3 marzo 2016

Messina: il riesame rigetta l’appello della procura. Rosario Pio Cattafi resta libero

2 marzo 2016 

Il provvedimento del riesame: il ‘ruolo atipico’ e la ‘vicinanza’ al boss gullotti. “la detenzione del gullotti ha alterato le prospettive di inserimento mafioso del cattafi”. 

La ‘fuoriuscita’ dell’avvocato Cattafi dalla mafia barcellonese e’ legata in sostanza alla figura del boss Giuseppe Gullotti, che usci’ di scena come capo di cosa nostra del longano dopo l’arresto. E’ questo uno degli elementi-chiave che i giudici del riesame, con il provvedimento depositato ieri mattina, prendono in considerazione per dire ‘no’ all’arresto di Cattafi. Nel corpo del provvedimento vengono riportati poi interi passaggi della sentenza d’appello della maxi operazione antimafia ‘gotha 3′. 

Ecco un passaggio: “…il giudice di secondo grado, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa del Cattafi, ha revocato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del medesimo (applicatagli dal 24 luglio 2012) rilevando, sulla scorta dell’esito del giudizio, l’insussistenza di attuali esigenze cautelari in considerazione del ‘ruolo atipico del Cattafi di sinergia con i gruppi mafiosi prima catanesi e poi barcellonesi, esauritosi a partire dall’epoca, successiva all’arresto del Gullotti’ (febbraio 1998), e ritenendo superata la presunzione di intraneita’ a tempo indeterminato conseguente all’adesione ad associazioni mafiose in assenza di esplicite forme di recesso o di altre eccezionali circostanze”. 

Continuando nel citare la sentenza d’appello della ‘gotha 3′, i giudici del riesame trascrivono poi in un altro passaggio: “…nel caso del Cattafi pero’ si e’ fin dall’inizio in presenza di un ruolo peculiare ed anomalo nel panorama mafioso, piu’ volte sottolineato dallo stesso ufficio del pubblico ministero, che per certi aspetti potrebbe apparire affine alle dinamiche del concorso ‘esterno’, quale ‘messa a disposizione’ di proprie capacita’ relazionali al servizio degli interessi della cosca, se cosi’ e’ (o meglio e’ quanto gli atti ragionevolmente consentono di configurare), non suscita particolari perplessita’ che la lunga detenzione e l’arresto del Gullotti, abbiano alterato le prospettive di inserimento mafioso a lungo termine del Cattafi, consigliandogli di mettersi in disparte, godere semmai del rispetto per il proprio ruolo passato, ma senza un attivo coinvolgimento nelle vicende mafiose piu’ recenti del suo territorio”. Scrivono poi i giudici del riesame: “…non sfugga peraltro che la corte d’appello si spinge in motivazioni oltre la demarcazione temporale sancita nel dispositivo, evidenziando che ‘dopo il 1993 (o se si vuole dall’ottobre 1997 con la scarcerazione) le fonti di conoscenza su presunte attivita’ del Cattafi correlate alla appartenenza al sodalizio barcellonese… si affievoliscono fino a scomparire’”. Nuccio AnselmoGAZZETTA DEL SUD 

Rosario Cattafi resta libero. 
Il tribunale del riesame – presidente Antonino Genovese – ha respinto l’appello della procura generale, che aveva chiesto al collegio di rivedere il provvedimento col quale la corte d’appello, l’11 dicembre scorso, ha scarcerato Rosario Pio Cattafi, fino a quel giorno al regime del carcere duro. La procura ha chiesto la revoca di quel provvedimento, ma il tribunale si è detto sostanzialmente non legittimato ad entrare nel merito di quella decisione. In primo luogo per ragioni procedurali e di diritto: la scarcerazione della corte d’appello si basa sulla sentenza d’appello del processo gotha 3. Sentenza che condanna Cattafi per associazione mafiosa, ma non gli riconosce il ruolo di “boss”, e quindi fa cadere le aggravanti che ciò comporta, e soprattutto limita tale “mafiosità” al 2000, poiché nel ’99 Cattafi viene arrestato, rimane in carcere per lungo tempo, e i pentiti che lo accusano poco sanno dire del suo ruolo nel periodo successivo. Il riesame specifica che il provvedimento che decide della libertà personale dell’imputato – in questo caso la scarcerazione – viene “assorbito” dalla sentenza. E non può il tribunale del riesame entrare nel merito della sentenza. Il riesame rigetta le obiezioni della procura anche nel punto in cui contesta alla corte d’appello “l’assoluzione” per il periodo successivo al 2000 perché per giurisprudenza uno dei presupposti per dichiarare tale “assoluzione” è dimostrare concretamente la dissociazione dalla famiglia criminale. Il riesame, rileggendo le motivazioni della sentenza dei giudici di secondo grado, sottolinea infatti che questi ultimi hanno rilevato che non solo mancano le prove della sua associazione mafiosa al periodo successivo al 2000, ma anche per il periodo immediatamente precedente, successivamente al ’93, le accuse mosse dai pentiti si “diradano”, diventano meno contestualizzanti e probanti. Lo stesso vale per le accuse mosse dal pentito Carmelo D’Amico in relazione al caso di Attilio Manca, la cui morte risale al 2004, quindi al periodo successivo. Morte nella quale avrebbe avuto un ruolo appunto Cattafi, per questo la procura ha depositato al riesame i verbali del collaboratore relativi a questa vicenda. Anche in questo caso, però, ribadisce il riesame, valgono le stesse “perplessità” espresse in relazione alle dichiarazioni dei pentiti. Così come non basta a dire che c’è un pericolo concreto ed attuale tale da ripristinare un provvedimento di carcerazione per Cattafi solo perché lo stesso non soltanto è stato comunque condannato per mafia ma rinviato a giudizio per un’altra vicenda, poiché in questo secondo caso si tratta di una calunnia, peraltro legata ad un risvolto processuale. Insomma, il “colletto bianco” che si muoveva tra clan e apparati informativi dello stato per il momento resta dov’è, fuori dal carcere. Alessandra Serio – da tempostretto.it 

