta? Quale tornaconto aveva il Vaticano rispetto a questa azione di riciclaggio, che tipo di accordo c’era con la criminalità?
Lei mi fa una domanda ingenua … Queste cinque Entità hanno tutte gli stessi interessi, di forza, sopravvivenza, economia, potere … Come un corpo umano

Ma qual era il guadagno che scaturiva dallo scambio  con l’azione di riciclaggio? C’erano delle percentuali?
Là ci sono diritti e doveri. Anche delle percentuali; una mano lava l’altra … Non si tratta di scambio, ma di mettere in atto le forze che ha un corpo umano.
Negli anni ottanta,novanta lo Ior non era in mano soltanto a Marcinkus. Al di sopra di lui c’erano i cardinali ai quali doveva ubbidire ciecamente. Il cuore malefico dentro al Vaticano pulito.

Quindi lei mi sta dicendo che gli affari si facevano insieme e che il ricavato era gestito in modo comune?
Dentro allo Ior non vanno a finire soltanto i soldi di Cosa nostra, ma anche quelli delle altre Entità …
C’è l’ Entità della massoneria ricca e potente con la quale si deve venire a patti, altrimenti neanche lo Stato può fare nulla … poi l’Entità della ‘Ndrangheta, dei servizi segreti deviati. Tutti quei soldi neri, illeciti, vengono messi nella banca del Vaticano e investiti in tutto il mondo. Poi ognuno ha la sua parte. Ricordo ad esempio che Francesco Luppino  - uomo d’onore della famiglia di Campobello di Mazara arrestato ultimamente per i “pizzini” con Matteo Messina Denaro - mi aveva detto che avevano portato allo Ior dodici miliardi di vecchie lire, che erano un mare di soldi.

L’unico omicidio da lei commesso sarebbe stato eseguito in una tenuta di un potente uomo politico. Chi era questa persona? Parla anche di un Cardinale, può dire il nome?
Questo nomi sono stati insabbiati. Li ho dichiarati ai magistrati dopo essere stato assolto dall’accusa di calunnia in merito al trasporto dei dieci miliardi. A quel punto mi sono fatto coraggio …

Chi era quell’uomo politico?  
Giulio Andreotti!


Mi sta dicendo che Giulio Andreotti era presente quando lei ha commesso quell’omicidio?
Il cardinale Pasquale Macchi a destra di Papa Paolo VI
Non solo lui … In quell’occasione c’erano Bernardo Provenzano, Francesco Messina Denaro, il cardinale Macchi, Michele Lucchese e uomini dei servizi segreti deviati;  Marcinkus era presente la sera prima alla cena, ma anche lui era collegato. Si trattava di persone ai vertici delle Entità.

Una riunione della Suprema Commissione?
Esattamente. Noi eravamo quattro uomini d’onore, due alle dipendenze della famiglia di Castelvetrano, due alle dipendenze  di Bernardo Provenzano. C’era stato detto che dovevamo sequestrare quattro uomini che erano anch’essi presenti, uno ciascuno. Io avevo scelto un generale del Sudamerica, poi c’erano anche altri tre uomini dell’alta finanza. Dopo il sequestro dovevamo condurli in due macchine dei servizi segreti deviati. Ci avevano consegnato una 357 Magnum a testa, già carica con sei colpi. Eravamo in un grande piazzale; al segnale di Provenzano prendevo il mio uomo e lui alzava subito le mani. Nel frattempo l’arma di Saverio Furnari si era inceppata e l’uomo dell’alta finanza appena sequestrato iniziava a sparare. Furnari mi gridava di sparargli perché era una situazione di pericolo ed essendo il capo decina della mia famiglia, io eseguivo sparando due o forse tre colpi alla testa di quell’uomo. Era stato un ordine, dovevo farlo altrimenti mi avrebbero tagliato a pezzi!  Poi  avevo raccolto la pistola di quell’uomo e l’avevo consegnata al mio capo Francesco Messina Denaro che mi aveva detto “bravo” dandomi una carezza. Ricordo che Andreotti si era poi avvicinato al Cardinale chiedendogli di dare l’estrema unzione alla vittima, ma il cardinale aveva risposto “andiamo, che si è fatto tardi”. Tutto questo è stato da me dichiarato ai magistrati decenni fa … ora queste cose sono confermate.

Afferma di conoscere i nomi delle persone che sono ai vertici delle Entità. Li ha già rivelati agli inquirenti?  
Sì.

