15 luglio 2015

Messina, Processo ‘Corsi D’oro 2′: Nuove Clamorose Accuse Contro L’on. Franco Rinaldi. Il Pm Sebastiano Ardita gli contesta anche l’associazione a delinquere



14 luglio 2015

NUOVA UDIENZA DEL PROCESSO SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE DENOMINATO ‘CORSI D’ORO 2′ CHE VEDE IMPUTATI TRA GLI ALTRI FRANCANTONIO GENOVESE E ALTRE 22 PERSONE PIU’ OTTO SOCIETA’ (oltre ai due esponenti del Pd sono sotto processo l’esponente del Pd dei Nebrodi, Salvatore Lamacchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio, l’ex consigliere del Pd Elio Sauta, Elena e Giovanna Schirò, il commercialista Stefano Galletti, Giuseppina Pozzi, Liliana Imbesi, Concetta Cannavò, Natale Lo Presti, Chiara Schirò, Graziella Feliciotto, Carmelo Capone, Natale Capone, il costruttore Orazio De Gregorio, Paola Piraino, Francesco Buda, Salvatore Natoli, Antonino Di Lorenzo, Carmelo Favazzo. Poi le srl e onlus Sicilia Service, Napi Service, Caleservice, Centro Servizi 2000, Lumen onlus, Enfap, Ancol, El.Fi. Immobiliare. Sono accusati a vario titolo di associazione finalizzata al peculato e truffa aggravata, falso in bilancio e reati contro la pubblica amministrazione).

NUOVO COLPO DI SCENA. 
DURANTE L’UDIENZA, INFATTI, IL PROCURATORE AGGIUNTO SEBASTIANO ARDITA, TITOLARE DELL’INCHIESTA, HA CONTESTATO ALL’ON. FRANCO RINALDI ANCHE L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. UN REATO CHE SI SAREBBE PROTRATTO FINO AL DICEMBRE 2013. SI AGGRAVA QUINDI LA POSIZIONE DEL ‘QUESTORE’ DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, COGNATO DELL’ON. GENOVESE, QUESTA MATTINA ‘RAGGELATO’ DALLE NUOVE ACCUSE.

L’UDIENZA SI ERA APERTA CON L’ESCUSSIONE DEL VICE QUESTORE E CAPO DELLA SQUADRA MOBILE DI MESSINA GIUSEPPE ANZALONE PER LA PARTE INERENTE LO STRALCIO CHE RIGUARDAVA L’ON. RINALDI, SOFFERMANDOSI IN PARTICOLARE SUL RUOLO DI DOMENICO FAZIO, FACTOTUM DELLA SEGRETERIA GENOVESE, SEBBENE FOSSE DIPENDENTE ENFAP. LE PRESSIONI IN ASSESSORATO SUL RIORDINO DELL’ISTRUZIONE E I FINANZIAMENTI DELLA FORMAZIONE GLI ALTRI TEMI TOCCATI. QUINDI ISTANZA DI RINVIO AL 20 LUGLIO, ACCOLTA, E LA NUOVA CLAMOROSA CONTESTAZIONE ALL’IMPUTATO FRANCO RINALDI DEL PM ARDITA. L’AVVOCATO NINO FAVAZZO, A QUESTO PUNTO, NON HA POTUTO CHE PRENDERNE ATTO E HA CHIESTO I TERMINI A DIFESA PER VALUTARE MEGLIO LE NUOVE ACCUSE. TUTTO RINVIATO A DOPO LE FERIE ESTIVE, IL 17 SETTEMBRE PER LA PRECISIONE.

LA REAZIONE - “La odierna contestazione per il reato associativo nei confronti dell’onorevole Rinaldi preoccupa soltanto per la immaginabile aggressività mediatica che ne seguirà – sostiene l’avvocato Favazzo – Per il resto, la stessa non si giustifica, non essendo emerso, nel corso del processo e dell’esame del teste Anzalone, alcun nuovo elemento che possa legittimare la nuova contestazione, per una ipotesi di reato, quello associativo appunto, che presenta confini talmente sfumati, da giungere solo a confondere, sovrapponendoli impropriamente, rapporti e profili parentali e politici con presunte attività illecite”.

