19 ottobre 2014

#Milazzo: Un caso da riaprire. L’omicidio di Angelo Ferro legato alla cattura del boss Nitto Santapaola?



Angelo Ferro

di Nuccio Anselmo 17 ottobre 2014  Messina 

Angelo Ferro aveva 56 anni quando decisero di ammazzarlo. La prima cosa che fece quella mattina, il 27 maggio del ’93, in via Gramsci a Milazzo, di mattina presto, quando capì che era finita, fu quella di proteggere con il corpo sua figlia, che stava accompagnando a scuola come sempre. L’ultimo
gesto d’amore infinito di un padre.

Erano le 8 e 15 della mattina, era sulla sua Fiat Croma, i killer s’affiancarono con la classica moto di grossa cilindrata, spararono diverse volte con una calibro 38, non gli diedero scampo, la figlia ne uscì miracolosamente incolume, terrorizzata, e in un lago di sangue, la macchina senza controllo si fermò sbattendo contro una cancellata, aveva percorso poche centinaia di metri dalla loro casa. 

Milazzo - Marina Garibaldi
Angelo Ferro era un agronomo, era assistente tecnico alla Condotta agraria di Milazzo. Aveva avuto qualche problema con la giustizia, ma roba di poco conto, nel ’93 ormai da molti anni era considerato anche dagli investigatori una persona per bene. L’inchiesta sulla sua esecuzione non portò a nulla, diventò uno dei tanti fascicoli sui casi irrisolti. 

Perché fu ucciso non s’è mai saputo. Almeno fino ad oggi. A quanto pare una delle spiegazioni che all’epoca sussurrò qualche investigatore che vedeva lontano fu proprio quella di legare la morte di Ferro alla cattura del boss etneo Nitto Santapaola, avvenuta il 18 maggio del 1993 a Mazzarrone, nella ormai storica operazione “Luna piena” del Servizio centrale operativo della polizia. 
Il giornalista Beppe Alfano

Era il 18 maggio. A gennaio era stato ucciso Beppe Alfano, il 27 maggio Ferro, a luglio fu trucidato l’editore di “Tele News” Antonio Mazza, la tv dove Alfano lavorava e gridava degli scandali barcellonesi. Tre omicidi e forse una causale. Fino ad oggi nessuno, almeno ufficialmente, aveva legato anche la morte di Ferro alla cattura di Santapaola. 

Il boss Nitto Santapaola
Ma adesso sarebbe stato proprio il boss e pentito Carmelo D’Amico a dare qualche particolare inedito in queste settimane su questa esecuzione ai magistrati della Dda Verzera, Cavallo e Di Giorgio. Ferro, probabilmente per il suo lavoro che lo portava in giro per le campagne e le strade anche fuori provicnia, anche a riprova del fatto che era passato dalla parte giusta, avrebbe fornito una serie di indicazioni util
i agli investigatori della polizia per catturare il boss Santapaola.

Cosa abbia detto D’Amico su questo è ovviamente top secret, ma a quanto pare il nesso Ferro-cattura di Santapaola sarebbe secondo il pentito molto concreto, e l’uccisione del povero agronomo sarebbe stata dettata da cosanostra proprio per dare un segnale forte sulla necessità di mantenere il silenzio su “certe cose”. Un silenzio che a Barcellona Pozzo di Gotto è durato molti, troppi anni, fino a quando il pentimento del boss dei Mazzarroti Carmelo Bisognano ha aperto la strada alle collaborazioni con la giustizia di primo piano, che hanno smantellato la famiglia mafiosa del Longano portando in carcere capi, gregari e fiancheggiatori.

Gazzetta del Sud 
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