19 febbraio 2016

Stato-mafia, Cartotto: ''Nel '94 Dell'Utri al bar Doney''



18 febbraio 2016 di Francesca Mondin e Miriam Cuccu



''B. chiese di ritrattare mia testimonianza 'sull'amico Marcello'''



L’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri avrebbe frequentato il bar Doney a Roma nel gennaio ’94. La circostanza è emersa nel corso dell’udienza di oggi al processo trattativa Stato-mafia. A testimoniare davanti alla Corte d’Assise di Palermo (in trasferta a Milano fino a domani) è Ezio Cartotto, giornalista ma soprattutto uomo con un’esperienza politica decennale nata tra i ranghi della Democrazia cristiana milanese. C’era pure lui a Roma, insieme a Dell’Utri, quando a gennaio ’94 venivano ricevute le persone che aspiravano ad entrare nelle liste elettorali del nuovo progetto di Forza Italia. “Andavo a Roma quattro giorni a settimana - ha raccontato Cartotto - alloggiavo all’Hotel Imperiale, in seguito al Majestic. Tutto pagato da Publitalia”. L’Hotel Majestic era lo stesso in cui alloggiava Dell’Utri. In quell’occasione, ha ricordato Cartotto “ebbi modo di assistere a molti appuntamenti tra lui e possibili candidati del Centro-Sud”. 

Poi il pm Nino Di Matteo chiede dell’eventuale frequentazione di Dell’Utri al bar Doney: “Credo di sì, ma non lo conosco” replica. Poi, dietro contestazione del pubblico ministero, ha aggiunto: “Ho visto Dell’Utri (al bar Doney, ndr) ma non l’ho disturbato e lui non mi ha fatto cenni, era in compagnia di altre persone”. “Coincidenza” vuole che in quello stesso periodo (gennaio 1994) è datato anche l'incontro tra il capomafia Giuseppe Graviano e Gaspare Spatuzza (mafioso oggi pentito), quando il boss di Brancaccio fece i nomi di Berlusconi e Dell’Utri, dicendo che “grazie a loro c’eravamo messi il Paese nelle mani”.

Che Dell’Utri fosse a Roma proprio nel lasso di tempo in cui c’erano anche Graviano e Spatuzza era già emerso quando, nel corso dello stesso processo, erano stati interrogati i luogotenenti Massimo Cappottella e Sandro Micheli (della Dia di Firenze) sugli accertamenti riguardanti quel bar di via Veneto. A soli quattrocento metri dal Majestic, dove l’arrivo dell’ex senatore è datato 18 gennaio ’94. E tre giorni dopo Graviano e Spatuzza si incontrano al Doney, in un periodo in cui Cosa nostra sta progettando l’attentato (poi fallito) allo Stadio Olimpico di Roma. E’ possibile, quindi, che Dell’Utri (in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti risalenti fino al ‘92) si sia incontrato con Graviano? 


Dell’Utri pensò a Forza Italia già nel '92
“Berlusconi ha detto che fu ispirato a gennaio ’94 a scendere in campo per salvare l’Italia, tutte palle! “Cartotto ha raccontato in aula, tra una risata e un’altra (per cui è stato richiamato all’ordine dal Presidente Montalto, ndr), di essere stato lui, ben prima del ’93 su invito di Dell’Utri, ad iniziare a stendere il progetto politico che poi sfociò in Forza Italia. “Negli anni ’90 la situazione italiana era tragica e Dell’Utri mi parlò di creare dei comitati di partecipazione, cosa che precedette i club di Forza Italia, noi parlavamo di club di partecipazione che dovevano raggruppare persone dei vari partiti di centro, ex Dc, ex liberali ecc in modo da riunirli” sotto un’unica forza. 

Su sollecitazione del pm Di Matteo l’ex democristiano ha poi confermato che nello specifico Dell’Utri parlò di un nuovo progetto politico da sostituire alla Dc di Lima “tra l’omicidio Lima e la strage di Falcone”, contestualmente al loro commento sull’omicidio del democristiano siciliano. In seguito a quel tragico fatto, Cartotto ha detto di aver chiesto spiegazioni a Dell’Utri il quale gli avrebbe risposto in siciliano: “Non mantenia parola”, senza aggiungere altro, “con l’atteggiamento di chi - ha specificato il teste - racconta un fatto che tutti dovevano già sapere”.

