5 maggio 2016

Tuzzolino: un pentito ancora indecifrabile che sa troppe cose



05/05/2016 di SERENA DI STEFANO 

Parla a ruota libera l’architetto 36enne che “agiva in nome di Matteo Messina Denaro” e lo fa con dichiarazioni shock. Collaboratore di giustizia dal 2013 sarà un testimone chiave nel processo in appello che vede imputato l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa

“Dal 2009 al 2012 mi sono trasferito a New York per reinvestire i guadagni illeciti di Cosa Nostra”. Comincia così il fiume di parole pronunciate da Giuseppe Tuzzolino nell’interrogatorio del 22 marzo dinanzi ai Sostituti Procuratori Agata Santonocito e Antonino Fanara.
UN PERSONAGGIO CONTROVERSO CHE FA TREMARE MEZZA SICILIA
Che Tuzzolino sia un collezionista di querele, ormai, non fa più notizia. Dal suo ex avvocato Salvatore Pennica alla segretaria generale della Presidenza della Regione Sicilia, Patrizia Monterrosso sono parecchi coloro che lo hanno accusato di diffondere menzogne infamanti. Ma è proprio quest’ultima ad essere indicata dal pentito agrigentino come “sorella massone che si occupava degli interessi di tutti i componenti della Loggia La Sicilia e responsabile del contatto tra la massoneria di Trapani con Raffaele Lombardo, ad esempio nell’interesse della società Vento Divino, di Nicastri, poi sequestrata”. Chi è Giuseppe Tuzzolino? Per primi, lo hanno raccontato i colleghi della testata“Grandangolo” diretto da Franco Castaldo.
Arrestato il 2 giugno 2013, mentre tentava la fuga a New York in seguito alla soffiata di un carabiniere infedele, venne accusato dalla Procura di Agrigento di associazione per delinquere, truffa, turbativa di asta e falso. Fu dopo il patteggiamento che Tuzzolino cominciò a collaborare con la magistratura, ricostruendo la “sua” verità. Fondamentale, in questo senso, un anneddoto dell’ottobre 2013 in cui l’architetto massone racconta di essere stato avvicinato da Tonino Chiazza, uno dei capi mandamento della Stidda, pretendendo la restituzione del denaro dovuto alla mafia e alla massoneria. Da quell’evento cominciò a raccontare Cosa Nostra.
IL SODALIZIO TRA MASSONERIA, MAFIA E POLITICA: I CENTRI COMMERCIALI CATANESI
“Le famiglie mafiose si fidavano di me perché avevo una stabilità economica che mi poneva a  riparo da tentazioni, perché ero massone e perché ero vicino a Carmelo Vetro, il cui padre era vicino a Giovanni Brusca, partecipe anch’egli dell’Oriente di Trapani. Alla fine, però, io mi appropriai di somme che non mi appartenevano e che, invece, erano della mafia e della massoneria”, racconta ai pm Tuzzolino indicando Giuseppe Vetro – padre di Carmelo – come “un mafioso importante e amico di Calogero Baldo” (ex assessore al Comune di Agrigento ed ex genero dello stesso Tuzzolino, arrestato nel 1996 per reati inerenti ad appalti).
Nei racconti di Tuzzolino, la Sicilia dalle tinte più cupe ha ancora una volta tre vertici: Cosa Nostra, la politica e la massoneria. Impossibile capire se dica la verità ma Tuzzolino continua a parlare e stavolta lo fa in riferimento ai tanto discussi centri commerciali di Catania. “Ho appreso dal mio ex suocero Baldo che aveva preso contatti con Nino Strano, assessore, che era la persona che si occupava dell’aspetto amministrativo dei centri commerciali per conto dei Santapaola”. Con lui, il collaboratore di giustizia racconta di essersi incontrato insieme al suocero in un bar di Piazza Duomo nel corso della campagna elettorale per le elezioni a Presidente della Regione di Raffaele Lombardo. “Mio suocero chiese di poter progettare un centro commerciale tra quelli che vi erano in programmazione, ma Strano fu evasivo. Strano si era interessato per il centro La Tenutella che era un affare della famiglia di Aiello Vincenzo”.
LE DICHIARAZIONI SU RAFFAELE LOMBARDO E L’OMBRA SUI SERVIZI SEGRETI
Come arriva Tuzzolino a Lombardo? Secondo quanto dice ai magistrati, attraverso l’Ing. Romiti che gli presentò il geologo Giovanni Barbagallo come una “cerniera tra politica e mafia” e per un periodo anche “massone all’orecchio”, cioè temporaneamente in prova. Barbagallo, per esempio, si sarebbe occupato di introdurre le imprese e i tecnici graditi da Vincenzo Aiello negli appalti del Policlinico di Catania e del suo pronto soccorso;aziende che avrebbero poi dato il 2% alla mafia proprio tramite Barbagallo. Chi si annovera tra queste imprese? La COGIP di Mimmo Costanzo, l’impresa LO RE e la Pozzobon di Alessandro Bosco.
