31 marzo 2015

OPG Barcellona Pozzo di Gotto, gli ultimi giorni del manicomio giudiziario

La preoccupazione pazienti: "Dove andremo?" 

di MANUELA MODICA 29 MARZO 2015

La domanda è ripetuta. Man mano che il direttore del carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto, Nunziante Rosania mostra i reparti, i pazienti lo fermano per chiedere. Gli ospedali psichiatrici giudiziari da martedì saranno chiusi. Così anche quello siciliano. E la chiusura di quello che è un vero e proprio manicomio crea molta incertezza. C'è chi spera di tornare a casa. E c'è chi si dispera nella prospettiva di un futuro troppo incerto. 

Ci spera Md Saiful Islam: "Potrò andare da mio zio che si trova a Roma? Sono stato assolto, posso andare, lui è disposto ad accogliermi? ". Md è impaziente, seduto nella cappella dell'ospedale dove assiste al momento di preghiera dell'arcivescovo Calogero La Piana, muove le gambe incessantemente. Resta seduto, non fa il segno della croce, è musulmano ma non è rimasto in cella: ci teneva a fare questa domanda. Lui ha ucciso l'ex senatore Ludovico Corrao, gli è stata riconosciuta l'infermità mentale ed è a Barcellona. "Per colpa della nostra malattia non adeguatamente curata, siamo diversi, siamo di disturbo, mettiamo paura...". La lettera di Luca Livieri viene letta prima della benedizione di Monsignor la Piana, insieme alla lettera di Maria a lui rivolta. Livieri l'ha scritta quando l'ospedale era spesso la dimora degli ergastoli bianchi: misure di sorveglianza prorogate ancora e ancora. 

Emanuele Reitano viveva all'ospedale da 15 anni, lo avrebbe lasciato per andare a vivere in un Rems, una struttura sanitaria residenziale a Caltagirone o a Naso. Ma non succederà. Il 10 febbraio scorso ha tolto dagli slip l'elastico che cinge la vita e con quello si è cinto il collo, impiccandosi. "Difficile se non impossibile dire se sia stato questo il motivo, sicuramente dopo 10 anni questa era la sua casa e l'idea di andarsene non lo lasciava tranquillo, la reclusione, specie dopo tanto tempo può rendere impossibile al malato il reinserimento, questo episodio certifica il fallimento di queste strutture", spiega Rosania, l'unico neuropsichiatra in Italia ad essere rimasto alle dipendenze del ministero di Grazia e Giustizia. 

L'ospedale di Barcellona infatti è stato l'unico a non recepire la legge nazionale che voleva il passaggio al ministero della Salute ma come gli altri 5 sul territorio nazionale chiuderà a fine mese. O meglio si trasformerà. Era stato costruito nel lontano 1925 e per molto tempo fu considerato "bivacco" carcerario per i mafiosi più che vero e proprio carcere psichiatrico. Di sicuro non era un salotto nel 2010, quando una delegazione della commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da Ignazio Marino entrò senza preavviso nel carcere. I letti di contenzione: un uomo legato e nudo in uno dei letti col buco al centro per le feci. Ma poi anche i reparti con dodici pazienti per cella. Pazienti con scabbia, altri con malattie veneree, o con semplici raffreddori vivevano come in trance a pochi centimetri gli uni dagli altri. 

Adesso, molti reparti sono chiusi: ne rimangono aperti soltanto quattro, e uno ora ospita 12 donne. "Una latrina sociale", così l'ha sempre definito Rosania: "Quando Marino entrò eravamo in una situazione di grave sovraffollamento e di scarsissime risorse finanziarie, da tempo lo denunciavo in perfetta solitudine". L'ospedale fu messo sotto sequestro a dicembre 2012: una capienza di 200 persone, nell'agosto del 2010 a Barcellona vivevano oltre 340 pazienti (non detenuti). Adesso sono 130 e i casi più gravi andranno nelle due residenze, 40 posti in tutto. Gli altri seguiranno un percorso di comunità ma avverrà tutto molto gradualmente: "Dovevano essere 4 le residenze in Sicilia, e attualmente sono due, per esempio", spiega Rosania. "Abbiamo chiesto che fosse attivata la residenza in una struttura per anziani ormai abbandonata, in cui 15 persone sono in attese di ricollocazione. Per di più vicino al centro cittadino, per cui vicino a tutti i corpi di polizia, la residenza è stata invece individuata in una struttura nel Borgo di San Pietro a venti minuti dalla prima caserma di carabinieri e in un luogo dove c'erano progetti per ricettività turistica, ma non siamo preoccupati per gli internati, si tratta soltanto di una più efficace soluzione per tutti", spiega Nicola Bonanno sindaco di Caltagirone. "Non stiamo facendo i salti di gioia ma siamo contenti di poter partecipare a una soluzione più dignitosa per il reinserimento dei pazienti", commenta invece Daniele Letizia, sindaco di Naso

Dal 31 marzo i casi più gravi andranno nelle residenze di queste due città. Quaranta internati in tutto. Per gli altri c'è molta incertezza. "Non scoraggiatevi e abbiate fiducia che questo piccolo esodo sarà seguito da gente che vi vuole bene", così si rivolge agli internati Nicola Mazzamuto, presidente del tribunale di sorveglianza. La messa è finita, l'ultimo avvertimento è per spiegare che al II reparto è allestito il pranzo. "E le sigarette?", chiede qualcuno.
Repubblica 29 MARZO 2015

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