12 novembre 2015

Amministrative del 2007 a Furnari: La mafia scese in campo per Lopes


Processo Torrente, i nuovi verbali con le dichiarazioni di Carmelo D'Amico. "Tindaro Calabrese fece un patto col candidato: voti in cambio di lavori"

12 novembre 2015 di Leonardo Orlando

Le sorti delle elezioni amministrative di Furnari nel 2007 sarebbero state decise in un summit organizzato dall'ex capo mafia Carmelo D'Amico nella sua tenuta di contrada Cavaleri a Barcellona. Al summit avrebbe preso parte il boss Tindaro Calabrese, che aveva chiesto il permesso di poter schierare il gruppo mafioso dei Mazzarroti in favore del candidato a sindaco Lopes.

Secondo il racconto reso dal pentito ai magistrati inquirenti Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, nell'interrogatorio del 23 ottobre dello scorso anno, D'Amico afferma che "durante quell'incontro Calabrese comunicò "che si era accordato con Lopes affinchè lui sostenesse la candidatura di Lopes stesso, che in cambio, una volta divenuto sindaco,  si sarebbe sdebitato facendo ottenere a Tindaro Calabrese, o a chi per lui, lavori pubblici nell'ambito del comune.

Tindaro Calabrese mi disse", prosegue D'Amico, "che quell'accordo intervenuto fra lui stesso e Lopes era avvenuto per iniziativa di Lopes. E Calabrese mi disse che si sarebbe impegnato per procurargli i voti.

Ricordo - raacconta ancora D'Amico - che Calabrese quando mi riferì di questo accordo, mi disse che Lopes ormai era "nelle nostre mani". Con questa espressione -  specifica il pentito -  Calabrese intendeva che Lopes era nelle sue mani, quindi anche nelle mie", ovvero «a disposizione dell'intera organizzazione. Io gli diedi lo "sta bene".

Tindaro Calabrese - racconta il pentito - "si fece prendere tantissimo" da quel patto che aveva stretto con il candidato e si impegnò a fondo per procurare quei voti in favore di costui e non fare cattiva figura.

Calabrese arrivò a minacciare di brutto" le persone che avrebbero votato a Furnari al fine di convincerle ad esprimere il voto in favore di Lopes.

Calabrese -  ha specificato D'Amico -  esercitò forti minacce praticamente nei confronti di tutti gli elettori di Furnari e, in qualche occasione, arrivò a minacciarli anche con la pistola.
Specifico -  ha sottolineato il pentito -  che queste cose mi furono riferite espressamente da Calabrese.

Il pentito ricorda anche un particolare relativo ad un imprenditore di cui dice di non ricordare il nome che «era praticamente l'ago della bilancia" di quelle elezioni. Quell'imprenditore aveva intenzione di votare per l'antagonista del Lopes", di cui D'Amico non sa indicare il nome. 

Calabrese -  ha proseguito il pentito -  incontrò questa persona e la minacciò espressamente di votare a favore di Lopes ed arrivò addirittura a puntargli la pistola in testa per con vincerlo. 

Effettivamente quel soggetto alla fine votò in favore di Lopes e non più per il suo antagonista. Ricordo che il Calabrese mi disse che alla fine avevano vinto per circa 13-15 voti" 

D'Amico ha poi rivelato dell'esistenza di un'agendina che gli fu mostrata da Calabrese in cui vi sarebbero stati riportati "i nomi dei soggetti che avrebbero votato a Furnari e le sezioni dove essi avrebbero votato".

Il pentito tira in ballo anche il catanese Leonardo Arcidiacono imputato nel processo Torrente che avrebbe avuto un ruolo di primo piano in quella campagna elettorale: "Fu anche Arcidiacono a dirmi che, se fosse salito il sindaco Lopes, costui si sarebbe sdebitato con Calabrese e con gli altri soggetti che avevano procacciato i voti per lui, facendo assegnare in loro favore lavori da parte del Comune di Fumari. 

Mi risulta che in effetti che dopo quelle elezioni, il sindaco Lopes fece assegnare un lavoro dell'entità di circa 500.000 euro, da svolgersi a Portorosa.

L'appalto 
L'accordo tra Tindaro Calabrese e il candidato a sindaco Lopes, secondo quanto ha raccontato ai magistrati della Distrettuale antimafia Carmelo D'Amico, boss transitato tra le file dei pentiti, era chiaro: voti alle Amministrative del 2007 in cambio di appalti a imprese vicine, o diretta emanazione, del gruppo mafioso. 
E il debito, sempre secondo D'Amico, fu onorato: un lavoro a Portorosa per un importo di circa 500mila euro venne assegnato a Santino Bonanno, e dunque a Tindaro Calabrese. 

In pratica», spiega D'Amico magistrati, "il lavoro lo prese formalmente Santino Bonanno ma gli interventi furono eseguiti anche da Calabrese. E mi risulta che vennero affidati alcuni interventi di potatura e sistemazione di aiuole alla ditta della moglie di Sebastiano Geraci",  altro imputato del "processo Torrente".

Gazzetta del Sud - Messina
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