9 gennaio 2015

C’era una volta… la Principessa del MUOS…


venerdì 9 gennaio 2015 di Antonio Mazzeo 

Tutto in soli otto giorni. Giorni che hanno segnato la storia della Sicilia. 
Che ne hanno ferito inesorabilmente l’anima e il territorio, che l’hanno sacrificata all’altare della guerra planetaria, ipermoderna e disumanizzata. Dal 19 al 26 luglio 2010, gli otto giorni - domenica inclusa – che bastarono a un’ingegnera palermitana di nobili origini a redigere una relazione sui “possibili effetti sulla popolazione e sulle biocenosi, con particolare riferimento all’avifauna, del sistema MUOS della Marina Militare Americana, nel sito di Caltanissetta” e produrre una “proposta di Piano di monitoraggio e delle misure di mitigazione per salvaguardare popolazione e avifauna stanziale e migratoria”. Centinaia e centinaia di pagine da sfogliare e valutare, codici e formule matematiche da decifrare, le potenze e le proiezioni dei fasci elettromagnetici da calcolare, le mappe di una delle più importanti riserve naturali del Mediterraneo da rileggere e reinterpretare. Nella torrida estate siciliana, la professoressa Patrizia Livreri, docente della Facoltà d’Ingegneria di Palermo riuscì a portare felicemente a termine l’incarico nei tempi record fissati da URS Italia, un’azienda privata di Milano contrattata ad hoc dal Comando di US Navy preposto alla progettazione e alla realizzazione del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari. 

Il fatto che bastarono otto giorni per analizzare le caratteristiche tecniche del MUOS e i suoi effetti sulla salute dell’uomo, della flora e della fauna di Niscemi è stato certificato il 26 luglio 2014 dalla stessa Livreri nel curriculum vitae prodotto su carta intesta del DEIM – Dipartimento di Energia, Ingegneria dell’informazione e Modelli matematici dell’Università degli Studi di Palermo. Il responso degli studi fu inequivocabile: le enormi parabole satellitari del MUOS sono del tutto innocue e l’installazione di uno dei quattro terminali terresti all’interno della sughereta di Niscemi, sito d’importanza comunitaria, non potrà che avere effetti migliorativi sull’ambiente e il territorio. Conclusioni rigirate alla Regione Siciliana e che convinsero l’allora governatore dell’Isola, l’on. Raffaele Lombardo, ad autorizzare i lavori di costruzione dell’impianto di telecomunicazioni satellitari. 


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