11 ottobre 2014

Viaggio dentro il Mercato di Vittoria(RG), fra infiltrazioni mafiose, riciclaggio e irregolarità


di Paolo Borrometi 4 ottobre 2014

Quando sento dire che al Mercato di Vittoria ci sono infiltrazioni mafiose, mi viene da sorridere. Ma è ovvio che sia così. Anzi, dirò di più: neanche si può immaginare quanto denaro venga riciclato dai casalesi o, comunque, da gente mafiosa. Basta fare un giro per più settimane consecutivamente, vi accorgerete la gente che arriva da fuori e capirete”.
A parlare è una persona, una fonte molto attendibile che ci dimostra, con dati e fatti alla mano, quanto ci racconta. Ovviamente tuteleremo in tutto e per tutto la sua identità. Sarà grazie al suo racconto ed all’approfondimento che abbiamo cercato di fare che, in due “puntate”, vi faremo entrare all’interno del Mercato di Vittoriail più grande ed importante del sud Italia. Basti pensare che si estende per circa 250mila metri quadrati, con oltre 70 box operativi, ed è aperto 11 mesi all’anno, con un mese di riposo, per un giro d’affari di 200 miliardi di euro l’anno (Dati estrapolati dal Dossier della Fondazione Cesar per conto della Confederazione Italiana Agricoltori).
Faremo un viaggio fra presunte irregolarità, infiltrazioni, nomi e meccanismi. Ovviamente va detto, per evitare semplici luoghi comuni o strumentalizzazioni, che partiamo dal presupposto che non tutti siano coinvolti e che, anzi, ci siano molti che seriamente svolgono la propria attività.
Ma riprendiamo dalla testimonianza. 
Per quanto riguarda il riciclaggio? Le spiego: se io sono in difficoltà economica e sono un operatore, magari un Commissionario del Mercato di Vittoria, posso tranquillamente chiedere un prestito a certi signori che bazzicano all’interno del Mercato stesso. Loro hanno bisogno di investire il denaro (quindi riciclare), io di coprire buchi. Così se mi danno 100 mila euro, anche se ne perdono 50mila, la restante parte è sempre un guadagno per chi deve ripulire il denaro”. 
E spesso entrano ma non escono più.
Non solo, spesso questi signori, non potendo riprendersi quanto prestato, entrano con fette di proprietà nella società (magari lasciandole ai precedenti proprietari, come prestanome). Così, poco per volta, diventano loro i padroni. Al Mercato di Fanello c’è davvero di tutto, è una zona franca, dove non c’è chi comanda davvero. Anzi, chi comanda c’è, ma non sono certamente le Istituzioni”.
Effettivamente l’ingente impatto economico e le dinamiche sottese al mercato, non possono non interessare la criminalità organizzata che, a più riprese, si è infiltrata tra gli operatori del mercato. E come conferma in diverse relazioni annuali la Direzione Nazionale Antimafia, vi sono potenti collegamenti operativi per il controllo delle attività di autotrasporto su gomma e di confezionamento dei prodotti ortofrutticoli fra soggetti malavitosi legati alle organizzazioni criminali della camorra, ‘ndrangheta e di Cosa Nostra operanti nei mercati ortofrutticoli di Fondi e di Vittoria.
I casalesi e diversi personaggi contigui a ndrangheta, cosa nostra e camorra frequentano Vittoria e il suo Mercato e all’interno della filiera agroalimentare trovano un terreno appetibile dove esercitare i loro poteri criminali drenando risorse o riciclando denaro sporco.
Oltre alle infiltrazioni, tante sono le irregolarità che vedremo: l’imposizione dei prezzi per i prodotti ortofrutticoli, le pesature dei prodotti inferiori a quelle reali, le forme di estorsione indiretta, le intromissioni nell’acquisto dei prodotti (intermediari), la doppia attività, la compravendita dei box, sono una regola assai diffusa e quasi sempre impunita, alla quale l’agricoltore deve sottostare per poter continuare a lavorare e vivere.