15 luglio 2015
MESSINA: La Procura contesta all’on. Franco Rinaldi l’associazione a delinquere. Nel motivare la richiesta il pm Ardita ha parlato di “attività illecite” e di “sostegno politico”. La reazione: “Accanimento” Quando fa il suo ingresso nell’aula della Corte d’Assise di palazzo Piacentini, alle 11.23, l’on. Franco Rinaldi non può ancora immaginare che da lì a poco il processo “Corsi d’oro 2” prenderà, per lui, una piega del tutto nuova. E inattesa. Il colpo di scena è arrivato in coda all’udienza, dedicata alla testimonianza di Giuseppe Anzalone, capo della Mobile, proprio in relazione alla posizione di Rinaldi, che nella precedente udienza del 23 giugno era stata stralciata per i concomitanti impegni all’Ars del deputato Pd. Quando tutto sembrava portare ad un rinvio (chiesto da tre difensori di altrettanti imputati), il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita ha chiesto la riapertura del verbale per avvalersi dell’art. 517 del codice di procedura penale. Ovvero la cosiddetta “contestazione suppletiva”, di un reato emerso nel corso del dibattimento.

La nuova imputazione formulata da Ardita nei confronti di Rinaldi è pesantissima: associazione a delinquere. Reato che finora era stato contestato al cognato, Francantonio Genovese, detenuto a Gazzi, e a altri 12 imputati: Elio Sauta, Graziella Feliciotto, Natale Lo Presti, Salvatore Natoli, Nicola Bartolone, Concetta Cannavò, Chiara, Giovanna ed Elena Schirò, Stefano Galletti, Salvatore Lamacchia e Domenico Fazio. La “mossa” dell’accusa ha fatto calare il gelo e ha colto di sorpresa un po’ tutti. Rinaldi è apparso impassibile, appoggiato alla porta d’ingresso dell’aula. Il difensore Nino Favazzo, che assiste il deputato regionale del Pd assieme all’avvocato Gaetano Pecorella, ha comunicato che utilizzerà i termini a difesa per dimostrare l’insussistenza delle condizioni per il reato associativo. Il presidente Silvana Grasso ha, così, rinviato il processo al 17 settembre. Nel formulare la nuova accusa, Ardita ha parlato di «vincoli politici e familiari», ha fatto riferimento alle tante società controllate direttamente e indirettamente, nel mondo della formazione e non, delle «attività illecite» e del «conflitto d’interessi personale» in relazione anche alle attività «propagandistiche politico-elettorali». Il pm ha parlato anche del «sostegno politico» e delle «pressioni esercitate» dal cognato Genovese, per accreditamenti di enti, finanziamenti ed erogazione di denaro pubblico. Immediata la replica dell’avvocato Favazzo: «L’odierna contestazione per il reato associativo nei confronti dell’onorevole Rinaldi – ha affermato – preoccupa solo per la immaginabile aggressività mediatica che ne seguirà. Per il resto, la stessa non si giustifica, non essendo emerso, nel corso del processo e dell’esame del teste Anzalone, alcun nuovo elemento che possa legittimare la nuova contestazione, per una ipotesi di reato, quello associativo appunto, che presenta confini talmente sfumati, da giungere solo a confondere, sovrapponendoli impropriamente, rapporti e profili parentali e politici con presunte attività illecite». Sebastiano Caspanello – Gazzetta del Sud 

LA NOTA STAMPA DELL’ON. RINALDI: “QUESTO ADESSO È ACCANIMENTO”. 
“La nuova imputazione che la pubblica accusa ha chiesto di contestarmi nel corso dell’udienza di ieri,mi lascia esterrefatto, e quello che più mi meraviglia è la tempistica con cui ciò è avvenuto”. 
Lo afferma attraverso una nota stampa il deputato regionale del Pd, Franco Rinaldi, che aggiunge: “Se non vi è un accanimento, poco ci manca. Ciò che è successo appare una evidente forzatura, non essendo emerso nulla di nuovo rispetto a quanto formava oggetto degli elementi valutati nel corso delle indagini, non essendo stato richiesto il mio rinvio a giudizio, ci si deve domandare come mai solo ora, senza nuovi elementi, si sia voluto colpire la mia persona con un sospetto cosi infamante. Per quanto mi riguarda continuo a professare la mia innocenza essendo fermamente convinto che verrà il giorno in cui il famoso giudice di Berlino la riconoscerà”. [fonte]

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