Secondo quanto raccontato da Cartotto, di questo nuovo progetto inizialmente con Berlusconi non ne aveva parlato. “Le linee di condotta non vengono da Berlusconi nel ’92 perché non aveva ancora fatto il discorso di Montecarlo e io non l’avevo ancora visto, vengono da Dell’Utri”.
Solo a settembre del ’92 per la prima volta “Berlusconi preannunciava che bisognava muoversi anche a livello politico” quando “convocò il solito congresso annuale dei dirigenti della Fininvest e in questa assemblea a Montecarlo, disse ‘gli amici contano sempre meno e spariscono e i nemici contano sempre di più e vogliono fregarci quindi dobbiamo cominciare ad organizzarci prevedendo un periodo di grande agitazione sia economia e politica’“.
Infatti “a settembre ’92 io ho cominciato ad avere un progetto di carattere politico che si rifaceva a quello che era inizio storico politico della Democrazia cristiana”. In quel periodo “firmo un contratto di sei milioni di lire al mese - ha raccontato Cartotto - bisognava far sì che questi corsi precedentemente tenuti sull’esame della situazione italiana fossero invece finalizzati alla lettura della situazione politica”.
Il tutto però “si doveva fare con assoluta riservatezza - ha sottolineato il teste - era una condicio sine qua non esternata da entrambi (Berlusconi e Dell’Utri, ndr)”. A Natale Berlusconi “si raccomandò il silenzio e Dell’Utri disse ‘tra di noi diciamoci pure le cose ma stiamo zitti non parliamone ancora”, la “preoccupazione di Berlusconi era che si sapesse che Finivest aveva intenzione di formare una partito politico”.
Il via libera di Berlusconi sarebbe arrivato ad aprile del ’93 quando “Berlusconi mi invitò ad Arcore e lì mi disse: ‘C’è Bettino Craxi, se lui dice di partire dobbiamo partire è la persona di cui mi fido di più in politica’. Io esposi tutte le ragioni sul progetto politico e Craxi fu favorevolissimo al progetto a condizione che si coinvolgesse la Lega in tutto il nord Italia in modo da portare a casa tutti i collegi del nord”. A quel punto Berlusconi “diede il via libera a togliere le ristrettezze e partire”.



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In foto: l'ex politico, scrittore e giornalista italiano Ezio Cartotto





“Chiesti i miei voti per Ciancimino”

La conoscenza con Berlusconi, ha ricordato Cartotto, “risale alla metà del 1972” quando l’ex politico si pronunciò a favore della costruzione della celebre Milano 2. “In seguito - ha continuato - ci ‘annusammo’ per circa un anno e mezzo, poi il nostro rapporto si consolidò”. Di Dell’Utri, invece “ho una grande stima. Su sua richiesta feci dei corsi di formazione sulla situazione attuale dell’epoca ai dipendenti del gruppo Fininvest”. Fu però un episodio a suscitare in lui particolare perplessità: “Un giorno Dell’Utri mi chiese di incontrarlo per presentarmi una persona con la quale ‘mi devi far fare bella figura, si tratta di politica. Una persona legata a Ciancimino’. Si trattava - ha raccontato Cartotto - di tale Francesco Paolo Alamia. Disse che la preoccupazione di Ciancimino era capitalizzare 50mila voti per poter entrare all’imminente consiglio nazionale della Dc del ‘79. E io da solo ne portavo 10mila. Gli risposi però di andare a cercare voti altrove, gli segnalai alcune correnti”.




“Da B. pressioni a processo Dell’Utri”

Questo aneddoto, da Cartotto riferito nel ‘98 al processo Dell’Utri, costituisce oggetto di pressioni nonché la ragione della rottura dei rapporti con il senatore siciliano. “Alla fine dell’udienza mi ha rimbrottato ‘perché hai detto questa cazzata?’, cercava di indurmi a tacere o ad attenuare la cosa con un’eventuale replica. E ho subito lamentazioni anche da parte di Berlusconi. Mi si disse che se volevo rientrare nel gruppo dovevo essere più disponibile, dovevo trovare il modo di rimangiarmi quello che aveva aggravato la posizione dell’‘amico Marcello’. Dal ’96 ero a scontro frontale perché mi era stato promesso di essere messo in lista per il Senato in cambio dei corsi di formazione politica da me condotti. Ma mai fidarsi della parola d’onore di Berlusconi” ha sentenziato.



La mancata candidatura di Cartotto fu motivo di screzio anche negli anni a seguire con l’ex Cavaliere. E che, a detta del teste, fu motivo scatenante del suo contatto con Berlusconi subito dopo essere stato chiamato nel 2011 come persona informata dei fatti, da parte dei pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia. “Non meritavo di essere trattato così - ha sbottato il teste - lasciandomi per di più in guai economici molto seri… io continuavo ad avere rogne per colpa sua (ammesso che essere chiamato a testimoniare fosse una ‘rogna’, ndr) e lui non mi ascoltava come doveva, ma altri si interessavano a me. Ma Berlusconi mi disse ‘arrangiati e spera, sono problemi tuoi’”. [link]

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