29 dicembre 2014

Mafia Barcellonese (ME), Il pentimento di Nunziato Siracusa: “Un abile killer” con interessi imprenditoriali. Il ruolo nel clan dei “Barcellonesi”

Nunziato Siracusa
29 dicembre 2014 di LEONARDO ORLANDO – Gazzetta del Sud. 

Il pentimento di Nunziato Siracusa, 44 anni, riconosciuto con le motivazioni della sentenza di “Mare nostrum” affiliato al “gruppo Barcellonese” unitamente a Giuseppe Gullotti, Salvatore “Sam” Di Salvo, Giovanni Rao e agli ex cognati Salvatore e Domenico Ofria, potrebbe portare, oltre a nuove verità sui più efferati delitti di mafia che hanno insanguinato il territorio, anche aspetti inediti sugli interessi mafiosi manifestati in alcune importanti iniziative imprenditoriali realizzate a Portorosa.(ME)

A parlare per primo di Siracusa, luogotenente del temibile Mimmo Tramontana, era stato il collaboratore di giustizia Giuseppe Cipriano, che aveva accusato il boss di Terme Vigliatore “di essersi dapprima affiliato al clan del “chiofaliani” e poi passato al gruppo dei “barcellonesi” nel 1989″. Nella motivazione della sentenza “Mare nostrum” viene riportato uno stralcio delle dichiarazioni rese dallo stesso Giuseppe Cipriano che lo indica quale “abile killer e personaggio utilizzato per il trasferimento di armi nei posti dove il gruppo Chiofalo doveva operare azioni di fuoco”

Dopo la morte di Francesco Siracusa, “leader del loro gruppo”, Nunziato Siracusa era passato al gruppo avversario dei “Barcellonesi”. E in questo gruppo avrebbe subito soprattutto l’influenza di Mimmo Tramontana che ordinava omicidi che Siracusa avrebbe commesso senza mai contraddire il suo mentore. Tra questi il duplice omicidio di due giovani sospettati di aver commesso un furto. Si tratta dell’uccisione del pastore Carmelo Valenti, genero di Carabbedda, il vecchio capobastone di Terme e Mazzarrà, il cui cadavere è stato ritrovato il 16 dicembre del 1994 nei pressi del ponte Cicero e di un altro giovane, il manovale Giuseppe Munafò, il cui cadavere era stato rinvenuto il precedente 13 dicembre a Bazia di Furnari

Valenti e Munafò sarebbero stati uccisi perché accusati di un furto ai danni della casa del nonno di Nunziato Siracusa che in realtà, come racconta il pentito Santo Gullo, non avevano commesso perché a rubare nella casa dell’anziano erano stati lo stesso Gullo e Siracusa, quest’ultimo nipote della vittima. I due giovani invece furono uccisi con ferocia, pur essendo i sicari consapevoli della loro innocenza. “L’omicido – racconta Gullo – fu commesso da me e da Nunziato Siracusa. Incontrammo i due ragazzi nel fiume, nei pressi della stalla di Giuseppe Trifirò nel torrente San Biagio, e siccome eravamo armati gli sparammo subito uccidendoli entrambi, anche se uno dei due provò a fuggire venendo anch’egli ucciso nei pressi di una stalla. 

Successivamente – rivela Gullo – è giunto Giovanni Perdichizzi (ucciso a sua volta dai “Barcellonesi” la sera di Capodanno del 2013 nel quartiere di Sant’Antonino a Barcellona, ndr) che assieme a Siracusa hanno provveduto a rimuovere i cadaveri ed a bruciarli”. 

Non sarebbero comunque gli unici omicidi commessi dal nuovo pentito. Siracusa non sarebbe rimasto estraneo – così come documentato nel corso delle indagini per l’operazione Vivaio – nemmeno agli interessi economici che nel tempo si sono sviluppati a Portorosa. Siracusa avrebbe avuto interessi che si sarebbero manifestati attraverso il padre della nuova moglie sposata in carcere il 26 luglio del 2006. 
A provare gli interessi del boss sulla fornitura del calcestruzzo sarebbe stata persino una intercettazione registrata nel carcere di Gazzi in data 20 marzo 2007, durante un colloquio che Siracusa aveva avuto con la nuova moglie. I successivi accertament
i consentirono di appurare che il suocero del boss aveva fornito il calcestruzzo. Fornitura che poi cessò in favore di altro imprenditore a causa della scarsa qualità del prodotto.

L’ascesa di un capomafia. 
Avrà molte cose da raccontare Nunziato Siracusa, quarantaquattrenne boss di Terme Vigliatore, ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Le sue dichiarazioni squarceranno il velo non tanto su episodi non noti, quanto sull’esigenza di acquisire riscontri preziosi e definitivi su dinamiche dei clan barcellonesi, fatti di sangue e giri di affari. Non ha retto alla detenzione carceraria Siracusa, ad uno stato che si sarebbe protratto nel tempo senza conoscere il punto d’approdo. Da qui la decisione di compiere il gran salto. La notizia era nell’aria da tempo; da ultimo il trasferimento in sede segreta e sicura dei familiari. Riempiti i primi verbali da parte del neopentito.
Gazzetta del Sud
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