8 ottobre 2015

Di Matteo: ''Per la magistratura non è più prioritaria la lotta alla mafia''


di Lorenzo Baldo - 8 OTTOBRE 2015


Intervista al pm che indaga sulla trattativa Stato-mafia L’impegno costante contro un “sistema criminale integrato” che tiene sotto scacco il nostro Paese.

E’ il mese di giugno, nel suo ufficio al secondo piano del palazzo di giustizia di Palermo il sostituto procuratore Nino Di Matteo spiega che mafia e corruzione rappresentano “due facce della stessa medaglia, due aspetti distinti di un unico sistema criminale integrato, in cui la violenza della mafia e i soldi della corruzione si integrano a vicenda per il raggiungimento di scopi criminali”. Nell’analisi del magistrato siciliano, condannato a morte dal capo di Cosa Nostra, c’è spazio anche per il “protagonismo” dei Servizi segreti che, per ritenute “ragioni di Stato”, accettano il dialogo con altre forze criminali. Mafia, politica e istituzioni? “Per quanto riguarda il calo di tensione e di attenzione nell’approccio a questo tipo di inchieste, la politica, e i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, hanno avuto un peso importante, se non determinante”. Di Matteo è consapevole che la magistratura da sola può arrivare fino a un certo punto se in questa ricerca della verità non viene aiutata, sostenuta e stimolata dalla politica. Ma la realtà dei fatti e tutt’altra. “Noi non abbiamo avuto né l’aiuto, né il sostegno e né lo stimolo a cercare la verità; piuttosto in certi momenti riteniamo di avere avuto degli ostacoli che potevano essere evitati”. Ostacoli che si traducono con l’isolamento istituzionale, la diffidenza, il sospetto, la presa di distanza da parte di alcuni settori della stessa magistratura. Si giunge così all’amara conclusione che “la lotta alla mafia non è più prioritaria, nemmeno all’interno della magistratura”. Con un’ultima speranza che questa tendenza si possa invertire.


Recentemente lei ha dichiarato che “per vincere la mafia infiltrata nell’amministrazione pubblica e la corruzione l’Italia deve affrontare un’altra grande guerra di liberazione”. Ma la volontà politico-istituzionale a voler affrontare questa nuova “guerra di liberazione” è pura utopia? 

Credo che finora gli eventi dimostrino come questa volontà non sia stata effettiva, generale, né tanto meno prioritaria. Si è andati avanti seguendo una logica emergenziale, cercando di reagire agli avvenimenti, agli scandali e alle risultanze di indagini giudiziarie sempre più numerose. Ritengo quindi che sia mancata una visione d’insieme costante e intelligente, capace di concentrare gli sforzi, anche con un obiettivo più alto e più a lungo termine, in due direzioni: la recisione dei rapporti esterni della mafia con la politica, l’economia e le istituzioni, e la repressione più efficace del fenomeno della corruzione. Che sta diventando sempre più complementare a quello mafioso, tanto che mafia e corruzione oggi spesso rappresentano due facce della stessa medaglia, due aspetti distinti di un unico sistema criminale integrato, in cui la violenza della mafia e i soldi della corruzione si integrano a vicenda per il raggiungimento di scopi criminali. [LEGGI TUTTO QUI]



VIDEO: Il gioco grande del malaffare - Nino Di Matteo






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