Quando parla di altri collaboratori che, pur sapendo dell’esistenza delle Entità, non dicono nulla perché temono per la propria vita, afferma anche che invece lei ha un asso nella manica che le permette di parlare. Cosa intende dire?
Sono fermamente convinto che quando un uomo dice la verità, la società civile e la giustizia si muovono in suo favore. Poi certi assi nella manica posso anche permettermi di portarli con me nella tomba, perché è giusto che sia così.
Leonardo Messina è un collaboratore pentito nell’anima. Ricordo che Paolo Borsellino mi aveva detto che tutte le cose di cui gli avevo parlato gli erano state raccontate anche da lui. Era molto importante, aggiungeva, che noi due stessimo dicendo le stesse cose senza conoscerci. Borsellino riteneva che dovevamo avere un confronto, ma in questi 22 anni non ci hanno mai fatto incontrare. Adesso Leonardo Messina ha avuto il coraggio di confermare tutto quello che avevo detto a Paolo Borsellino. Ma non è finita. Anche la seconda carica dello Stato Piero Grasso in un’intervista parla delle Entità citando addirittura il mio nome, e  anche Walter Veltroni conferma quello che dico io … Poi  un magistrato che credo si chiami Ferraro e Massimo Ciancimino, che ha in mano i segreti di suo padre Vito Ciancimino, uomo di collegamento con queste Entità. Per questo ora voglio andare avanti.

Chi sta proteggendo la latitanza di Matteo Messina Denaro? Secondo lei si trova in Italia?
Matteo Messina Denaro non lascerà mai il suo pollaio. Oltre ad essere il re di Castelvetrano è anche il re di tutta la Sicilia.

Pensa che sia a Castelvetrano?
Posso fare le mie deduzioni, non so dove sia. Posso confermare le sue protezioni potentissime e inimmaginabili. Matteo ha un’arma così potente da poter fare tutto quello che vuole. Non sarà mai arrestato, morirà da latitante come suo padre, con un bellissimo funerale. Non so quando.

Chi lo protegge?
È protetto addirittura dal vertice della Commissione nazionale, non solo di Cosa nostra. Suo padre era l’ombra di Riina e Provenzano; dopo il loro arresto tutti i contatti, tutti i segreti che aveva comprese le stragi, sono nelle sue mani. È in grado di ricattare. Secondo me ha anche l’agenda rossa. Non ne ho le prove, ma sarebbe un bellissimo ricatto per far tremare. Conosco bene Matteo; ha un’intelligenza da spavento … Un diavolo che è pronto a morire per i diavoli che gli stanno attorno. Io conosco quella mentalità, crede in quella causa malefica. Mi fermo qua.

Ora le farò una domanda che in parte esula da questo contesto. Cosa sa dirmi delle stragi come quella di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, lo stesso omicidio di Aldo Moro, hanno qualche collegamento con questa Suprema Commissione e con le cinque Entità?
Quando si tratta di delitti eccellenti compreso quello di Moro, la strage di Portella della Ginestra, il bandito Giuliano, Piazza Fontana, Piazza della Loggia … Tutte queste cose così eclatanti non vengono eseguite da persone di poco conto. C’è sempre la mano di queste Entità. Nel momento giusto sanno come agire.

Mentre per le stragi di Palermo possono esserci più spiegazioni, per questo tipo di strage le cose sembrano inspiegabili. Secondo lei qual è lo scopo finale?
A livello politico di potere ed economico, le basta questo? Soprattutto per deviare la società civile. Come quando ci sono i mondiali di calcio, la gente pensa ad altro.

Signor Calcara, lei dice di sapere molte cose e lo dimostra raccontandole. Perché è ancora vivo?
Questo lo vorrei tenere per me, ma un’indicazione posso dargliela. Io sono ancora vivo perché queste forze del male sanno cosa succederebbe se mi uccidessero, per la vicinanza che avevo con Paolo Borsellino e per le cose che ho detto … Come diceva Provenzano “se si uccide un uomo  e quando si uccide può far più male di quando era vivo, è meglio non ucciderlo”. Loro hanno cercato di distruggere la mia attendibilità, sono passati 22 anni e non ci sono riusciti. Io lo so che in questo momento sono in pericolo, però Matteo e tanti uomini che sono al vertice di queste Entità non permetteranno mai che io sia ucciso …

La videointervista si conclude qui, con poche altre battute. È evidente l’invito a riflettere. Vincenzo Calcara chiede di essere ascoltato dai magistrati e, per amor di verità e giustizia, sarebbe giusto che ciò accadesse. Confido nell’attenzione della magistratura.
* Autrice di libri sulle MAFIE e sulle relazioni tra Stato e criminalità organizzata




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