26 settembre 2015

Il pentito Carmelo D’Amico scagiona il killer di Beppe Alfano Antonino Merlino, ma gli attribuisce altri omicidi

Carmelo D'Amico
25 settembre 2015 di Leonardo Orlando – Barcellona P.G (ME) 

Le rivelazioni del pentito Carmelo D’Amico sull’omicidio del giornalista Beppe Alfano, apparse per la prima volta sulla Gazzetta del Sud, hanno avuto un eco dirompente anche in carcere dove è rinchiuso l’ex carpentiere Antonino Merlino, condannato, quale esecutore del delitto del cronista, a 21 anni di reclusione. Merlino che – come ha dichiarato D’Amico – si professava innocente, pur essendo stato un sicario dell’organizzazione mafiosa, di sua iniziativa ha già scritto una lettera ai magistrati della Dda di Messina che hanno raccolto le dichiarazioni del pentito sull’omicidio Alfano per chiedere la revisione. 

Nella lettera scritta in cella di suo pugno, Merlino aveva chiesto alla Procura distrettuale di Messina “di attivarsi per revisionare il processo, avendo appreso sul giornale Gazzetta del Sud che un collaboratore di giustizia aveva dichiarato la sua innocenza nel delitto di omicidio dell’Alfano” per il quale era stato condannato il 19 aprile del 2005 con sentenza della Corte di Assise d’Appello di Reggio Calabria su rinvio della Cassazione che all’epoca aveva annullato la sentenza emessa a Messina per carenza di motivazione. Quella lettera, scritta d’impeto dal carcere, ha sortito un primo effetto. Infatti i magistrati della Dda di Messina avevano trasmesso la lettera alla Corte di Appello di Reggio Calabria che sulla vicenda si è dichiarata incompatibile perché in quella sede era stata emessa la condanna d’Appello per Merlino. La lettera è stata così trasmessa alla Corte d’Appello di Catanzaro dove la seconda sezione penale, presieduta dal giudice Maria Vittoria Marchianò, ha già emesso una ordinanza con la quale dichiara “l’inammissibilità” della richiesta di revisione del giudicato penale. I giudici di Catanzaro, infatti, hanno ritenuto “che l’istanza del soggetto condannato risulta priva di argomentazioni e non indica compiutamente né allega le nuove prove a sostegno della richiesta”. 

In realtà il detenuto Antonino Merlino, aveva scritto la lettera di sua iniziativa senza rispettare le forme previste da una “istanza di revisione” che – come scrivono gli stessi giudici – “deve contenere l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve essere presentata unitamente agli atti e documenti sui quali si fonda”, in questo caso le dichiarazioni del pentito, assieme agli atti d’indagine ancora non disponibili con i quali inquirenti avranno ricercato i necessari riscontri investigativi. Il rigetto, ovviamente, non precluderà il diritto di Merlino a inoltrare, questa volta attraverso il suo legale, istanza di revisione tenuto conto che ciò potrebbe rappresentare un boomerang. 

La mera indicazione fatta dal collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, il quale indica in Stefano Genovese il sicario che la sera dell’8 gennaio del 1993 uccise Beppe Alfano, non sarebbe sufficiente a restituire la libertà a Merlino. Carmelo D’Amico, infatti, nelle sue dichiarazioni non ha risparmiato altre accuse nei confronti di Antonino Merlino relative ad altri omicidi: “voglio specificare che Merlino era un killer, non era certo un santo ed anzi in quel periodo era ancora più qualificato di me quanto ad omicidi”. Il particolare non è da poco se si ipotizza che nei confronti di Merlino potrebbero concretizzarsi nuove accuse sulla partecipazione ad altri omicidi, così come emerge dalle dichiarazioni di D’Amico. 

La stessa possibilità di una nuova istanza di revisione del processo, atteso che attualmente Merlino sta scontando 21 anni di carcere per l’omicidio e una seconda condanna per associazione mafiosa, potrebbe essere vanificata dalla prospettiva di un ergastolo. D’Amico indica Antonino Merlino quale figlioccio del boss Filippo Barresi. Dopo l’arresto per l’omicidio Alfano e la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia, Antonino Merlino da ex carpentiere, così come veniva indicato dagli investigatori dell’epoca, fa il salto di qualità e riesce a cerare un miracolo economico venendo a capo di una azienda di autotrasporti che da anni è al servizio di aziende commerciali per la movimentazione delle merci dirette anche all’estero, in particolare in Germania. 

Gazzetta del Sud
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