Così, nella “riunione indetta per sostenere elettoralmente Raffaele Lombardo prima del 2008″ partecipò tra gli altri anche “tale Di Gioia della famiglia di Cosa Nostra omonima di Canicattì, rappresentata da Buggea. In tale contesto Lo Giudice disse che avrebbe contattato Barbagallo per sapere cosa stesse facendo a Catania per l’elezione di Lombardo”. Il pentito continua facendo riferimento ad un’altra riunione in cui si sarebbero uniti esponenti della massoneria, politici e stiddari:  “Partecipai anche ad una riunione organizzata nello studio medico del dottor Vella Di Mauro Roberto – poi deputato regionale dell’MPA dal 2008 al 2012 – con gli esponenti della stidda per ottenere il loro sostegno per votare Lombardo alle elezioni regionali”.
Ma è a questo punto che si inserisce un quarto elemento nei racconti di Tuzzolino: i servizi segreti. E anche qui un altro rimando a Raffaele Lombardo. Il pentito racconta di aver frequentato Morgana Rinaldi, figlia di Leonardo – entrambi dei servizi segreti – e di aver ricevuto da lei la proposta di investire in un’impresa che operava nel settore dei pannelli solari, costituita subito dopo le elezioni regionali, in cui partecipavano anche il padre e Raffaele Lombardo. “L’affare venne definito a Milano nel 2011 circa, presso lo studio dello stesso Rinaldi ed in quella occasione ci disse che egli era il solo che poteva ottenere le licenze per il fotovoltaico dall’amministrazione Lombardo”.
DALLA SICILIA ALLA ROMANIA: LA NUOVA PROVINCIA MASSONICA A BUCAREST
Secondo Tuzzolino, i tentacoli della piovra mafio-massonica avrebbero puntato a Est. L’intento di Gasperino Valenti, delegato magistrale della Loggia La Sicilia e degli esponenti dell’Oriente di Bergamo “era quello di creare una nuova provincia massonica a Bucarest e di trasferire all’estero i guadagni in nero in Romania per farli poi ritornare in Italia confatturazione da società cartiere”. Sempre in Romania, stavolta a Pitesty, Tuzzolino racconta di aver incontrato il catanese Marcello Battaglia, proprietario di case di prostituzione, terreni e sale da giochi che si occupava di gestire e investire i soldi illeciti provenienti dalla città etnea.
IL PARCO TEMATICO DI REGALBUTO
Dell’intreccio tra Cosa Nostra e i colletti bianchi dell’isola, un caso indicato da Tuzzolino come esemplare è il progetto parco tematico di Regalbuto da lui gestito nel 2005. “In un primo momento mi sembrava un’opera splendida, a poco a  poco mi resi conto, però, chesi trattava di una truffa nei confronti della Regione che avrebbe dovuto essere indotta a dare il contributo pari al 20% delle opere anche se le imprese in questione [tutte di Catania] i cui interessi erano rappresentati dall’avv. Mario Cavallaro (persona legata alla mafia di Catania), non avevano mai avuto la volontà di realizzarla effettivamente”. Tra i partecipanti delle riunioni in cui si condordavano i particolari del progetto, a suo dire, partecipava anche l’onorevole Gianfranco Miccichè. Ma non solo. All’hotel Atlantis di Fiumefreddo, si recava anche Rosario Russo, “esponente del gruppo mafioso operante nella zona di Giarre,persona che sembrava essere più importante degli altri, e persino dell’Avv. Mario Cavallaro. Russo era titolare di una impresa edile denominata Edil house e si vantava di essere il proprietario dell’albergo Atlantis”, racconta Tuzzolino ai pm.
I lavori e gli incarichi per il parco di Regalbuto sarebbero stati ben ripartiti tra gli imprenditori gravitanti le famiglie mafiose interessate: gli studi geologici realizzati “su ordine di Cosa Nostra agrigentina, nella persona di Cotitto Francesco Gioacchino, dallo Studio di Alba e Giambra di Favara”, invece i campi da golf previsti nel progetto dovevano essere affidati a Giovambattista Scidà originario di Catania con studi sia a Roma che in Romania.
Da architetto a collaboratore di giustizia, Tuzzolino è ritenuto un teste inattendibile dagli avvocati difensori di Raffaele Lombardo, Alessandro Benedetti e Filippo Dinacci. Ad oggi, però, la sua testimonianza fornisce una versione che ha del clamoroso su alcuni dei più importanti affari siciliani degli ultimi anni. [link]
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