21 ottobre 2014

Trasporti, le illegalità diffuse: ecco come si eludono le regole. Calamite, carte autisti ed il caso “San Marco”


21 ottobre 2014 | di Paolo Borrometi 
Calamite nel cronotachigrafo digitale (il dispositivo di controllo che permette di verificare il rispetto dei tempi di guida e di riposo regolamentati da una direttiva europea), carte tachigrafiche le cosiddette “schede autisti” (necessarie agli autisti e alla impresa proprietaria dei mezzi, permette di scaricare e archiviare i dati di viaggio di tutti i veicoli dell’azienda muniti di tachigrafo digitale per consentire i controlli alle autorità competenti in materia di lavoro e sicurezza stradale) mai scaricate dalle ditte, connivenze degli elettrauti che ne hanno fatto un businnes (circa 1.000 euro il costo per l’installazione), Camera di Commercio che rilascia molteplici carte tachigrafiche, senza verificare l’avvenuta distruzione delle altre, contratti “neri” (o quantomeno grigi) per i dipendenti
Autisti che spesso guidano (a noi viene detto “obbligati”) sotto l’effetto di alcol o droga per reggere ritmi di guida che sono fuori dall’ordinario.
Il business dei trasporti in Provincia di Ragusa (mai fare di “tutta l’erba un fascio”, anche se il fenomeno, soprattutto per quanto concerne il trasporto ortofrutticolo sembra avere proporzioni enormi)assume sempre più contorni preoccupanti. Così da un lato si strozza il mercato in termini di libera concorrenza, dall’altro si condizionano i lavoratori, togliendo grandi fette di diritti e di tutele.
E’ questo che emerge, il sistema illegale che si intreccia con quello mafioso ma, per capirlo più nel dettaglio, facciamo un passo indietro.
“SISTEMA DELLA CALAMITA”
calamiteQuello che rinominiamo come “sistema della calamita” (VEDI FOTO) è diffusissimo nelle aziende di trasporti del ragusano (e non solo).
Come funziona? 
Si installa la calamita in grado di staccare il collegamento tra il motore e il cronotachigrafo, il dispositivo presente sui mezzi pesanti che registra le ore di guida e di riposo degli autisti. Con questo marchingegno, il cronotachigrafo rimane bloccato e quindi non registra il numero reale di ore passate alla guida.
Attraverso un pulsante o un telecomando presente nella cabina del camion si attiva o disattiva il dispositivo a seconda delle necessità così, quando si devono “scaricare” le ore di guida effettivamente lavorate (piuttosto che tempi di guida dell’autista o velocità del veicolo), queste saranno manomesse, facendo anche risultare fermo un camion in piena attività.
La calamita accanto o dentro al cronotachigrafo riesce a sabotare completamente il sistema che non comunica più i dati. L’invenzione del “pulsantino” serve per azionare la calamita e decidere, quindi, quando il mezzo debba risultare fermo e quando, invece, il mezzo debba comunicare i dati reali di marcia.
Un “trucco da furbetti” che, va detto, può provocare il malfunzionamento delle centraline elettroniche (freni etc) con risultati drammatici. Alterare il cronotachigrafo significa entrare in una spirale di illeciti amministrativi e penali, creare un cono d’ombra tra quello che dovrebbe essere e quello che si vuole far apparire (o nascondere)
LA “DOPPIA” (O TRIPLA) SCHEDA AUTISTA
E’ un fenomeno in decisa e continua ascesa per il quale molti titolari delle Ditte di autotrasporti invitano i loro dipendenti a recarsi alla Camera di Commercio per, dopo aver dichiarato l’avvenuto smarrimento della “carta” (o scheda) autista originale, farsi rilasciare una nuova scheda (ed in alcuni casi anche la terza o la quarta).
Così avviene che, ad esempio, una azienda con 15 dipendenti abbia 50 schede autista.
E’ facile intuire come avvenga, in questo caso, la truffa: si scaricano le schede alternate così da risultare fermo un dipendente con una scheda ma a lavoro con l’altra.
CONTRATTI DI LAVORO “FANTASMA”
In molti casi, oramai, il Contratto nazionale di Lavoro viene disatteso, specie per ciò che attiene al rispetto della quota di retribuzione giornaliera. Ciò in quanto si spaccia la giornata lavorativa pagata con i minimi tabellari con il pagamento a cottimo, secondo la durata e la distanza del viaggio.
In questo senso si inseriscono anche “sacchi” di mancato controllo da parte dell’INPS per ciò che attiene i regolari versamenti della contribuzione e da parte dell’Ispettorato del lavoro per ciò che riguarda, appunto, il “nero” e il “grigio” lavorativo.
LA TESTIMONIANZA
Un autista ci racconta come “un viaggio per Parigi venga pagato come un viaggio per Napoli” e, peggio ancora, spesso i dipendenti vengono invitati a chiudere gli occhi sul reale carico trasportato, fra melanzane e pomodori.
Trasportare droga? Noi trasportiamo di tutto – racconta il dipendente – ma spesso neanche lo sappiamo. Ce ne rendiamo conto quando, al ritiro della merce, vengono personaggi, diciamo così, particolari…”.
IL CASO DELLA “SAN MARCO”
Episodio “strano” che va raccontato (con carte alla mano e certificati camerali) è che la Ditta “San Marco”, sequestrata e chiusa a fine 2011 e facente riferimento a Raffaele Giudice (pluripregiudicato ed oggi titolare insieme alla compagna della ditta “TUTTO TRASPORTI”) , aveva sede (secondaria – quella principale era a San Donà di Piave VE) in via Leonardo da Vinci 25 a Ragusa. 
Basta fare una banale ricerca di indirizzi “incrociati” per verificare che, in via Leonardo da Vinci n. 25 a Ragusa ci sia, addirittura, la sede dell’INPS.
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