6 febbraio 2015

Gaudium Magnum, abbiamo il nuovo Presidente della Repubblica


4 febbraio 2015 di Santina Latella - Presidente dell'Associazione Antimafie "Rita Atria" 

 Gaudium Magnum, abbiamo il nuovo Presidente della Repubblica, che pare sia l'uomo nuovo appena uscito da un'acquasantiera e non un politico che ha attraversato la prima e la seconda repubblica. Nella nazione dei sepolcri imbiancati l'oblio è la pratica che va sempre di moda e la memoria ritorna solamente ad uso e consumo di chi ne deve trarre vantaggio, non per perseguire verità e giustizia. Ed ecco che Mattarella viene definito a furor di popolo il paladino dell'antimafia, colui che ha sacrificato la propria vita per la lotta alle collusioni, al malaffare e alle infiltrazioni mafiose nella politica, quasi un martire della Patria, dimenticandosi insignificanti particolari come la sua testimonianza a favore di Vincenzo Culicchia, Sindaco di Partanna per 30 anni. Lo stesso sindaco denunciato dalla nostra Rita Atria (poi assolto, per dovere di cronaca - si veda n. 25 Casablanca). . Forte di questo tripudio popolare, nel suo bel discorso di insediamento, il neo­Presidente sferra un attacco alla corruzione e alla mafia, con il plauso sperticato degli astanti, anche loro tutti purificati dalla sua aurea. La condanna è stata feroce, si è avvalso persino delle parole severe del Santo Pontefice, citato sicuramente per sottolineare il motto “libera Chiesa in libero Stato”, che ha addirittura definito i corrotti come “uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini”. In effetti a pensarci bene, nell'era della trattativa stato­mafia, del mose, dell'expo, di mafia­capitale ecc. ecc. definire i corrotti dei criminali avrebbe potuto ledere la sensibilità di qualcuno in sala, e non sarebbe stato molto educato considerato che erano tutti ospiti. Anche con la mafia c'è andato giù duro; ci ha fatto sapere che è un cancro pervasivo e che dobbiamo incoraggiare, ha detto proprio così, che “dobbiamo incoraggiare” l'azione determinata della Magistratura e delle Forze dell'Ordine che si battono per contrastare la criminalità organizzata. 

Chi fa il proprio dovere a rischio della propria vita, caro Presidente, non va incoraggiato, non sono le pacche sulle spalle quelle che servono; il dott. Di Matteo insieme agli altri giudici in prima linea hanno necessità di essere dotati di strumenti, di non essere isolati, hanno bisogno di collaborazione da parte degli organi dello stato, di leggi severe. Parlare di Falcone e Borsellino, di chi è morto per perseguire la legalità e la sacralità dello Stato serve solo a fare demagogia se poi i magistrati sono continuamente osteggiati, se i testimoni di giustizia come Gaetano Saffioti vengono abbandonati, se il malaffare e le collusioni devono essere denunciate dalle associazioni o da semplici cittadini, se i giornalisti d'inchiesta come Rino Giacalone vengono processati nel silenzio più assoluto per avere diffamato mafiosi. Serve solo a fare demagogia se mentre snocciola a menadito tutte le priorità del suo settennato (pare non si sia scordato di niente e di nessuno), alla cerimonia su una bella poltroncina di velluto rosso si scorge un pizzino con su scritto il nome di chi poi ci si siederà su quella poltroncina, il nome di un pregiudicato, pidduista, attualmente in esecuzione penale amico di Mangano e dell'Utri, il quale dopo avere applaudito a tutte le belle parole del discorso perfetto pare abbia mangiato al suo stesso rinfresco. 

Il Protocollo lo impone. 
Ma senza citare come al solito Pertini, che credito si può dare alle parole del massimo garante, ad un capo di stato, se un ridicolo protocollo vale più delle parole che pronuncia? Nessuno, perché il messaggio che arriva è quello che in questo Paese al tracollo vale di più chi se ne fotte delle leggi, chi viola tutte le regole socialmente condivise, chi favorisce i poteri criminali, chi è connivente, tant'è che viene pure elevato alla dignità di padre nobile della patria. E visto che non bisogna essere Cassandra per sapere come andrà a finire, dopo tanti applausi, lacrime, e belle parole nonché le solite promesse, già il giorno dopo il ddl anticorruzione viene bloccato per l'ennesima volta dal Parlamento e tanto per concludere in bellezza, notizia fresca fresca, il decreto Renzi salva l’Ilva anche dal pagamento dei risarcimenti ai parenti delle vittime e a tutte le altre parti civili e consente alle aziende che hanno realizzato enormi profitti sulla salute di operai e cittadini di poter conservare i propri tesori nei propri conti correnti bancari. Il nuovo che avanza ha appena distrutto il principio “chi inquina paga” e la beffa maggiore è che questo è avvenuto grazie a un provvedimento dello stato italiano. Tanto per cambiare. Viva la Repubblica. Viva l'Italia. [fonte]

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