In tutto ciò uno dei dati più allarmanti e più critici è il peso assolutamente marginale che hanno i produttori, tutto ciò a svantaggio ovviamente dell’abbattimento dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli  per i consumatori finali.
I COMMISSIONARI
Il Mercato di Vittoria è un mercato alla produzione dove operano, caso unico, 74 commissionari, previsti dal regolamento comunale del che risale al 1971.
Il Commissionario è la figura centrale del mercato ed è un intermediario, un collocatore della merce che guadagna a percentuale, di solito il 10%, ed opera all’intermo della struttura mercatale.
I produttori consegnano al Mercato di Vittoria i propri prodotti non confezionati presso i box dei commissionari, dei commercianti grossisti o delle Cooperative.
Il Commissionario dovrebbe essere interessato in prima persona al raggiungimento del miglior prezzo possibile per il produttore. In realtà, il tradizionale ruolo di intermediazione si è con il tempo confuso, in maniera assolutamente irregolare, con l’attività di acquirente e quindi tesa a comprimere il prezzo di vendita del produttore.
Ciò ha favorito, in parole povere, la cosiddetta “doppia attività”, vietata (ovviamente) dal Regolamento Comunale. 
Secondo la relazione della Guardia di Finanza realizzata nel 2012, “i commissionari che diventano commercianti in doppia attività sono la reale forza del mercato, capaci di esercitare un predominio economico rilevante e tale da imporre le proprie regole avvalendosi della “connivenza” di pubblici ufficiali della Direzione Mercati”.
Insomma, per semplificare, le compiacenze e le connivenze sarebbero state tali e tante da consentire, nel tempo, di penetrare nei meccanismi di controllo e gestione di tutti i settori produttivi (produzione, mediazione, commercio, imballaggio, trasporto) che ruotano intorno al mercato.
LA DEFINIZIONE DEL PREZZO
Il produttore, in pratica, è stato privato della possibilità di operare e si è scontrato, nel tempo, con i commissionari,  finendo per soccombere. I Commissionari così sono diventati illegalmente gli unici a determinare la formazione del prezzo.
DOPPIA ATTIVITA’
Nel 2012, 15 box vennero chiusi per “doppia attività”. In questi casi il produttore normale sarà in una posizione di ulteriore svantaggio in quanto si vedranno applicare un prezziario nei confronti dei prodotti da loro conferiti senza dubbio inferiore a quella che sarebbe la giusta quotazione, in quanto l’intermediario, essendo allo stesso tempo produttore, favorisce in primis la commercializzazione dei propri prodotti che quindi hanno sicura vendita, mentre quelli dei meri produttori sono commercializzati soltanto se i primi non riescono a soddisfare la domanda di mercato del giorno. 
In tale maniera i produttori sono costretti a cedere i loro prodotti sottocosto pur di poterli vendere.
In questo modo il commissionario riesce anche a conquistare ulteriori quote di mercato.
Uno dei metodi usati, ad esempio, è l’intestazione fittizia a persone che materialmente non hanno alcun compito gestionale, determinati soggetti sono pian piano riusciti ad ottenere il controllo della struttura, che in tal modo non si articola più nella gestione in mercato di libera concorrenza di settantaquattro distinti operatori commerciali, ma si riduce a pochi soggetti, che non raggiungerebbero neanche oggi la decina.
Paolo Borrometi

