2 gennaio 2015

Tritolo per Di Matteo, il boss: "Sta nei piani alti", ma poi smentisce. Messaggi consegnati con i cannoli: così i capimafia convocavano i summit

di Salvo Palazzolo 
La Repubblica 2 gennaio 2015

Prima di ogni summit, puntualmente, arrivava un'ordinazione al Bar Gardenia di Cardillo. Il cameriere sapeva già cosa mettere nella guantiera, dieci squisiti cannoli. Sapeva pure dove andare, via Barcarello 61. Di volta in volta, cambiava solo il messaggio da riferire al destinatario del pacco, il padrino più anziano e più autorevole di Palermo, Girolamo Biondino, il fratello dell'autista di Totò Riina. Quando ci fu da organizzare un attentato al pubblico ministero Nino Di Matteodue anni fa, Silvio Guerrera disse al cameriere Francesco F., oggi indagato per favoreggiamento: "Devi dire, domani alle 10. Lo vado a prendere alle dieci". E i dolci furono consegnati.

Inizia così, con una guantiera di cannoli in giro per Palermo, l'ultimo viaggio nella città della mafia. Sembra un racconto d'altri tempi, invece è il ritratto  che ha appena finito di fare Vito Galatolo, il rampollo del clan dell'Acquasanta che doveva diventare il nuovo signore di Cosa nostra e ora è un pentito.

C'è sempre un bar prima di ogni riunione importante che racconta. E un buon caffè. Al bar Gardenia di via Tommaso Natale 87, al Rosy Bar di via Cristoforo Colombo 28, al Bar Moro di via Montalbo 129, oppure al bar "Il tuo gelato" di via Emilio Salgari 7, quartiere Marinella. Sembra che i mafiosi continuino ad amare il caffè ristretto: ovvero, al bar si danno appuntamento, fingendo un incontro causale, ma poi si allontanano velocemente verso posti più sicuri, cioè meno intercettabili. Si, perchè ormai alcuni bar di Palermo sono diventati come il confessionale del Grande Fratello: in ogni inchiesta, ce ne sono due o tre inquadrati dalle telecamere nascoste delle forze dell'ordine.

Al Bar Gardenia, i registi dell'ultimo film verità sulla mafia erano i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria. Dopo ogni caffè, le immagini cominciano a scorrere velocemente. Soprattutto, perchè i boss hanno l'ossessione di essere pedinati. Lo conferma Galatolo, che parla di un rocambolesco contro-pedinamento per evitare di essere scoperto.

Era il 9 dicembre di due anni fa, il giorno dell'appuntamento dei cannoli, il giorno in cui i boss dovevano discutere del piano di morte per il magistrato Nino Di Matteo. Dalla Marinella, dove Vito Galatolo aveva un appartamento, tutti i convenuti tornarono all'Acquasanta. Poi, Alessandro D'Ambrogio offrì un nuovo covo per il summit, in un vicolo di corso Tukory. Racconta Galatolo: "Mi venne a prendere Nino Ciresi detto Burraccia e andammo fin dentro il cuore del mercato di Ballarò.
Trovai Vincenzo Graziano, Antonino Lipari, Girolamo Biondino e Alessandro D'Ambrogio. Dopo le presentazioni di rito, Lipari si allontanò. Biondino riprese la lettera che gli era stata inviata da Matteo Messina Denaro, disse che bisognava fare un attentato al dottore Nino Di Matteo, perchè stava andando oltre e ciò non era possibile anche per rispetto ai vecchi capi che erano detenuti".
Nino Di Matteo

In quella vecchia palazzina i boss rimasero per circa un'ora. Poi andarono via velocemente, senza ulteriori convenevoli. D'Ambrogio, il signore di Ballarò, garantì che la zona era "pulita", ovvero sorvegliata dalle sue vedette, che non avevano segnalato alcuna presenza di sbirri. E in effetti, fino a qualche settimana fa, nessuno aveva mai saputo di quel summit al vertice di Cosa nostra, nonostante i boss fossero tutti pedinati da varie forze di polizia per conto della procura.

I boss di Palermo hanno continuato  a mandare cannoli in via Barcarello 61. Un giorno, però, l'anziano boss si risentì per tutto quel ben di Dio che spesso gli veniva recapitato a casa: "Me ne devi mandare quattro, quand'è così non mandare tutte quelle cose perchè si buttano". Il giovane mafioso che gli faceva da segretario rispose: "No, no, si buttano. Non ce li possiamo mangiare, hai capito? Non ce li possiamo mangiare".
Era fatto davvero di un'altra pasta, Girolamo Biondino, boss della vecchia guardia. Lui non andava mai a prendere il caffè al bar. E non utilizzava il telefonino. Ma tutti quei dolci gli hanno fatto proprio male. Nel giugno scorso è stato arrestato. E adesso Vito Galatolo sta svelando i segreti della sua Palermo.

La Repubblica 2 gennaio 2015


Per i pm era tra gli organizzatori dell'attentato 

di Miriam Cuccu - 2 gennaio 2015 
"Dovete cercarlo nei piani alti". Il boss Vincenzo Graziano (foto)
Vincenzo Graziano
parla del tritolo per Di Matteo, che sarebbe arrivato dalla Calabria - secondo il neopentito Vito Galatolo - per l'attentato al magistrato che, insieme ai colleghi Teresi, Del Bene e Tartaglia, si occupa del processo trattativa Stato-mafia. Il costruttore è stato recentemente arrestato con l’accusa di essere uno degli organizzatori del piano di morte a Di Matteo.

"L’esplosivo per Di Matteo dovete cercarlo nei piani alti", parole che ora Graziano nega di aver mai pronunciato, così come di essere l'uomo fotografato dalla Guardia di Finanza insieme a Vito Galatolo, che prima di essere arrestato nell'operazione Apocalisse lo scorso giugno aveva un ruolo di spicco nella preparazione del piano. La frase pronunciata da Graziano è stata oggetto dell'interrogatorio svolto davanti al gip Petrucci. Tanto più che i duecento chili di tritolo ancora non si trovano, nonostante le perquisizioni nei posti indicati da Galatolo come probabili nascondigli.

Ma a cosa allude il boss Graziano quando parla di "piani alti"?
Ad una indicazione, ad una battuta ironica? O forse a quegli ambienti di potere "alti", della mafia o dello Stato, che effettivamente premono per l'uccisione del pm Di Matteo? Galatolo, quando aveva parlato di mandanti per il piano di morte al magistrato di Palermo, aveva detto: "sono gli stessi di Borsellino". Per non parlare della missiva - proseguiva il racconto del pentito - in cui il boss Matteo Messina Denaro scriveva che bisognava uccidere Di Matteo perché "Mi hanno detto che si è spinto troppo oltre". Ma chi l'avrebbe detto a Messina Denaro?
Intanto il tritolo continua a sfuggire dalle mani degli inquirenti. Secondo Galatolo si troverebbe ancora a Palermo e "rende sempre attuale il rischio di un attentato”. Anche perché l'ordine di morte non è stato mai revocato. [fonte]
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