26 gennaio 2015

Roberto Scarpinato: "Impotenza contro colletti bianchi genera sfiducia - Un'omertà blindata che continua a coprire pratiche corruttive, quasi superiore a quella mafiosa"



Alcuni passaggi del discorso del pg di Palermo all'apertura dell'anno giudiziario 2015 

di Roberto Scarpinato - 24 gennaio 2015 

"L'attuale composizione sociale della popolazione carceraria è per molti versi analoga a quella dell'Italia del 1860." 

"Oggi come ieri in carcere ad espiare la pena finiscono soprattutto esponenti dei ceti popolari e coloro che occupano i gradini più bassi della piramide sociale, oltre che gli esponenti della criminalità organizzata. La quota di colletti bianchi in espiazione di pena è statisticamente irrilevante." 

"Negli allegati grafici dello studio citato, che indicano la composizione della popolazione detenuta distinta per tipologia di reati, manca la voce "Reati contro la pubblica amministrazione" a causa dell'irrilevanza numerica del dato statistico." 

"Si tratta, a mio parere, di un interrogativo ineludibile perché i dati evidenziati denunciano l'incoerenza del prodotto finale del sistema penale con il principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge senza distinzione di condizioni sociali e personali (secondo il dettato dell'art. 3 della Costituzione)." 

"La constatata e perdurante impotenza del sistema penale a sanzionare penalmente le molteplici e dilaganti declinazioni della criminalità dei colletti bianchi, alimenta infatti un clima collettivo di crescente sfiducia sistemica nel rispetto delle regole, con una caduta verticale della credibilità delle istituzioni e con effetti negativi a cascata su tutto il corpo sociale. operando come occulto moltiplicatore del dilagare dell'illegalità." 

"Un carcere riservato solo a determinate categorie sociali." 
"Un doppio binario che si è mosso per un verso nella direzione di decriminalizzare i reati dei colletti bianchi depotenziando sistematicamente la risposta repressiva con varie tecnicalità giuridiche — dalla previsione di pene edittali minime, alla loro perseguibilità a querela, alla previsione di soglie di punibilità, all'abbreviazione dei termini di prescrizione etc — e, per altro verso, nella ipercriminalizzazione dei reati tipici di soggetti appartenenti alla fasce popolari disagiate, nonché di comportamenti, come ad esempio quelli concernenti il fenomeno dell'immigrazione e delle tossicodipendenze, che affondano le radici in complesse problematiche non gestibili, all'evidenza, con lo strumento penale, ma con un ventaglio di interventi multilivello sul piano delle politiche sociali." 

"Tra i perniciosi risultati finali di tale improduttiva politica criminale vi sono appunto stati il sovraffollamento delle carceri e il gravissimo degrado delle condizioni di vita carceraria al quale, nella perdurante inerzia di un legislatore incapace di prendere atto del fallimento delle proprie scelte, hanno dovuto porre rimedio la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia UE, prima smantellando nel tempo ampie parti dei sistemi sanzionatori vigenti perché in contrasto con i principi della Costituzione e del diritto comunitario, e poi imponendo con la nota sentenza Torreggiani della Corte EDU di porre fine, sotto la minaccia di sanzioni europee, alla situazione di degrado delle carceri per la sua palese violazione dell'art. 3 della Convenzione europea. Sotto la spada di Damocle delle sanzioni e in assenza di un progetto organico di revisione del sistema penale e carcerario, si è così ritenuto di risolvere il problema ponendo mano ad una legislazione di emergenza denominata dai media come sfolla-carceri in quanto finalizzata a ridurre in modo significativo la popolazione carceraria ampliando il numero dei casi nei quali sostituire la pena carceraria inframuraria con pene alternative." 