Mercato di Vittoria: trasporti al "limite" del lecito, connivenze e scambio di merci "pericolose"
«A Vittoria nel settore del trasporto della frutta e dei fiori, viene attuato un meccanismo simile a quello di Catania, Gela e Fondi. Anche se in un contesto più fluido, sono i Di Martino ( titolari della Sud Express ndr) a controllare una sorta di agenzia di trasporto (…) I Di Martino si appoggiavano, sotto un profilo criminale, alla Stidda ed anche a Cosa Nostra a seconda di chi in quel periodo aveva più influenza a Vittoria».

11 ottobre 2014

Partiamo da queste parole, pronunziate tempo fa dal collaboratore di giustizia Carmelo Barbieri ai Pubblici Ministeri, affrontando il tema delle trame del mercato della città delle primizie, per concludere la nostra inchiesta giornalistica sul Mercato di Vittoria.
Ancora oggi vi sarebbero rapporti di “pericolosa presenza”, fra le altre cose in alcuni casi predominante, di ditte di autotrasporti, legate (quantomeno in passato), a persone accusate di mafia o direttamente riconducibili a loro.
Parliamo, in particolar modo, della “Di Martino”, citata dal Barbieri, con sede a Vittoria e che ha come amministratore unico Matteo Di Martino, (già tratto in arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso).
Poi ci riferiamo alla “Tutto Trasporti srl” con sede (anch’essa) a Vittoria, di cui è amministratore unico la catanese Febronia Auteri, convivente e socia del pluripregiudicato comisano Raffaele Giudice.Giudice è stato ritenuto all’interno nel clan mafioso “Carbonaro – Dominante”.
Non bastasse ciò, il Tribunale di Catania lo ha chiamato in causa nell’operazione antimafia denominata “Piazza Pulita” e “Machete”.
Altra società è la “Gatto Trasporti srl” con sede a Vittoria, il cui legale rappresentante è Sebastiano Gatto ed il socio, Fabio Gatto, ha precedenti con la giustizia.
Abbiamo chiesto a Lorenzo Diana, chiamato al Mercato di Napoli per stroncare la storica presenza dei clan nel polo agroalimentare campano. Di lui Saviano ha scritto che è un eroe della lotta alla mafia. Vive sotto scorta dopo che i casalesi hanno detto di volerlo fare saltare in aria.
“Purtroppo nel campo dei trasporti ci sono enormi problemi. Poche ditte che si sono accaparrate il trasporto più rilevante delle merci ed impongono prezzi, dettano legge. Non è neanche difficile vedere, basta capire a chi appartengano queste ditte, un’indagine abbastanza focalizzata su alcune realtà. Risalire a chi facciano riferimento a persone mafiose, condannate o indagate”.
Cosa accade inoltre? Che chi effettua i trasporti, spesso – come raccontano gli stessi operatori -trattengono una provvigione che supera il 20% e che diventa, in molti casi, una vera e propria tangente.
Con Diana ritorniamo sul tema della illegalità nei Mercati, chiedendo di eventuali collegamenti (illeciti) fra Vittoria e Fondi
Il collegamento fra i due mercati oramai è certo, portato alla luce dalla inchiesta della Dda di Napoli. Un patto fra i Corleonesi che fornivano le merci ai mercati ed i Casalesi che invece si accaparrava il trasporto delle merci
Oggi purtroppo c’è una sottovalutazione diffusa, essa è culturale, sociale e politica. L’agroalimentare è un settore importante e spesso ci hanno pensato capitali di origine illegale ad inserirsi in questo settore. A ciò si aggiunge il fatto che le merci agricole viaggiano su gomma ed il trasporto comporta migliaia di Tir che viaggiano sulle strade ed in ciò, per evitare anche viaggi a vuoto, spesso trasportano sostanze stupefacenti e talvolta anche altro, come le armi. Insieme a melanzane, portano droga ed armi”.
Lorenzo Diana lancia un altro allarme relativamente a Vittoria: lo scambio di merci con la “terra dei fuochi”.
“Soprattutto dopo la polemica sulla terra dei fuochi, i prodotti campani sono stati svenduti e fatti girare con i marchi di atre società, di altre regioni. Per cui il prodotto campano acquistato sottocosto, è stato venduto come prodotto di altre regioni. Ad esempio accade che il prodotto campano viene inviato in Sicilia, convenzionato per poi magari ritornare o venduto lì. Quindi c’è uno scambio di servizio, trasporto ed integrazione delle produzioni”.
A chi combatte le presenze mafiose in un Mercato così difficile come quello di Napoli, l’ultima domanda non può che essere sulla figura tanto discussa dei Commissionari.
La figura di Commissionario è una specie di pedaggio antiquato che si paga. Una struttura arcaica. Ci sarebbe bisogno – commenta Lorenzo Diana – di accorciare le distanze tra la produzione e la vendita. Il Commissionario incassa troppo spesso percentuali non sempre regolamentate, che vanno dall’8 al 12 per cento, ed hanno un potere ben maggiore perché non sempre il coltivatore assiste alla vendita e l’affida al Commissionario che decide vita e morte della merce, del prodotto. Talvolta siamo anche a ben altre percentuali, perché è il Commissionario che decide di vendere, svendere o deperire la merce. A Napoli abbiamo combattuto questa figura, abbiamo fatto vedere l’azione dello Stato. In altri mercati, come Vittoria, purtroppo non è stata fatta un’adeguata azione. Bisogna non cedere ai ricatti dei Commissionari, per dare più forza ai produttori”.
Va detto, infine, che qualcosa nell’ultimo periodo è stata fatta, come richiedere i certificati antimafia a chi ha attività all’interno. Così come, ovviamente, quando si parla di illeciti e/o presenza, si devono fare le dovute eccezioni, di tanti operatori onesti che quotidianamente si adoperano nella legalità.
Anche di questo, la classe politica sarà chiamata a discutere, e a decidere, al più presto, quando si tratterà di approvare il nuovo regolamento di mercato. Un regolamento sollecitato da più parti, compreso l’allora comandante provinciale della Guardia di Finanza Francesco Fallica, ma ancora, a distanza di due anni, non licenziato, e neppure iniziato a discutere, dal Consiglio Comunale.
Due questioni su tutte: se sia opportuno consentire ai commissionari di continuare a svolgere attività multiplese, a garanzia della trasparenza e delle presenze e degli accessi al mercato, si possano predisporre sistemi che  consentano di procedere alla tracciatura di tutte le imprese operanti nell’indotto, dal trasporto al condizionamento, agli altri servizi, subordinando il mantenimento delle concessioni alla esibizione dei contratti e dei pagamenti, e, magari, richiedendo a tutti i soggetti e le imprese che, a vario titolo, accedano o operino nella struttura di documentare il possesso e il mantenimento degli stessi requisiti morali e di ordine pubblico che nel 2013, prima volta dal 1971, su proposta dell’attuale assessore alla Trasparenza Piero Gurrieri, sono stati richiesti a tutti i titolari dei box per ottenere il rinnovo. 
Una “lotta” che va fatta. Chi ci sta? 

Paolo Borrometi

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