12 novembre 2014

Convegno: Milazzo-Valle del Mela: un'insostenibile idea di sviluppo. Scenari di riconversione

Il comunicato stampa dell'Associazione Antimafie Rita Atria sul convegno di giorno 13 novembre 2014 sulle problematiche ambientali della Valle del Mela.

Il 13 novembre 2014, si terrà a Milazzo il convegno “Milazzo-Valle del Mela, un’insostenibile idea di sviluppo. Scenari di riconversione” promosso e organizzato dall’Associazione Antimafie Rita Atria, con la collaborazione di Zero Waste Sicilia, per stimolare il dibattito su una possibile alternativa economica all’industria pesante e inquinante. Un tentativo innovativo e coraggioso, ponendosi infatti come obiettivo l’unione di intenti nella tutela dell’ambiente e della salute rivolgendosi ai cittadini di tutta la valle del Mela e non solo di Milazzo.

Uno degli obiettivi principali dell’Associazione Antimafie Rita Atria è la sensibilizzazione riguardo alla riconversione industriale e culturale. Il convegno solleverà la delicata questione sulle alternative all’industria pesante. Per questo motivo questa e le altre iniziative che seguiranno saranno tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica ponendo come nodo centrale della propria attività il superamento dell’insostenibile scelta di sviluppo industriale imboccata 60 anni fa, causa del degrado sociale ed economico della nostra città, colpita oltre che dal punto di vista sanitario anche sotto l’aspetto economico.

Il convegno non vuole essere la panacea dei mali di Milazzo e del suo comprensorio, ma un primo passo dei cittadini che pretendono un futuro migliore e diverso; un futuro che contempli la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e della salute. Se noi cittadini siamo riusciti ad organizzare questo convegno, che è un piccolo contributo, ci chiediamo cosa potrebbero fare i nostri amministratori che amano, o dovrebbero amare, questa città, questo territorio, almeno tanto quanto noi.

L’associazione Antimafie Rita Atria, in collaborazione con le associazioni ambientaliste che vorranno condividerli, si fa promotrice dei seguenti principi:

1. Impossibilità del raggiungimento dell’ecocompatibilità dell’attuale industria petrolchimica, sia attraverso ammodernamento degli impianti sia mediante il rispetto dei limiti di legge (legislazione incerta e approssimativa in materia ambientale);

2. Applicazione del principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche, poiché la tutela della salute non viene garantita tramite il semplice controllo degli inquinanti;

3. Risarcimento dei danni arrecati alla salute della popolazione e dei danni materiali;

4. Superamento dell’attuale scenario industriale con programmazione di alternative economiche diversificate che tengano conto delle reali vocazioni del territorio (agricoltura e turismo di qualità);

5. Chiusura dei distretti inquinanti dell’area industriale e riconversione con bonifica delle aree contaminate;

6. Posizione critica e di interlocuzione nei confronti della classe politica e degli enti preposti alla tutela della salute pubblica.

A questi obiettivi se ne affiancano di nuovi. L’Associazione Antimafie Rita Atria si è unita alla battaglia contro discariche e inceneritori per una gestione virtuosa dei rifiuti con Zero Waste Sicilia, e si fa inoltre promotrice di una produzione energetica pulita che utilizzi le fonti rinnovabili in maniera razionale. Rigettiamo, dunque, con forza la produzione di energia mediante impiego del CSS e la sempre più crescente ideologia pro-termovalorizzatori.

Un’ideologia che non racconta tutta la verità rispetto ai danni provocati alla salute e che non tiene conto delle leggi della natura. La legge della conservazione della massa è una legge fisica della meccanica classica, che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Quindi se bruci una tonnellata di rifiuti (altro non è il CSS), una quota (fino a un terzo) ti resta in ceneri da smaltire in discariche di servizio, una quota (per la pulizia degli impianti) va in liquidi e quindi nel ciclo idrico, una quota è trattenuta dai filtri. E il resto non sparisce. Non si distrugge. Semplicemente vola via. Piccole (nano) particelle che prima o poi te le ritrovi nell’insalata o nel latte, anche materno. Nanopolveri di dimensioni infinitesimali e nocive che spesso sono composte da cromo, cadmio, nichel, arsenico, mercurio. Decine di studi indicano chiaramente l’incremento di tumori nei pressi degli inceneritori. Ma gli inceneritori s’hanno da fare, dice il decreto Sblocca-Italia, per “Superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme e
uropee di settore”.

Ma ce lo chiede l’Europa di incenerire? No, perché non esiste alcuna Direttiva europea che ci obblighi ad incenerire una quota dei nostri rifiuti. Abbiamo davanti un vero e proprio banco di prova per chi si dichiara ambientalista. Da una parte ci saranno i sostenitori del partito degli inceneritori, delle emissioni, della crescita “costi quel che costi”: esecutori degli interessi di lobbies, profittatori di ciò che appartiene a tutti.
Dall’altra parte ci saranno le forze che non accettano né mai accetteranno che ambiente, salute e beni comuni siano sacrificati insieme agli altri diritti dei cittadini per soddisfare l’avidità di poche persone, di pochi gruppi di potere. 
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