10 maggio 2015

Mafia a Barcellona Pozzo di Gotto: Le rivelazioni del pentito Nunziato Siracusa. Riprendono gli scavi alla ricerca di cadaveri e armi



Nuccio Anselmo – Gazzetta del Sud 9 maggio 2015

Si torna a scavare a BarcellonaPG e dintorni alla ricerca di nuovi corpi, nuove tracce, nuove armi. Al centro sempre la famiglia mafiosa e la sua ragnatela di omicidi, la lunga sequenza di sangue ormai rappreso dal troppo tempo che è trascorso. Questa volta a parlare è stato il pentito Nunziato Siracusa, e dopo aver raccolto una serie di indicazioni magistrati della Dda di Messina e investigatori si sono rimessi al lavoro insieme ai vigili del fuoco per avere conferme. Ieri quindi è stata una lunga giornata di controlli in più zone del barcellonese, coordinata dal sostituti della Direzione distrettuale antimafia di Messina Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, con i carabinieri del Ros di Messina e una squadra speciale di vigili del fuoco di Messina. A quanto pare tra la mattina e il pomeriggio l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori e le operazioni di scavo si sono concentrate su due siti: il primo è in contrada Salicà di Terme Vigliatore, il secondo invece in contrada Braidi, un’area che si trova a cavallo tra Montalbano Elicona e Patti. Chi e cosa stanno cercando i magistrati della Dda di Messina con i carabinieri del Ros? Cosa ha rivelato Siracusa della impressionante catena di omicidi di cui sarebbe stato partecipe? Ovviamente tutta questa nuova fase d’indagine è fino a questo momento top secret, ma secondo alcune indiscrezioni nel sito di contrada Salicà, Nunziato Siracusa avrebbe rivelato, oltretutto confermando dichiarazioni precedenti di altri collaboratori, di aver personalmente collocato il corpo del povero Domenico Pelleriti. Non ci sono invece conferme o indiscrezioni sul corpo, o sui corpi, che si starebbero cercando in contrada Braidi. Ma questa nuova campagna di scavi è soltanto all’inizio. 

NEI TERRENI DELL’IPAB FU SEPPELLITO DOMENICO PELLERITI NEL MARZO DEL 1993. LA SUA ‘COLPA’? AVER RUBATO UN CAMION PIENO DI CERAMICHE.

di Leonardo Orlando – Gazzetta del Sud 9 maggio 2015 

Le recenti rivelazioni di uno dei più feroci esponenti della famiglia mafiosa dei Barcellonesi, il quarantacinquenne Nunziato Siracusa, inseparabile compagno di ventura del defunto boss Mimmo Tramontana, hanno rimesso in moto gli escavatori dei vigili del fuoco che sotto le direttive degli investigatori del Raggruppamento Operativo Speciaie (Ros) dei carabinieri di Messina stanno sondando un terreno agricolo di proprietà dell’Ipab di Barcellona “Nicolaci Bonomo”, ubicato ai margini della foce del torrente Mazzarrà, in contrada Salicà di Terme Vigliatore. 

Lì nel sottosuolo, oltre ventidue anni fa sarebbe stato seppellito, dopo atroci torture, Domenico Pelleriti, un giovane fatto scomparire nel marzo del 1993 a Basicò con il sistema della “lupara bianca” perché solo sospettato di aver rubato, assieme ad un complice a cui è toccato lo stesso destino, un camion carico di sanitari. Le ricerche per adesso si sono concentrate sui terreni di Terme Vigliatore di proprietà dell’IPAB di Barcellona “Nicolaci Bonomo” affittati ad una azienda agricola di Barcellona. 

Della scomparsa di Domenico Pelleriti aveva parlato ampiamente nel 2011 anche i collaboratore di giustizia Santo Gullo il cui racconto, sulla base degli sviluppi investigativi emersi per la prima volta ieri con l’avvio delle ricerche, sarebbe stato adesso confermato con nuovi particolari dal pentito Nunziato Siracusa. Siracusa avrebbe rivelato adesso la “tomba” segreta nella quale nel marzo del 1993 sarebbero stati inumati i resti di Domenico Pelleriti. Già le rivelazioni di Gullo del 2011 furono sensazionali. Il pentito raccontò, così come si sospettata già all’atto della sparizione per le rivelazioni di un alto dichiarante tale Carlo Prescimone, che il giovane fu ucciso perché sospettato di aver rubato un camion carico di sanitari a Basicò ad una ditta che pagava il pizzo. Per questo caso si sarebbero mobilitati persino il capo di allora della famiglia mafiosa dei Barcellonesi, il boss Giuseppe “Pippo” Gullotti che avrebbe protetto il commerciante che pagava il pizzo. 

