17 luglio 2015

Tutino, Crocetta e l'intercettazione del mistero


di Aaron Pettinari - 16 luglio 2015

Il Governatore si era auto-sospeso ma la Procura smentisce l'esistenza della frase shock: “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”
“Con riferimento a notizie giornalistiche diffuse nella giornata di oggi, secondo le quali nel corso di una telefonata intercettata tra il Presidente della Regione Rosario Crocetta ed il dottor Matteo Tutino quest’ultimo avrebbe affermato che la dottoressa Lucia Borsellino (all’epoca Assessore alla Sanità della Regione Siciliana) 'va fatta fuori. Come suo padre', ritengo necessario precisare che agli atti di quest’Ufficio - ed in particolare nell’ambito del procedimento nel quale è stata emessa ordinanza di arresti domiciliari nei confronti del Tutino - non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino ed il Crocetta del tenore sopra indicato”. A dirlo in una nota, trasmessa nel pomeriggio dagli uffici della Procura di Palermo, è il Procuratore Capo in persona, Francesco Lo Voi. 
Una smentita netta rispetto alla notizia diffusa questa mattina dal settimanale “L'Espresso” (in edicola domani) riguardo all'esistenza di un colloquio tra il Governatore e il suo medico personale, il primario dell'ospedale palermitano Villa Sofia, Matteo Tutino, finito in manette dal 29 giugno nell'ambito dell'inchiesta sulla Sanità ed ora ai domiciliari. L'accusa nei confronti di quest'ultimo è di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato, per un'indagine che svelerebbe un forte giro d'affari tra incarichi pubblici e privati. 
E' l'ultimo atto di una giornata frenetica per l'informazione, dove si sono rincorse dichiarazioni, richieste di dimissioni, indignazioni, solidarietà e annunci. Mai come questa volta il governo Crocetta si è trovato sull'orlo del baratro, tanto che lo stesso Presidente della Regione aveva annunciato la propria auto-sospensione dall'incarico (anche se il gesto avrebbe più un significato politico in quanto lo Statuto della Regione prevede solo le dimissioni). Un atto dovuto di fronte alla notizia di parole che, se vere, sarebbero inaccettabili e di gravità inaudita (“Lucia Borsellino va fatta fuori. Come suo padre”) specie se si considera che da domani a Palermo iniziano le commemorazioni per la strage di via d'Amelio, un inferno scatenato il 19 luglio 1992 da quei 90 chili di esplosivo posizionati nel bagagliaio della fiat 126 con cui morirono Paolo Borsellino ed i ragazzi della scorta. 
Se tutto ciò venisse confermato, sarebbe uno scenario agghiacciante all'interno del quale unico punto fermo resta la profonda dignità di Lucia Borsellino nei confronti della quale non si può che essere vicini per l'atto ignobile di cui sarebbe vittima.

Botta e risposta
Nel frattempo sulla vicenda era intervenuto anche l'avvocato Daniele Livreri difensore di Matteo Tutino: “Il mio assistito, con il quale ho parlato, nega nel modo più assoluto di avere mai pronunciato quella frase su Lucia Borsellino”. E dal Palazzo di Giustizia arrivano le conferme. 
La Procura ha specificato di avere fatto ricontrollare tutte le registrazioni relative all'inchiesta su Tutino sia dai Pm titolari dell'inchiesta che dai carabinieri del Nas. Lo Voi ed il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che ha coordinato l'indagine, hanno sottolineato che nelle carte e negli atti della Procura di Palermo non esiste alcuna telefonata in cui Tutino avrebbe detto certe parole a Crocetta riferendosi all'ex assessore alla Sanità.
Analogamente, i Carabinieri del Nas, che hanno condotto le indagini, hanno escluso “che una conversazione del suddetto tenore tra i predetti sia contenuta tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti del Tutino”. Immediata la replica del settimanale che in un'ulteriore nota ha ribadito quanto pubblicato: “La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo”.
Qual'è la verità sulla telefonata? Da dove proviene la notizia dell'intercettazione? Davvero si è in presenza di atti secretati? Se così fosse che motivo avrebbe la Procura di inviare un Comunicato di smentita? E' lecito pensare che si tratti intercettazioni provenienti da altri apparati di sicurezza? Non sarebbe la prima volta che indagini si avvalgono di registrazioni di un certo tipo.

