28 gennaio 2015

Caso Nania, Sonia Alfano rivela: “Mio padre aveva capito tutto”

Nania
La figlia del giornalista assassinato a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio del 1993: “Se le accuse di D’Amico dovessero trovare riscontro significherebbe che chi ha ricoperto una delle più alte cariche dello Stato è il capo della massoneria deviata. Una sorta di rapporto Stato mafia ante litteram”. Poi l’annuncio: “Scriverò al procuratore nazionale antimafia per chiedere nuove indagini” 

28 gennaio 2015 

Un Mister X al vertice di una loggia massonica occulta attiva tra la Sicilia e la Calabria. Un’eminenza grigia in contatto con boss mafiosi coinvolti nelle stragi, come Giuseppe Gullotti, e uomini considerati ” la cinghia di trasmissione” tra Cosa Nostra e pezzi dei servizi, come l’avvocato Rosario Cattafi. Quel Mister X da ieri ha un nome: quello dell’ex vice presidente del Senato Domenico Nania, accusato pubblicamente in aula dal pentito Carmelo D’Amico, che ha deposto al processo d’appello Gotha 3: imputato c’è lo stesBeppe Alfano, il giornalista assassinato a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993. 
so Cattafi. “Non sono per niente stupita delle rivelazioni di D’Amico” era stato il commento a caldo di Sonia Alfano, ex europarlamentare di Italia dei Valori, presidente dell’associazione familiari vittime di mafia (parte civile nel processo) e figlia di

- Alfano, come mai non è stupita dalle gravissime accuse di D’Amico? “Non mi ha stupito perché i modi di fare politica di Nania erano già oggetto di critica da parte di mio padre”. 

- Che tipo di critiche? “Per esempio una certa gestione del consenso. Lo stesso Nania ha dichiarato che non gli interessava da dove arrivassero i voti. Ma anche il fatto che non faceva nulla per il suo territorio. In più si era rifiutato di depositare interrogazioni parlamentari sulle truffe all’Unione Europea. Mio padre fu costretto a rivolgersi a Tano Grasso. 

Alfano
 -Anche tuo padre, però, era stato un esponente della destra a Barcellona, proprio come Nania. “Ma i loro rapporti erano molto critici. Nel 1985 il Movimento Sociale Italiano decise di candidare Giuseppe Gullotti al consiglio comunale: mio padre si oppose fermamente. Il risultato fu che Gullotti non venne poi candidato, ma mio padre venne cacciato dal partito, per volere diretto di Nania. 

-Le accuse ripetute in aula dal pentito Carmelo D’Amico sono nette: l’ex deputato del Pdl sarebbe al vertice di una loggia massonica occulta. Si tratta di un ex vice presidente del Senato: quanto sono gravi affermazioni simili? “Sono sicuramente affermazioni gravissime quelle di D’Amico. Se dovessero avere riscontro da parte degli organi inquirenti, sarebbe devastante. Significa che chi ha ricoperto una delle più alte cariche dello Stato era il capo di questa loggia attiva non solo in Sicilia, ma come ha detto D’Amico, anche in Calabria. Dovremmo farci i conti tutti quanti. 

-D’Amico mette in relazione Nania con Cattafi, oggi condannato in primo grado per associazione mafiosa. “Cattafi era uno di Cosa Nostra, Nania era uno della massoneria: sembra quasi un rapporto Stato mafia ante litteram. Le dichiarazioni di D’Amico confermano ancora una volta che Barcellona non è un semplice paesone di provincia. Ma che gli esponenti del sistema criminale di Barcellona sono sempre stati centrali e funzionale delle attività criminali nazionali. 

- L’ex sottosegretario Nania ha una condanna in via definitiva per violenze: risale a fatti del 1968, scontri tra studenti di opposte ideologie politiche. In quegli anni anche Cattafi e il boss mafioso Rampulla risultano attivi in ambienti di estrema destra: che clima c’era a Messina in quegli anni? Anche tuo padre conobbe quei soggetti all’epoca? “Si conoscevano tutti all’epoca. Anche mio padre li conosceva tutti. Ma quando capì la deriva di Ordine Nuovo e di questi soggetti, se ne andò in Trentino. Loro invece rimasero qui. E fecero carriera. Quello stesso sistema di conoscenze e amicizie è oggi storia nelle aule di giustizia italiane: ha creato le fondamenta del sistema criminale italiano. 

-D’Amico dice anche che Nania era amico Gullotti, accusato da Brusca di aver fornito il telecomando usato per la strage di Capaci. C’è la massoneria dietro le stragi del 1992? 
“Questo non lo posso certo dire. E’ un fatto che, alla data dell’omicidio di mio padre, sia Nania che Gullotti risultavano iscritti alla Corda Fratres

-D’Amico parla di una loggia occulta… 
“Si, ma non penso c’entri la Corda Fratres. O meglio: in quella loggia non ci sono solo alcuni iscritti alla Corda Fratres. Mio padre era convinto che una loggia massonica si riunisse tutti i venerdì sera dopo le 22 nei pressi di casa mia a Barcellona. Mio padre è morto idi venerdì sera dopo le 22. Sono convinto che vide appartenenti a quella loggia arrivare all’appuntamento. Una volta lo sorpresi che guardava già nella piazzetta, dalla finestra, con un binocolo. Accesi la luce, mi disse: che stai facendo? E’ un fatto che Santapaola fosse latitante a casa di Sam Di Salvo, a venti metri da casa mia. 

-Dalle dichiarazioni di D’Amico emerge un sistema fatto di massoneria, politici, pezzi dei servizi e boss di Cosa Nostra: Messina è ancora un verminaio? 
“E’ molto di più di quello che era prima: è più complessa, più difficile da decriptare. Ma oggi, però, c’è anche una buona parte della società civile che si ribella. Saro Cattafi era considerato uno stimatissimo avvocato, un signore per bene fino a poco tempo fa. Eppure è stato arrestato nell’inchiesta sull’autoparco di Milano più di vent’anni fa: come mai nessuno se n’era accorto? 
Di Maggio - Cassata

-Pensi che il pentito D’Amico possa dare elementi rilevanti per riaprire l’inchiesta sull’omicidio di tuo padre? Da alcune indiscrezioni sembra che abbia parlato di killer diversi da quelli condannati in via definitiva. “Io me lo auguro, anche se ci sono già impulsi investigativi di un certo livello, che non vengono ancora approfonditi da nessuna procura. 

Ovvero? 
Mi chiedo perché ancora oggi nessuna procura ha indagato sulla riunione del 27 febbraio 1993, durante la quale il generale Mario Mori, il magistrato Francesco Di Maggio e il pm Olindo Canali parlarono dell’omicidio di mio padre. Perché le procure di Palermo e Messina non approfondiscono quest’aspetto? Io scriverò al procuratore nazionale antimafia per chiedere nuove indagini. [fonte]
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