17 luglio 2015

L'intercettazione choc e la giornata kafkiana di Crocetta e della politica siciliana


17 luglio 2015

Il caso della telefonata choc sulla Borsellino è il segnale dell'inizio di una nuova stagione di veleni. Tra conferme e smentite sull'intercettazione ci sono alcuni dati certi: c'è un prima ed un dopo-arresto di Tutino e il destino politico di questo governo regionale è legato a questa inchiesta e ad un ciclone che sta per travolgere la Sicilia politica.

Quella di ieri, per Crocetta e per la politica siciliana è stata una giornata a dir poco kafkiana. Iniziata con la notizia dell’intercettazione della frase choc di Tutino “Lucia Borsellino va fatta fuori, come suo padre”, al telefono con Crocetta, si è conclusa in un turbinio di reazioni, smentite e conferme, sfociando in un giallo.

A sintetizzare la giornata di ieri basta la dichiarazione del capogruppo del Megafono Giovanni Di Giacinto: “Mi sembra del tutto evidente che siamo innanzi ad una nuova stagione di veleni a Palermo. Le notizie propalate sulla presunta intercettazione tra il presidente Crocetta e il medico Tutino sono da un lato smentite dalla procura e dall'altro confermate da L'Espresso che non si comprende come le abbia potute avere e da chi”.

Le lacrime di Crocetta intervistato da Repubblica e Ansa sono l’immagine di un presidente rimasto solo e il simbolo di una nuova stagione dei veleni che avrà come palcoscenico la Regione. L’unico dato certo è questo: siamo arrivati al punto di non ritorno ed è un non-luogonel quale le ombre si uniscono alle luci e nella confusione non ci sono più confini netti tra la verità e la menzogna. Ed è altrettanto chiaro che si tratta di una guerra avvelenata che si svolge nel campo di battaglia della politica siciliana.
Siamo a un punto di non ritorno perché c’è un prima dell’arresto del primario di chirurgia estetica Matteo Tutino, medico personale di Crocetta, ed un dopo.

L’arresto è uno spartiacque tra il “prima” ed il “dopo” e la prova che non si torna indietro sono le dimissioni dell’assessore Lucia Borsellino, “per motivi di ordine etico e morale”, le successive dichiarazioni sue e del fratello Manfredi “non invitateci alle commemorazioni per nostro padre, l’antimafia non è una questione di facciata, è una pre-condizione”. Non è  un caso che la vicenda dell’intercettazione choc sulla Borsellino e che ha portato all’autosospensione del governatore, sia scoppiata adesso, a due giorni dal tragico anniversario, a 10 giorni dalle dimissioni di Lucia Borsellino, a 15 dalle prime avvisaglie sulla questione morale,  e due settimane dall’arresto. C’è un post-Tutino ed è da qui che gli alleati di Crocetta e lo stesso Presidente, devono partire per  una definitiva riflessione. Ci saranno morti e feriti sul campo, illudersi o derubricare il caso come “pessimo giornalismo” oppure “fuga incontrollata di notizie” sarebbe da ingenui o da politicamente inadeguati.

Ritenere che una testata autorevole come L’Espresso abbia diffuso una “bufala” o sia incappato in una trappola sarebbe da sciocchi, così come pensare che il presidente della Repubblica Mattarella e il presidente del consiglio Renzi prima di esprimere solidarietà alla Borsellino non si siano accertati dei fatti sarebbe altrettanto sciocco. Nel tritacarne è finito un governatore che probabilmente sapeva già, sin dall’arresto del primario di Villa Sofia e dalle dimissioni della Borsellino, che l’uragano stava arrivando. Da quale finestra o spiffero sarebbe entrato non poteva immaginarlo, ma lo sapeva che il post-Tutino non sarebbe stato indolore e che quell’arresto era l’inizio di una nuova stagione.

Iniziamo dalla telefonata, che secondo l’Espresso è stata intercettata ed esiste. Stando a quella intercettazione il medico, che secondo quanto dichiarato dallo stesso Crocetta, detestava la Borsellino, avrebbe pronunciato quella frase, irrilevante sotto il profilo penale ma determinante sotto quello etico, alla luce di chi era dall’altro capo del telefono. Forse non c’era campo, forse Crocetta non ha sentito nitidamente la frase, forse non ci ha fatto caso, ma l’Espresso ieri ha ribadito l’esistenza della chiamata e soprattutto il fatto che quella intercettazione faccia parte di un fascicolo d’inchiesta. Sempre ieri il procuratore capo Lo Voi ha smentito che “agli atti del procedimento esista l’intercettazione” ed anzi, per tutto il giorno ha fatto riascoltare ai Nas le intercettazioni al vaglio nell’ambito del procedimento in esame senza trovarla. Lo Voi fa quindi riferimento esplicito ai tre filoni d’inchiesta in corso a Palermo sulla vicenda. 



L’Espresso ribadisce, la telefonata esiste e il direttore del settimanale Luigi Vicinanza spiega:  "Non c'è solo l'inchiesta che ha portato all’arresto di Tutino. Ci sono altri filoni di indagine. Il dialogo esiste ma non fa parte degli atti pubblici. E' una chiamata che risale al 2013, il nostro cronista l’ha ascoltata ed ha ricopiato la trascrizione. Posso confermare che l'audio è sporco, ci sono alcune interferenze. I due parlano con grande confidenza, a tratti in siciliano. La conversazione fa parte dei fascicoli secretati di uno dei filoni di indagine".

Il governatore, già sotto assedio da tempo, si è autosospeso, chiedendo ai magistrati di essere ascoltato e rinviando ai prossimi giorni qualsiasi decisione in merito a dimissioni o meno. Per la prima metà della giornata si sono registrate reazioni durissime anche da parte del Pd, ma dopo la smentita della Procura è apparso chiaro che nessuno sapeva più “che pesci pigliare” e come uscirne fuori. Lui, il Presidente, distrutto da 24 ore durissime e sempre più solo, parlando con i giornalisti ha pianto ed ha poi detto: “ C'è stata un'azione di dossieraggio contro di me. Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi. Quanto è forte questa mafia che vuole uccidermi".  

Da Borsellino a Borsellino il problema è politico, e lo scoppio dell’ordigno a poche ore dall’anniversario della strage e a pochi giorni di distanza dalle dimissioni dell’assessore alla sanità non è un caso, è l’inizio di una stagione avvelenata che è politica prima di ogni altra cosa.
"Vogliono le mie dimissioni - dice- Posso darle anche lunedì”. Il Pd deciderà quale posizione prendere, l’intercettazione pubblicata è il segnale che il destino di Crocetta, politicamente parlando, è in questo momento strettamente legato all’inchiesta ed a quel che verrà fuori dalle indagini su Villa Sofia e Tutino.
Il problema è se questo ciclone Crocetta e i suoi alleati lo vogliono affrontare con il Presidente nel pieno possesso delle sue funzioni o da ex.

Rosaria Brancato [fonte]
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