29 gennaio 2015

D'Amico: Nania a capo di una loggia occulta - Al processo "Gotha 3" collaboratore di giustizia alza il tiro

L'ex vice presidente del Senato Nania


L'ex boss dell'ala militare di Cosa nostra del Longano in aula si limita a parlare di "ruoli di vertice"

28 gennaio 2015 di Nuccio Anselmo

C'era "una loggia massonica occulta operante in tutta la Sicilia e in Calabria... ai vertici c'erano Saro Cattafi e il senatore Nania". Eccolo il "mister x" dei verbali secretati del pentito Carmelo D'Amico, che ha sciolto il segreto in aula ieri mattina mentre deponeva in videoconferenza al processo d'appello "Gotha 3" sui vertici di Cosa nostra barcellonese. Processo che vede tra gli imputati anche l'avvocato Rosario Cattafi.

Il nome dell'ex vice presidente del Senato ed esponente di punta per anni di Alleanza nazionale Domenico Nania, barcellonese, è rimasto come "in sospeso" per una decina di minuti, prima di deflagrare in quell'aula al secondo piano del Palazzo di giustizia. D'Amico, mentre parlava da un quarto d'ora sul suo passato di omicidi ed estorsioni, è arrivato a dire solo "senatore". Poi s'è fermato. Giusto il tempo che il pm Vito Di Giorgio ricordasse che quel nome era stato in precedenza "omissato", e poi che gli avvocati di Cattafi, Salvatore Silvestro e Giovanbattista Freni, si opponessero al silenzio: perchè così "...si limita il diritto di difesa".
Carmelo D'Amico

Poi è intervenuto il presidente della Corte d'Appello, Francesco Tripodi, con una domanda precisa: "Signor D'Amico, ci dice se intende fare il nome di questo senatore". E D'Amico lo ha fatto. Chiaro e tondo: "...il Senatore è l'ex vice presidente del Senato, il senatore Nania". 

Un nome molto eccellente scandito nel silenzio improvviso in cui è piombata l'aula. Secondo D'Amico "...Nania aveva buoni rapporti con Giuseppe Gullotti", e "...a Barcellona non ha mai avuto problemi". 

Ma ha detto di più D'Amico, nel corso dell'udienza di ieri. Ha per esempio affinato i contorni di questa "loggia occulta" che aveva campo libero su Sicilia e Calabria, mentre rispondeva alle domande di uno degli avvocati di parte civile, Fabio Repici. Ha parlato anche della composizione, per includervi "politici, mafiosi e anche ...altri soggetti", ha detto che ne facevano parte "...avvocati, medici... e quant'altro".

Ma non ha fatto altri nomi, s'è forse trattenuto perchè perchè immagina, o sa, che c'è qualcosa in corso, per esempio un'attività di riscontro ai suoi verbali ancora molto inediti da parte della Dda di Messina, com'è facile immaginare. Una puntata ancora tutta da scoprire. Da chi ha appreso questa clamorosa circostanza il pentito, che è stato capo dell'ala militare di Cosa nostra barcellonese, e che ad un certo punto ebbe la forza con il suo gruppo potente di killer di dettare le "nuove regole" anche ai padrini della mafia tradizionale, come Giovanni Rao e Salvatore "Sem" Di Salvo, chiedendo, e ottenendo, più "rispetto" e più denaro?

Il collaboratore ha descritto tutto: contesto, periodo e definizioni adoperate. Era l'estate del 1993, dopo la cattura del boss Nitto Santapaola, "...eravamo in ferie con le famiglie a Marchesana, io Sem Di Salvo, in due villette di Aurelio Salvo".
Rosario Cattafi

Fu lì, in quel contesto che D'Amico chiese a Di Salvo per l'ennesima volta di capire meglio ruolo e retroterra dell'avvocato barcellonese Rosario Cattafi, che qualche tempo prima gli era stato presentato dal boss Giuseppe Gullotti "come un amico nostro". Non capiva soprattutto perchè tempo prima Gullotti e Di Salvo gli avevano ordinato di pedinarlo e d'ucciderlo perchè ritenuto "traditore" di Santapaola e artefice della sua cattura, e poi tutto era rientrato.

Santapaola
E fu lì, a Marchesana, in un bar, mentre prendevano il caffè, d'estate, che Di Salvo gli disse chi era Cattafi, "...uomo d'onore fatto da Nitto Santapaola" e cosa era quella "loggia massonica occulta", che avrebbe fatto per anni da camera di compensazione per i più svariati interessi, cenacolo di confluenza degli appetiti politici, di carriera e criminali solo di una ristretta cerchia di "eletti".

E mentre il pm Vito Di Giorgio l'incalzava con le domande, poi lo ha fatto anche il pm Angelo Cavallo per l'estorsione alla "Co.ge.ca.", non s'è scomposto più di tanto e ha proseguito a dire la sua "verità": quello che gli ha riferito nell'estate del '93 sulla loggia e i suoi vertici, Di Salvo lo aveva a sua volta appreso da Giuseppe Gullotti, perchè per un lungo periodo "...Di Salvo era l'autista di Giuseppe Gullotti". 

Ha detto tanto altro D'Amico, tra nomi noti e meno noti. Per esempio che della "loggia massonica coperta" ne ha parlato al "41bis" con il boss Antonino Rotolo durante "la socialità". Oppure che ha fatto "affari illeciti" con "tale Felice Spinella" che vive in Francia e "ogni tanto scende qua a Barcellona". 

Oppure che l'ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona Maurizio Marchetta, in quaota An, "ne faceva parte" di Cosa nostra barcellonese. O ancora che "Ciccino Cambria era il nostro cassiere". E il 26 febbraio si ricomincia. 

GAZZETTA DEL SUD 
Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.