14 ottobre 2014

Don Raffaè, voi vi basta una mossa, una voce...


di Graziella Proto - 13 ottobre 2014 Casablanca

Raffaele Lombardo già Presidente della Regione Sicilia è stato condannato a 6 anni e 8 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il giudice ha “sollecitato, direttamente o indirettamente, i vertici di Cosa nostra a reperire voti per lui e per il partito per cui militava (ci si riferisce alle regionali in Sicilia del 2001 e del 2008 e alle provinciali a Enna del 2003) ingenerando nei medesimi il convincimento sulla sua disponibilità a assecondare la consorteria mafiosa nel controllo di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici”. Sullo sfondo il potentissimo editore Mario Ciancio Sanfilippo, col quale
sembrerebbe abbia fatto affari.



Incontri, sms, passeggiate a braccetto, un aggettivo carino al momento opportuno... in questo modo teneva in riga i suoi fedeli amministratori ed è riuscito a costruire un sistema fatto di promesse, affari, appalti e voti per un movimento politico all’interno del quale i semplici simpatizzanti o gli attivisti sono tutti soggetti coinvolti o interessati agli “affari”. Una tesi e un modo di fare che nell’affare parcheggi viene fuori con chiarezza. 

Il modus operandi del sistema era semplice: “Acquistavano terreni agricoli nella prospettiva di ottenerne la variazione di desti- nazione urbanistica, e poi realizzare elevati guadagni con la plusvalenza della proprietà”. Sullo sfondo il ruolo del potentissimo editore Mario Ciancio Sanfilippo. Subito dopo l’elezione a Presidente della Regione, Raffaele Lombardo inizia un’intensa attività di contatti e di incontri. Due riunioni in particolare metterebbero in chiaro la sua passione politica. Il 28 luglio del 2008, appena incoronato quindi, il neopresidente partecipa ad un incontro che si svolge negli uffici del cavaliere-editore- direttore de LA SICILIA, fra Mario Ciancio Sanfilippo, l’ex euro- parlamentare Vincenzo Viola, Sergio Zuncheddu, Carlo Ignazio Fantola e Carlo Salvini in rappresentanza del gruppo La Rinascente Auchan. All’ordine del giorno il centro commerciale “Porte di Catania”. Per sbloccare la pratica, bisognava “ammorbidire, ma non in denaro” i dirigenti del comune di Catania. 

L’interesse di Ciancio? 
Il centro nasceva su dei terreni di sua proprietà. Un esempio questo, del perché Mario Ciancio – padrone dell’informazione a Catania e dintorni – è stato sempre impegnato a non far passare nessuna notizia sull’operato del suo amico Presidente oggi condannato. Contemporaneamente e parallelamente all'evolversi del centro commerciale "Porte di Catania", camminava di pari passo la progettazione per la realizzazione dell’attuale “Centro Sicilia” – nella stessa zona: rivalità di ogni genere e livello, mal di pancia e diatribe per accaparrarsi i lavori, i subappalti, le protezioni... interessi elevatissimi alle spalle della città. I due progetti in maniera sotterranea si ostacolavano a vicenda, tuttavia entrambi alla fine sarebbero dovuti arrivare alla regione. Entrambi protetti dalla politica e dalla mafia, fin dalla nascita. In base a delle indagini svolte dagli investigatori del ROS dietro la realizzazione del polo commerciale “Centro Sicilia” si sarebbero concentrate le attenzioni e le tribolazioni, oltre a quelle della politica, dei due gruppi mafiosi in contrasto fra loro Ercolano e Mirabile sul “Chi comanda in città?” Chi deve controllare questa o quella società? La frattura comunque era avvenuta prima, quando si divisero per schierarsi con l’ala oltranzista o con quella moderata: il gruppo La Rocca e il gruppo Mirabile, facente capo a Nino Santapaola (Ninu u pazzu), alla prima; il gruppo degli Ercolano e i figli di Nitto alla seconda. 



...Nella sanità siciliana? Del suo predecessore, il fortissimo Pino Firrarello, resta poco. Don Raffaè praticamente ha colonizzato posti e poltrone nelle USL e negli ospedali dove mette fidatissimi che poi possono rispondere a comando come soldatini: Suo cognato Francesco Judica, a capo della USL di Enna, un direttore amministrativo, un direttore sanitario in due ospedali importantissimi di Catania, un direttore generale a Caltagirone. 

E poi aziende dei rifiuti, parchi regionali, l'allora costruendo aeroporto di Comisio in società con Ciancio Sanfilippo e l'aeroporto di Catania, dove la gestione è affidata alla Sac - una partecipata della provincia, alla guida della quale c'è un uomo del Presidente; l'MPA potrà assumere chi vuole. Il figlio di un politico amico, ma anche dell'opposizione, la figlia o l'amica del mafioso… Una cosa stupefacente! 

Ma fra i capolavori dell’onorevole presidente comunque bisogna menzionare l’aver messo come assessori due magistrati della Dda di Palermo – come dice il geologo intraneo alla mafia Giovanni Barbagallo – per “fare le coperture”. Un fatto che fece incavolare alcuni mafiosi simpatizzanti e no che rimproverano al neo Presidente il fatto che per la sua campagna elettorale erano stati utilizzati anche soldi destinati alla famiglia e provenienti dalla messa a posto del cantiere “Porte di Catania”: L’imprenditore Vincenzo Basilotta, anziché metterli nella bacinella della famiglia li buttò nella cassa elettorale. Una devozione che il Lombardo non solo gradiva ma ricompensava, tanto che nelle liste candidò anche il genero di Basilotta che sostenne andando personalmente a Castel di Iudica. Un episodio che Vincenzo Aiello, reggente di tutta la provincia catanese, lamentava con Giovanni Barbagallo ed altri anche perché Basilotta – che in quel particolare momento “era a braccetto col Presidente” – nei suoi confronti era una specie di cavallo imbizzarrito che non rispondeva ai comandi. Forse alla luce della sua amicizia con don Raffaele?

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