10 novembre 2014

L’affare del Gas in provincia di Messina, Sicilia (e non solo): le società, i nomi, gli interessi della mafia da Ciancimino in poi…


10 novembre 2014 di Paolo Borrometi

C’era una volta Vito Ciancimino ed il suo impero finanziario, mai ritrovato sino in fondo e gli interessi, enormi, nel settore del gas.
Così, dopo una attenta indagine condotta in prima persona dal sostituto procuratore Dario Scaletta del Tribunale di Palermo, si vennero a scoprire gli intrecci mafiosi (siciliani e non) relativi al comparto del gas.
Tutto parte dal “Gruppo gas” di Palermo poi passato agli spagnoli della Gas natural“, che non hanno mai troncato i rapporti con la Sicilia.
Ed è proprio nel 2002 che la “Gas Natural International SDG S.A.” aveva avviato le trattative per l’acquisto del “gruppo gas” e – come risulta dalla indagine palermitana – i vertici erano al corrente di chi fosse il reale responsabile del gruppo, cioè Massimo Ciancimino (figlio di Vito). 
Il giorno prima della vendita, infatti (12 gennaio 2004), venne intercettata una telefonata tra Massimo Ciancimino ed il tributarista Gianni Lapis, nella quale Lapis invitava Ciancimino a farsi direttamente promotore di alcune istanze relative al prezzo di vendita con “il loro amministratore, quello spagnolo” e Cinacimino lo rassicurava: “eh va bene io questo lo faccio presente, non a lui ma a chi per lui”.
Le trattative che portarono alla cessione ed alla vendita furono seguite direttamente da Monia Brancato, figlio di Enzo Brancato (morto nel 2002), prestanome di don Vito Ciancimino, insieme a Lapis e Ghiron
Monia Brancato rimarrà all’interno del consiglio di amministrazione della “Gas natural” fino al 2005. L’anno precedente, risulta dalle investigazioni, aveva iniziato una relazione con l’avvocato Julio Quintas Casellas, anche lui componente del cda della società. 
E, va ricordato, come Ezio Brancatola moglie Maria D’Anna, le figlie Monia ed Antonella Bracato, il cognato Giuseppe Italiano “sono stati parte attiva – scrivono i giudici – del processo imprenditoriale che ha portato alla realizzazione della rete di metanizzazione in Sicilia, rappresentando nel contempo interessi di natura mafiosa”.
Tramite questi contatti la società spagnola “Gas Natural International SDG S.A.” avrebbe acquisito un ruolo strategico in Sicilia, ma anche in Calabria ed in Puglia
La società spagnola avrebbe stipulato tramite la “Nettis Impianti Spa” contratti con la società “Euroimpianti Plus Srl” dei Fratelli Cavallotti (Vincenzo, Gaetano e Vito Cavallotti). 
E i Cavallotti, legati alla società di Alfredo Curatola (la “Crm”), sono stati in passato imputati e assolti per mafia, ma non hanno evitato la misura di prevenzione personale per le loro (presunte, stando a quanto afferma il Tribunale di Palermo) frequentazioni con personaggi vicini al super boss Bernardo Provenzano
Nel provvedimento vengono indicati come «agevolati dagli organi della “Gas Natural”» che ha affidato alla “Tecno Met”, dei parenti dei Cavallotti, gli incarichi che prima affidava a un’altra società. 
Tanto che i magistrati di Palermo scrivono che “tanto la “Tecno MET Srl”, quanto la “Energy Service Srl” erano di proprietà di parenti in linea retta ed affini dei Cavallotti”. 
La “Tecno Met” di Giovanni Mazzola, Margherita Mazzola ed Emanuela Mazzola, nipoti dei fratelli Cavallotti.
Lo stesso Curatola, infine, ha dichiarato che i rapporti con i Cavallotti risalgono agli anni Novanta. 
Basti pensare che la “Gas Natural Italia” avrebbe stipulato, negli anni 2004 – 2013, 46 contratti (sotto soglia) e ben 31 sarebbero riconducibili o contigue ad imprese della criminalità organizzata siciliana e calabrese.
I NOMI DELLE DITTE:
Tra queste: la CO.B.I.FUR. Srl di Furnari, i cui soci erano Santi Bonanno, tratto in arresto nel 2008 e nel 2013 per associazione mafiosa; la ditta individuale “Vasta Filippo” che venne arrestato nel 2005 per associazione mafiosa dal Tribunale di Caltanissetta; l’impresa “Di Marco Srl”, che annoverava tra i soci Dante Di Marco già amministratore della “Marsica Plastica Srl”, in parte confiscata dal Tribunale de “L’Aquila” nel 2011 perché riconducibile sempre a Vito e Massimo Ciancimino e nella quale avevano interessi Gianni Lapis, Luigi Italiano, Giuseppe Italiano, Roberto Mangano (ex avvocato di Massimo Ciancimino); la “Edil Pro Srl” partecipata da Giusto Polizzi e dalla moglie Rosaria Aloisi, figlia di Rosario Aloisi di Misilmeri e con precedenti sempre di associazione mafiosa e vicino a Bernardo Provenzano; la “O.S.T.I. di Uricolo Vincenzo”, con precedenti per ricettazione, turbativa d’asta, etc.; la “Euro Impianti Plus” e la “Tecno MET Srl” di Giovanni Mazzola, Margherita Mazzola ed Emanuela Mazzola, nipoti dei fratelli Cavallotti; la “Alfa Uno di Modafferi Antonia” coniugata con Santo Micalizzi, già ritenuto vicino alla cosca di Melito Porto Salvo e che ha avuto subappalti con le aziende dei Cavallotti; la “Metangas di Viro Nicolò” tra i dipendenti Rosolino La Rosa e Giovanni Cavallotti; la “IC Servizi Srl” rappresentante legale Salvatore Matteo Cannella; la “DEMOTER Spa” che annovera tra i soci Carlo Borella, indagato a Messina per favoreggiamento. La stessa “DEMORDER Spa” è stata oggetto di interdiceva antimafia dalla Prefettura di Messina. 
Già il 19 maggio del 2014 il Tribunale di Palermo ha disposto l’amministrazione giudiziaria per sei mesi nei confronti di “Gas Natural Distribuzione Italia spa” e di “Gas Natural Vendita Italia spa“. Analogo provvedimento per la “Crm” di Alfredo Curatola, azienda di acquedotti, gasdotti e oleodotti.
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