28 gennaio 2015

Messina, pentito D'Amico in aula: “L’ex vice presidente del Senato Nania a capo di una loggia occulta”. Le accuse a Maurizio Marchetta, “Era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco"

Domenico Nania
27 gennaio 2015 

MESSINA - L'ex vice presidente del Senato, , ai vertici di una loggia massonica occulta attiva in tutta la Sicilia e in tutta la Calabria. Tra i cui membri "politici, mafiosi, avvocati, medici e quant'altro". 
Domenico Nania

Questo ha dichiarato il pentito Carmelo D'Amico all'udienza di oggi nel processo d'appello "Gotha 3" a Messina, che vede tra gli imputati l'avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, anche lui ai vertici, secondo la testimonianza del pentito, della loggia occulta. 

Cattafi, condannato in primo grado a dodici anni per associazione mafiosa, è indicato da alcuni pentiti come l'uomo "ponte" tra la mafia palermitana, quella barcellonese, la massoneria e parte dei servizi segreti. 

Rosario Cattafi
Nania e La Russa
Era attesissima la testimonianza al processo del collaboratore di giustizia, ex capo dell'ala armata della famiglia dei barcellonesi, già al 41 bis, D'Amico ha iniziato la collaborazione con la Dda di Messina lo scorso luglio. E già durante gli interrogatori di fronte ai sostituti procuratori della Dda, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo aveva rivelato la dinamica dell'omicidio di Beppe Alfano e aveva fatto r
iferimento alla loggia occulta. Oggi in collegamento in videoconferenza con l'aula del tribunale messinese, ha rivelato le confidenze che sulla loggia massonica gli fece il boss Sem Di Salvo:

"Da quel momento, in più occasioni, Di Salvo mi parlò della loggia occulta ai cui vertici erano sia il senatore Nania che Cattafi". 

Carmelo D'Amico
L'ordine dei Santapaoliani di uccidere Cattafi poi disatteso, gli incontri con i catanesi, la guerra che stava per esplodere tra i catanesi e il gruppo di Caltagirone, i rapporti con la 'ndrangheta, D'Amico ha ridisegnato gli stanziamenti nel territorio e i rapporti tra i clan: 

"Al matrimonio di Giuseppe Gullotti parteciparono i fratelli Morabito di Africo, lo ricordo perché erano vestiti tutti di bianco", 

ha raccontato D'Amico, fornendo un particolare che rivela la vicinanza tra la mafia barcellonese e noti esponenti della 'ndrangheta calabrese. 

Maurizio Marchetta
Ma a destare scalpore soprattutto i rapporti con i colletti bianchi, tra questi anche Maurizio Marchetta, costruttore, ed ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona in quota An: "Era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco". 

"Non sono sorpresa", ha commentato Sonia Alfano, presente oggi in aula: "Sono anni che raccontiamo questa realtà, oggi solo confermata. E sono noti i contrasti politici tra Nania e mio padre. Ricordo che il senatore volle l'esclusione di mio padre dall'Msi perché nell'85 si oppose alla candidatura di Giuseppe Gullotti al consiglio comunale". Gullotti, cioè il boss barcellonese che consegnò il telecomando che servì per fare esplodere il tratto d'autostrada nel quale morì Giovanni Falcone. Della loggia occulta faceva parte anche un boss palermitano di cui però D'Amico ha detto di non ricordare il nome. [fonte]
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