La spallata al governo Crocetta?
Da mesi, tra inchieste e buchi finanziari, il governo Crocetta è messo a dura prova nella sua tenuta. Recentemente proprio l'arresto di Tutino aveva scatenato un vero e proprio terremoto all'interno della Giunta con le dimissioni della stessa Lucia Borsellino dalla carica di assessore alla Sanità.
“Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione”, aveva detto la figlia di Paolo Borsellino pochi giorni fa annunciando il passo indietro. 
Stavolta però il cataclisma avrebbe potuto portare a conseguenze ben maggiori. “Non ho sentito la frase su Lucia, forse c’era zona d’ombra, forse è caduta la linea... - aveva commentato a caldo all'Ansa lo stesso Crocetta - La prova che non l'ho sentita sta nel mio silenzio. Sono veramente allucinato. Sono addolorato, sconvolto. Se avessi sentito quella frase avrei reagito con durezza, non si scherza su queste cose. Quella frase colpisce tutte le persone che combattono la mafia. Posso essere stato destinatario di un messaggio così crudele? Quello che mi sta accadendo oggi è la cosa più terribile della mia vita. Sono accusato di qualcosa? Ho fatto qualcosa? Il destino della Sicilia può essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico? Non lo so. Ora capisco la reazione di Lucia e la colgo”.

Autosospensione
E' proprio quel silenzio che avrebbe messo all'angolo il Presidente della Regione Sicilia arrivato persino ad adottare un'auto-sospensione affidando la guida della Sicilia a Baldo Gucciardi (Pd), recentemente eletto assessore alla sanità dopo le dimissioni della Borsellino. “Mi auto sospendo immediatamente da presidente della Regione - ha detto all'Ansa - Sto inviando una richiesta alla Procura di Palermo per avere un incontro con lo scopo di verificare la portata dell'intercettazione che riguarda Tutino”.
Di fronte a quelle parole, prima che iniziasse la “guerra” delle smentite, ad un fatto tanto grave ed ignobile, l'autosospensione appariva davvero come un provvedimento troppo tenero. Dal mondo della politica, dell'associazionismo e sul web si era scatenato una vera e propria campagna per le dimissioni del Governatore. Alla fine lo stesso Crocetta si era quasi convinto: “Prenderò la decisione finale nel giro di pochi giorni, dopo gli accertamenti. Non sono legato alla poltrona, ribadisco la mia estraneità a questa vicenda. Ma quanto sta accadendo è più grave di un attentato fisico. Non intendo mettere la Sicilia nella condizione di subire attacchi, non faccio pagare prezzi al popolo siciliano. Ma di questa vicenda sono solo una vittima”.

Le reazioni di Lucia e Salvatore Borsellino
Sulla vicenda, basandosi esclusivamente su quanto riportato da “L'Espresso”, si sono espressi in mattinata sia Lucia che Salvatore Borsellino. “Non posso che sentirmi intimamente offesa e provare un senso di vergogna per loro - ha commentato l'ex assessore - Non rinnego nulla ho fatto quello che potevo in un contesto, evidentemente, poco edificante”.
Decisamente più dure le parole del fratello del giudice ucciso dalla mafia e zio di Lucia. “Quelle intercettazioni sono semplicemente gravissime, incredibili e vergognose. Lui non dice che bisogna farla fuori dall’assessorato ma che bisogna farla fuori come suo padre e, siccome mi risulta che suo padre è stato ucciso in maniera particolare, è gravissimo. E non perché l’abbia detto Tutino ma perché il presidente Crocetta non l’ha mai reso noto, né ha estromesso Tutino dal suo entourage. Io chiederò conto a Crocetta di questo. Dice che non ha sentito quella frase? Vuol dire che è stato colpito da una sordità improvvisa e temporanea”.
Se tutto sembrava pronto per la caduta del governo siciliano la smentita da parte della Procura nel pomeriggio ha rimescolato nuovamente le carte. Lo stesso Crocetta, raggiunto nuovamente dall'Ansa, si è lasciato andare in un pianto: “E' vero che la Procura smentisce? Oggi mi hanno ammazzato...”. Rosario Crocetta, raggiunto dall'Ansa, risponde in lacrime al telefono: “Perché... perché... Ma quanto è potente questa mafia che mi vuole fare fuori? Avrei potuto anche farla finita oggi...”. E poi ancora: “Metodo Boffo? Peggio, d'ora in poi si può parlare di 'metodo Crocetta'. Volevano farmi fuori”. Ha ragione il Presidente della Regione? Quel che è certo è che, a prescindere dalle critiche che possono essere sollevate nei confronti dell'azione del governo siciliano, resta il mistero di un'intercettazione, inesistente per la Procura, secretata per il settimanale. La verità, probabilmente, la sapremo solo con i prossimi sviluppi di una vicenda tutt'altro che conclusa. [fonte]
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