"La realtà sociale e criminologica offre un panorama sociale ben più complesso, dimostrando la diffusione sistemica di comportamenti criminali in ambienti ove operano soggetti dotati di elevati livelli di scolarizzazione, pienamente socializzati e che rivestono a vario titolo ruoli di responsabilità, spesso occupando posizione di vertice. Pare evidente che l'applicazione di pene alternative al carcere a tali soggetti non possa assolvere ad alcuna reale funzione di risocializzazione, ma si risolva invece in un definitivo azzeramento del costo penale dei reati dei colletti bianchi per i quali si riesca a pervenire a condanna definitiva, prima che intervenga la prescrizione." 

"Nell'ordinamento italiano il rapporto costi-benefici per i reati dei colletti bianchi è stato completamente invertito, perché dinanzi alla certezza di conseguire ingentissimi guadagni mediante reati, il rischio penale di una condanna definitiva è molto ridotto, e, in ogni caso, la pena eventuale, consistente ad esempio nel frequentare per qualche pomeriggio la settimana un centro sociale, ha una valenza pressoché simbolica." 

"Il sopravvenire della recessione economica ed i tagli drastici alla spesa pubblica nel mettere in ginocchio l'economia dell'isola falcidiando posti di lavoro, stanno radicando nell'immaginario collettivo di molti la convinzione che la promessa di coniugare legalità e sviluppo sia stata ancora una volta tradita o sia una mera chimera." - "Questa disillusione determina a sua volta, soprattutto nelle fasce popolari più disagiate e che più sentono i morsi della crisi, il ripiegamento nella rassegnazione fatalistica ad un esistente che si ritiene irredimibile, o, peggio, il consegnarsi di molti ad una economia criminale di sussistenza. Nell'assenza di risposte ai bisogni primari di sussistenza da parte del Welfare state legale, molti tornano a bussare alle porte del Welfare mafioso. Le intercettazioni ambientali effettuate in taluni procedimenti ritraggono file di questuanti che pregano i boss mafiosi dei quartieri di far loro ottenere una qualsiasi occupazione per sfamare la famiglia." 

"In buona misura invece è imputabile ad un grave tradimento della fiducia collettiva e delle speranze di un intero popolo perpetrato da quei settori delle classi dirigenti che hanno continuato a depredare sistematicamente le risorse pubbliche destinate a creare lavoro e sviluppo." 

"Le relazioni delle Procure delle Repubbliche del distretto sui procedimenti per reati di corruzione, di concussione, di abuso del potere pubblico, ricompongono un quadro globale di devastante gravità per il numero dei soggetti coinvolti, per i loro ruoli apicali, per la serialità delle condotte, per la vastità ed il radicamento delle reti corruttive, per l'omertà blindata che continua a coprire la pratiche corruttive, quasi superiore a quella mafiosa, per la straordinaria ed ingentissima entità dei fondi pubblici depredati e distolti dalle loro finalità istituzionali. 
Basti considerare che in uno dei procedimenti in corso, i fondi pubblici depredati ammontano a cento milioni di euro, e che in tanti altri processi le cifre sono di poco inferiori e, nel loro insieme, assommano a miliardi di euro. Si tratta di una corruzione le cui ricadute macroeconomiche negative sono molto più gravi rispetto a quelle della prima Repubblica, quando la spesa pubblica costituiva una risorsa potenzialmente illimitata grazie alla mancanza di tassativi vincoli europei di bilancio. Se in passato la corruzione poteva essere infatti finanziata con l'innalzamento della spesa pubblica, oggi, a causa dei vincoli accennati, viene finanziata con i tagli lineari alla spesa sociale. Cento milioni di euro in più alla corruzione equivalgono a cento milioni di euro in meno per i servizi dello stato sociale." 

"E a proposito di responsabilità collettive, ai limiti e ai guasti prodotti da una politica criminale che nell'ultimo ventennio ha sistematicamente ridotto e quasi azzerato i rischi e i costi penali per tutta la costellazione dei reati legati ai fenomeni corruttivi, creando così di fatto una sorta di statuto impunitario." 

