26 marzo 2015

E io mi nascondo a Milazzo


IL CASO. Latitanti, carabinieri infedeli, depositi di armi. Ecco le indagini che fanno tremare il comune messinese Da sempre è ritenuto un paese tranquillo ma negli ultimi anni è stato al centro di numerosi blitz che cominciano a rivelare una identità nascosta. I dettagli dell’arresto del brolese Giuseppe Baratta 

di Gianfranco Cusumano 26 marzo 2015 

Milazzo. Filippo Barresi, nel 2013, aveva scelto una villetta al Tono, sul lungomare di Ponente, a due passi dallo stadio Grotta Polifemo intitolato recentemente a Marco Salmeri. Anche Giuseppe Saverio Baratta, qualche settimana fa, ha scelto una zona di mare, il borgo marinaro di Vaccarella. Cosa c’è di più rilassante di una passeggiata in riva al mare e lasciarsi alle spalle tutto e tutti, specialmente le forze dell’ordine? Barresi e Baratta sono due latitanti che si nascondevano a Milazzo. «Seconde o terze linee», sottolineano gli addetti ai lavori, ma il sospetto che Milazzo debba rimanere un posto tranquillo per consentire di muoversi tramite colletti bianchi, agevolare il riciclaggio di denaro, o semplicemente per avere un luogo sicuro dove rifuggiarsi nei momenti di “tempesta” diventa più che un sospetto. I segnali sono tanti. 

L’anno scorso sono state sequestrate pistole semiautomatiche, fucili, un macete, munizioni in contrada Masseria, all’interno di un’azienda zootecnica e casearea gestita da due fratelli originari di Tortorici già noti alle forze dell’ordine: Giovanni Triscari, 54 anni e Sebastiano Triscari, 45 anni. Altre armi sono state ritrovate lo scorso agosto a Bastione, sempre nella Piana di Milazzo. Erano nascoste nel giardino di quella che è stata definita una delle “talpe istituzionali” delle cosche barcellonese: un insospettabile carabiniere mamertino, l’appuntato Francesco Anania, 49 anni, in servizio di scorta fino poco tempo prima di magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina. «Milazzo non ha mai avuto una “famiglia” - spiegano le forze dell’ordine - ed è sempre stata ritenuta un’appendice di Barcellona che ha sempre controllato il territorio». Gli episodi degli arresti sono molto diversi e non ricollegabili tra loro. «Milazzo ha tutte le caratteristiche per potersi nascondere senza destare sospetti - ha spiegato il capitano Domenico Muschittaro della compagnia di Patti che ha effettuato l’arresto di Baratta - essendo una località turistica si possono affittare abitazioni per settimane senza preoccuparsi nemmeno dei vicini». Tanti i posti residenziali tranquilli dove portare avanti latitanze: dal Capo Milazzo al Tono. 


Baratta aveva affittato una casetta in riva al mare nel borgo marinaro Vaccarella di Milazzo. Quella sera doveva essere festa grande: festeggiava il compleanno, l’onomastico e anche la festa del papà. La torta acquistata per il quarantunenne, però, è rimasta nel frigo. C’era scritto: Buon compleanno Latitate. L’irruzione dei carabinieri ha interrotto la festa con i parenti che erano venuti apposta da Brolo per trovarlo. 

Baratta, infatti, esponente del clan dei tortoriciani, era ricercato da luglio scorso poichè deve scontare una pena residua di 4 anni e 8 giorni per associazione di stampo mafioso. La condanna definitiva è arrivata con la sentenza dell’operazione Icaro – Romanza. Il suo ruolo nel clan dei Tortoriciani dei Bontempo Scavo era stato delineato nell’ambito del maxi processo grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Santo Lenzo dalle quali si evince, infatti, come Baratta, originario di Termini Imerese ma residente da sempre a Brolo, si sia inserito nell’ambito della criminalità organizzata locale di metà degli anni 90 e abbia assunto il ruolo di capo di un gruppo di giovani dediti allo spaccio di sostanza stupefacenti, a reati contro il patrimonio e ad attività estorsive. Addirittura il gruppo ha avuto il placet dei fratelli Mignacca i quali, all’inizio del 1996 hanno incontrato a Montalbano un rappresentante di Baratta, in quanto lui si trovava ai domiciliari per altri reati: Ci si doveva accordare una suddivisione al 50% dei proventi delle attività di spaccio ed estorsione nel territorio di Brolo, sempre però sotto la guida di Lenzo. A “tradirlo” sono stati gli spostamenti dei familiari nel giorno del suo compleanno. Lo hanno raggiunto a Vaccarella, in una casa affittata nei giorni scorsi da un parente. 

Dopo avere circondato l’abitazione, gli uomini del Nucleo operativo e radiomobile di Patti hanno fatto irruzione, ma Baratta ha tentato di scappare dall’uscita posteriore saltando sui tetti delle abitazioni limitrofe. La sua corsa è finita all’interno di un rudere abbandonato. Le operazioni che si sono susseguite nel corso degli ultimi due anni non hanno mai portato alcun amministratore comunale, partito o sodalizio a prendere posizione. L’unica voce fuori dal coro è stata l’associazione antimafie Rita Atria. «In più occasioni abbiamo denunciato che l’hinterland milazzese non è così tranquillo come si vuol far credere -dice Carmelo Catania, responsabile del comprensorio, ascoltato lo scorso 29 ottobre dalla commissione antimafia a Messina - a dirlo sono anche le ultime dichiarazioni del pentito D’Amico. Noi di Rita Atria abbiamo più volte segnalato la figura “grigia” di un politico che sarebbe vicino al presunto capo mafia Rosario Cattafi», conclude Catania. Centonove

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