21 agosto 2014

BARCELLONA P.G.(ME): Misteriosi spari nella notte a Oreto. I sospetti concentrati su un noto boss. Gli inquirenti ipotizzano ripercussioni sul fragile assetto della malavita locale legate alle rivelazioni di D’Amico e al terrore di nuovi destabilizzanti “pentimenti”



19 agosto 2014

Si torna a sparare per le strade di Barcellona Pozzo di Gotto(ME). 
Nella nottata tra sabato e domenica sono stati uditi colpi di pistola tra le desolate palazzine della case popolari di via Caduti di Nassiriya. Colpi che sarebbero stati esplosi da uno dei residenti del quartiere Oreto. Si tratterebbe di un soggetto già coinvolto nell’operazione “Mare nostrum” e nelle successive inchieste antimafia che si sono succedute, ultima l’operazione “Montagna”

Soggetto che da sempre è stato indicato come uno dei capi di un gruppo malavitoso che si occupava di traffico di sostanze stupefacenti. Il sospettato numero uno indicato agli investigatori da fonti confidenziali come l’autore degli spari, sarebbe infatti uno dei presunti capi delle due bande che fin dagli inizi del 1992 era stato segnalato in un rapporto della Squadra mobile della Questura di Messina come il possibile autore di una serie di omicidi di spacciatori che nei primi mesi di quell’anno insanguinarono strade e contrade di Barcellona. 

La stessa zona urbana in cui – tra sabato e domenica – si sarebbero verificati gli spari, nel recente passato è stata teatro di intimidazioni armate contro esponenti della criminalità comune per i contrasti tra famiglie che si contendevano una casa popolare. 

Nella nottata tra sabato e domenica invece, quando buona parte dei residenti si era riversata nella frazione marina di Calderà per i festeggiamenti di San Rocco, l’attenzione dei pochi rimasti nella zona di Oreto è stata richiamata dal fragore delle armi, tanto da far temere il peggio. A quanto pare si sarebbe trattato di una pistola da cui sono stati esplosi due colpi che potrebbero essere serviti per intimidire qualcuno. 

I carabinieri della compagnia di Barcellona allertati da una fonte confidenziale già all’alba di domenica hanno effettuato una perquisizione mirata all’interno della casa in cui vive il sospettato che è un uomo di 51 anni da sempre oggetto di interesse operativo da parte degli inquirenti. La perquisizione domiciliare ha dato esito negativo perché non è stata ritrovata l’arma. Altri accertamenti sono stati compiuti nelle ore successive e sono proseguiti fino a ieri. Non si conosce ancora il calibro dell’arma utilizzata perché sul posto non sono stati ancora ritrovati nemmeno bossoli e ogive. 

L’uomo, e non è un particolare trascurabile, vive con una donna che, quando era adolescente, scampò miracolosamente ai proiettili del gruppo di fuoco che uccise un barcellonese sospettato di aver “sconfinato” per taglieggiare una delle imprese protette dalla mafia impegnate nei lavori del raddoppio ferroviario. Gli spari dell’altra notte e altri segnali inquietanti che avrebbero come protagonisti personaggi storici della mafia locale, fanno temere la ripresa dei “regolamenti dei conti” interni al gruppo dei “Barcellonesi”

Infatti nell’attesa degli effetti che le dichiarazioni dell’ex boss Carmelo D’Amico potrebbero avere sugli attuali assetti della famiglia mafiosa locale, ci sarebbe chi teme il pentimento di altri esponenti della criminalità organizzata. Intanto proseguono ancora gli scavi nell’alveo del torrente in contrada Gurafi dove gli escavatori dei vigli del fuoco del comando provinciale stanno lavorando, sotto la guida dei carabinieri della locale Compagnia e del Nucleo operativo provinciale per tentare di ritrovare i resti di Giuseppe Porcino, fatto scomparire con il sistema della “lupara bianca”, il 17 marzo del 1993, quando aveva appena 22 anni, perché aveva avuto la “colpa” di commettere rapine. Il corpo di Porcino – secondo il racconto del pentito Carmelo D’Amico – sarebbe stato seppellito in una fossa scavata nell’alveo del torrente che però negli ultimi anni, dal 2008 al 2011, è stato interessato da devastanti alluvioni che hanno modificato lo stato dei luoghi. 

LEONARDO ORLANDO – GAZZETTA DEL SUD 
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