Pelleriti - raccontò Gullo -, fu rapito e condotto nel vivaio di Nunziato Siracusa, in contrada Salicà di Terme Vigliatore. Si tratta di un terreno ubicato a poche decine di metri da quello di proprietà dell’Ipab di Barcellona dove adesso sono iniziati gli scavi. La vittima fu sottoposta ad interrogatorio e atroci sevizie – cosi raccontò il pentito – dallo stesso Pippo Gullotti, da Nunziato Siracusa, da Sem Di Salvo, da Carmelo Giambò e Mimmo Tramontana. Picchiato selvaggiamente, il giovane è stato poi assassinato nello stesso vivaio di Nunziato Siracusa e poi seppellito nei pressi del torrente. Gullo all’epoca non seppe indicare la tomba di Pelleriti perché come da regola non tutti partecipavano alla fase successiva, quella di far sparire il cadavere negli abissi della “lupara bianca”. L’auto del giovane invece fu spostata da contrada Salicà e abbandonata a Patti. I genitori della vittima, a causa di azioni di sciacallaggio, per quasi vent’anni hanno creduto che il figlio fosse ancora vivo. Per la stessa vicenda, in precedenza dieci giorni prima – il 23 marzo del 1993 -, si era verificata la sparizione di altro giovane, Antonino Ballarino, ucciso dopo essere stato rapito con la complicità di Santo Gullo, da Mimmo Tramontana e Carmelo Giambò. Il cadavere fu poi fatto sparire da Carmelo Bisognano, aiutato a sua volta da Enrico Fumia e Ignazio Artino, che lo seppellirono in contrada Gorne a Mazzarrà, dove durante la campagna di scavi del 2011 furono ritrovati i resti. - Gazzetta del Sud 
La squadra speciale dei vigili del fuoco, su indicazione dei carabinieri della sezione anticrimine del Ros di Messina, anche ieri ha continuato a scandagliare il terreno di proprietà dell’Ipab “Nicolaci Bonomo” di contrada Salicà di Terme Vigliatore per tentare di ritrovare, dopo oltre 22 anni dalla sparizione, i resti di Domenico Pelleriti, un giovane di Basicò attirato in una trappola dal “gotha” mafioso della famiglia dei “Barcellonesi” ed eliminato dallo stesso Pippo Gullotti, da Nunziato Siracusa, da Sem Di Salvo, da Carmelo Giambò e da Mimmo Tramontana, con il metodo della “lupara bianca”. A rivelare il luogo della probabile sepoltura di Domenico Pelleriti, scomparso negli ultimi giorni di marzo del 1993, è stato l’ex boss di Terme Vigliatore, il sanguinario Nunziato Siracusa, che, vistosi braccato dagli inquirenti, da dicembre dello scorso anno è transitato nella schiera dei collaboratori di Giustizia. La vittima designata era stata attirata nel vivaio di Nunziato Siracusa, ai margini della strada arginale della foce del torrente Mazzarrà, dove ad aspettare ci sarebbero stati i boss Gullotti e Di Salvo, oltre ai gregari Giambò e Tramontana. Per la scomparsa di Pelleriti i familiari non presentarono mai la denuncia perché sarebbero stati persuasi da persone che avrebbero fatto credere che il loro congiunto fosse in vita tanto da richiedere l’invio di denaro che gli anziani genitori consegnavano a personaggi privi di scrupoli. Il raggiro sarebbe durato fino a qualche anno fa, quando si conobbero le prime dichiarazioni di Gullo. Alle ricerche di contrada Salicà, coordinate dai magistrati della Procura distrettuale di Messina Vito di Giorgio e Angelo Cavallo, che nel pomeriggio di venerdì hanno compiuto un sopralluogo, oltre agli investigatori del Ros, partecipa il medico legale prof. Giulio Di Mizio del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università “Magnà Graecia” di Catanzaro che ha già prestato la sua preziosa consulenza nelle ricerche del cimitero di mafia di Mazzarrà ed in tutte le campagne di scavi per ricercare i morti di lupara bianca di Sicilia e Calabria. L’area in cui si stanno compiendo gli scavi, affittata ad una azienda agricola di Barcellona, resta presidata notte e giorno dai carabinieri. Come già presidiata è una seconda zona ubicata nelle campagne di Braidi, in un territorio compreso tra il Comune di Montalbano e Tindari, dove si arriva dopo un impervio percorso denominato la “strada della Lupa” per indicarne forse le ataviche insidie sfruttate in epoca recente dalla famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” per sopprimere le vittime e nasconderne i cadaveri. In quella remota contrada, già sorvegliata dai carabinieri, dalla prossima settimana dovrebbero iniziare nuovi scavi per tentare di recuperare i resti di Carmelo Grasso, inteso “Picuredda”, un giovane di Oliveri di cui si persero le tracce la sera del 9 aprile 1995, il giorno prima del suo compleanno. Già nel 2011 lo stesso Santo Gullo aveva parlato della sparizione del giovane, tanto che nella stessa zona furono intraprese campagne di scavo che non consentirono di ritrovare il luogo dove era sepolta la vittima. Adesso si ipotizza che le rivelazioni dell’ex boss Nunziato Siracusa possano aver consentito la localizzazione della tomba. A commettere il delitto – secondo il racconto di Gullo fatto quattro anni fa – lo stesso Gullo; l’ex macellaio Nino Calderone inteso “Caiella”, di Barcellona, di recente destinatario di una nuova ordinanza in “Gotha 5″; Carmelo Triscari Barberi originario di Tortorici e all’epoca residente a Oliveri (poi rapito e ucciso un anno dopo con analoghe modalità il 4 gennaio del 1996 e di cui si cerca ancora il cadavere sulle alture di Basicò ndr) e lo stesso nuovo pentito Nunziato Siracusa di Terme Vigliatore. A sparare – aveva aggiunto Gullo – “fu Nino Casella, mentre a destinazione, nella frazione di Braidi, lo portò Carmelo Barberi Triscari. Noi eravamo li ad aspettarlo”. Il pentito ebbe a dichiarare quattro anni fa che il cadavere era stato seppellito nella frazione Braidi. Alla sepoltura avrebbero partecipato tutti e quattro i protagonisti.
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