16 aprile 2015

Processo d’appello Mori-Obinu, Riccio: “Mori mi disse che Forza Italia avrebbe risolto i problemi dell’Arma” - “Ilardo doveva aiutarci ad individuare i mandanti esterni delle stragi”


di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari - 15 aprile 2015  

“Forza Italia avrebbe risolto i problemi dell’Arma. Questo era un discorso che Mori mi fece in più occasioni. Riguardava i problemi di tipo ‘gestionale’, sui rapporti strategici dell’Arma ed anche riguardo alla strategia di gestione dei collaboratori di giustizia. 

Mori mi disse che bisognava sminuire la questione dei pentiti perché tutto si doveva fermare in quanto i collaboratori potevano far fare un salto alle indagini”. A dirlo alla Corte, rispondendo alle domande del pg Luigi Patronaggio (presente in aula assieme al Procuratore generale Roberto Scarpinato), al processo d’appello Mori-Obinu. 

“Questi discorsi si presentarono quando Ilardo mi parlò della decisione di Cosa nostra di appoggiare un nuovo soggetto politico. Ilardo mi riferì che Provenzano era vivo ed operante, anche se il capo operativo era Riina e che in seno a Cosa Nostra esisteva una spaccatura sulla linea operativa decisa da Riina: c’era chi la condivideva e chi no. C’era stato il tentativo di Cosa Nostra di costituire un proprio soggetto politico, ma non era riuscito. 

Poi Provenzano aveva stabilito un contatto con un esponente dell’entourage del nuovo soggetto politico di Berlusconi che gli aveva garantito che in 6-7 anni avrebbero messo a posto le cose”. L’ex colonnello ha poi aggiunto che il confidente Ilardo gli parlò anche della riunione di Enna “per decidere di appoggiare questo nuovo soggetto politico. Il compito di Provenzano era quello di ricompattare Cosa Nostra nei confronti del nuovo soggetto politico. Il ruolo di Ilardo era quello di far superare i problemi che potevano sorgere nei vari mandamenti. Provenzano dirà a Ilardo che sarebbe stato il suo rappresentante innanzitutto per le famiglie di Caltanissetta, Enna e Catania. 

In un primo momento non mi fece il nome del soggetto dell’entourage di Forza Italia. Me lo comunica successivamente: Marcello Dell’Utri. Accade una volta in macchina, io compravo alcuni quotidiani come La sicilia e il Giornale di Sicilia. Leggendo la cronaca lessi un articolo che vedeva Dell’Utri contrapposto ad un altro imprenditore, Rapisarda, e gli chiesi se fosse lui l’interlocutore, Ilardo me lo confermò”. Secondo il teste l’allora colonnello Mori non voleva che in merito venisse realizzata alcuna relazione di servizio. “Io replicai che dovevo rendere conto alle procure competenti. Io ho sempre fatto relazioni di servizio di tutto quello che mi diceva Ilardo. Mori mi disse di non inserire i nomi dei contatti politici di Ilardo. Nella stesura del rapporto ho trovato difficoltà da parte di Mori”. Durante l’interrogatorio di Riccio è anche stata acquisita una lettera del 21 aprile 1994, inviata da Riccio al Procuratore Caselli nella quale Riccio spiega del ruolo di Ilardo come collaborante in quanto riferisce “importantissime informazioni su Cosa Nostra”. 

“Ilardo doveva aiutarci ad individuare i mandanti esterni delle stragi” 

“Nell’estate del ’93 De Gennaro, quando ero alla Dia, mi affida la gestione di Ilardo. Lui poteva aiutarci ad individuare i mandanti esterni sulle stragi del ’92-’93. 
La sua collaborazione poteva essere preziosa e fece per primo il nome di Pietro Rampulla come artificiere usato da Cosa nostra”.
“Ilardo mi disse che per comprendere chi fossero i mandanti esterni del ’92-’93 si sarebbe dovuto fare un passo indietro perché si trattata di personaggi appartenenti a quegli stessi ambienti che negli anni settanta posero in essere una strategia della tensione. 

Lui spiegava di aver fatto parte di un certo contesto mafioso, vicino all’eversione di destra che era in contatto con apparati deviati dello Stato”. Tra i soggetti borderline a cui Ilardo faceva riferimento vi era anche Giovanni Ghisena, ucciso nel carcere di Fossombrone nel 1981. Quest’ultimo era un criminale di alto spessore e di alto livello alle dirette dipendenze di Luciano Liggio e Domenico Tripodo. Aveva collegamenti con la massoneria ma anche con i servizi segreti. Un fatto questo che fu verificato personalmente da Ilardo quando gli furono consegnati dei documenti dallo stesso, pochi momenti prima di un posto di blocco dei quali il Ghisena chiese la distruzione”. Riguardo alla collaborazione di Ilardo Riccio ha spiegato che nella prima fase mai venne fatto riferimento a Provenzano in quanto nell’ambito investigativo si riteneva che lo stesso boss corleonese fosse morto. Inoltre il teste ha anche ripercorso le indagini compiute per conto del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa sulla massoneria e le infiltrazioni della stessa all’interno dell’Arma. [fonte]

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