Cosa scrissero i giudici nel primo provvedimento di scarcerazione. 
Dall’archivio: Saro Cattafi torna libero. La corte d’appello ne ordina la scarcerazione. La decisione dopo la sentenza che ha stabilito che l’avvocato di Barcellona è stato un semplice affiliato della mafia e solo sino al 2000. La corte d’appello di Messina ha disposto la scarcerazione di Saro Cattafi, in carcere al 41 bis dal 24 luglio del 2012, quando fu arrestato con l’accusa di essere il capo della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, anello di congiunzione con i clan di catania e palermo. La decisione è stata assunta dagli stessi magistrati d’appello che il 24 novembre del 2015 avevano riformato parzialmente la sentenza di primo grado che, sposando in toto l’impianto accusatorio della procura, aveva inflitto all’avvocato di Barcellona di 67 anni la pena di 12 anni di reclusione (18 anni ridotti a 12 grazie ai benefici del rito abbreviato). Il collegio presieduto da Francesco Tripodi ha, infatti, escluso che Cattafi sia mai stato ai vertici dell’organizzazione mafiosa e lo ha ritenuto un semplice affiliato ma solo sino al 2000, quando l’avvocato fu sottoposto per 5 anni a misure di prevenzione personale. Da quell’anno in poi infatti secondo la corte d’appello non esiste alcuna prova che Cattafi abbia continuato a far parte del sodalizio criminale. Di conseguenza ha condannato Cattafi a 7 anni: pena non ancora definitiva ma ancora potenzialmente al vaglio della cassazione. Nella giornata di oggi 4 dicembre 2015 gli stessi giudici hanno revocato la misura cautelare del carcere, ordinando l’immediata scarcerazione di Cattafi. I giudici hanno accolto la richiesta avanzata dal legale Salvatore Silvestro, il giorno successivo alla condanna. Secondo i magistrati d’appello non c’è alcun elemento che lasci pensare che Cattafi sia socialmente pericoloso essendo le condotte per cui è stato condannato risalenti ad oltre tre lustri e non avendo l’imputato alcun’altra pendenza. 

Gli stessi giudici hanno ancora sottolineato che non sussiste il pericolo che Cattafi si dia alla fuga, posto che tra l’altro gran parte della pena è stata espiata (tre anni e 4 mesi) e il condannato potrebbe godere del beneficio della liberazione anticipata. Cosa scriveva il difensore. “…ha di fatto espiato complessivamente circa dieci anni di reclusione a fronte di una condanna alla pena complessiva di anni sette”, ed ancora “in forza delle intervenute sentenze assolutorie devono considerarsi “sofferti senza titolo”. Cosa scrivono i giudici nel provvedimento di scarcerazione: “…successivamente alla cattura ed ininterrotta detenzione del Gullotti, e fino alla data dell’arresto dell’imputato, quando si chiude la contestazione del reato, non emergono elementi che facciano ritenere perdurante la partecipazione del Cattafi al gruppo barcellonese”. I giudici parlano poi di “…carattere assolutamente peculiare ed anomalo del ruolo di Cattafi nel panorama mafioso, piu’ volte sottolineata dallo stesso ufficio del pubblico ministero”, un ruolo “di sinergia con i gruppi mafiosi prima catanesi e poi barcellonesi” sempre secondo i giudici d’appello “…’esauritosi’ a partire dall’epoca successiva all’arresto di Gullotti”. E parlano anche di “insussistenza di autonome esigenze cautelari rispetto ai fatti per cui si procede”, e del fatto che “non risulta una pericolosita’ attuale del soggetto”.
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