"L'inderogabile esigenza di adeguarsi alle direttive europee, riassunta nella frase "ce lo chiede l'Europa", ripetuta continuamente quasi come un mantra quando si tratta di giustificare i tagli lineari alla spesa sociale e il depotenziamento dei diritti del lavoro, viene invece ignorata quando l'Europa ci chiede di emanare una efficace legislazione contro la corruzione." 

"Mentre sul fronte della normativa antimafia si prevedono provvidenze e sostegni economici per gli imprenditori che denunciano gli estorsori mafiosi rompendo il vincolo di omertà, all'opposto sul fronte della corruzione si minacciano sanzioni penali a chi denuncia gli estorsori in guanti gialli, rafforzando così il vincolo di omertà. Neanche l'incessante susseguirsi di scandali nazionali attestante il dilagare irrefrenabile della corruzione, sembra a tutt'oggi sufficiente per una riforma legislativa di svolta che incida sui nodi cruciali per restituire efficacia dissuasiva all'azione repressiva." - "A tutt'oggi nell'elenco dei processi che ai sensi dell'art. 132 bis delle disposizioni di attuazione del c.P.P. devono essere trattati in via prioritaria, sono previsti i processi per i reati in materia di circolazione stradale e di immigrazione, ma, significativamente, non sono contemplati i processi per i reati contro la P.A." 

"Per quanto riguarda la riforma della prescrizione, va ricordato che la Commissione europea nella relazione del 2013 sulla corruzione in Italia, ha individuato nell‘attuale disciplina normativa italiana della prescrizione una delle principali cause dell‘inefficacia del contrasto alla corruzione ed ha sollecitato lo Stato italiano ad allineare tale anomala e fallimentare normativa a quella di tutti gli altri paesi europei." 

"Eppure una soluzione rapida ed efficace sarebbe a portata di mano. Tenuto conto che oggi la corruzione per unanime riconoscimento costituisce una emergenza nazionale che provoca danni macroeconomici pari se non superiori a quelli della criminalità mafiosa, basterebbe estendere anche ai più gravi reati di corruzione lo speciale regime di prescrizione previsto dal sesto comma dell‘art. 157 c.p. che contempla termini di prescrizione raddoppiati rispetto a quelli ordinari per i reati di cui all’art. 51, commi 3 bis e 3 quater, del c.p.p. e per altri reati ritenuti lesivi di beni giuridici di particolare rilevanza." 

"A noi risulta che in questo momento in tutto il paese non vi sia alcun conflitto in corso, ma siano invece in corso solo doverose inchieste penali su scandali corruttivi come la vicenda Expo di Milano, il Mose di Venezia, Mafia Capitale a Roma, e ancora processi da Milano a Palermo sulle collusioni tra colletti bianchi e mafia; inchieste e processi concernenti anche personaggi che, sebbene già condannati in passato per fatti analoghi, hanno avuto la possibilità di continuare a delinquere come e più di prima perchè rimasti pienamente inseriti in un mondo politico che non ha mai ritenuto di doverli emarginare." 

"Se questo è l'anima del legislatore o quantomeno di larghe componenti del mondo politico, resta forte il pericolo che, come ha evidenziato il CSM nel suo parere al disegno di legge, tale riforma possa divenire un occulto cavallo di Troia per ridisegnare gli equilibri costituzionali mediante la costruzione di una trama normativa che nelle pieghe di sofisticate tecnicità giuridiche, incomprensibili alla pubblica opinione, metta nelle mani dei poteri forti, tra i quali anche quelli criminali, obliqui strumenti di condizionamento della indipendenza ed autonomia dei magistrati. Non resta che fare appello ed affidamento al senso di responsabilità collettivo e istituzionale. Compromettere oggi l'indipendenza e l'autonomia dell'ordine giudiziario rivelatosi alla luce della lezione della storia come il più efficace, se non l'unico anticorpo, contro il dilagare pervasivo dell'illegalità, dell'uso distorto del potere pubblico, come ultima spiaggia per la difesa dei diritti, non sarebbe solo un vulnus inferto allo Stato democratico di diritto, ma un ferita forse mortale inferta nel corpo vivo della nazione."

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