18 luglio 2016

Il corvo con la toga FRANCO CASSATA sul cadavere del prof. PARMALIANA. Una vittoria triste ma lo ‘tsunami’ alla fine è arrivato…

Adolfo Parmaliana
Cari lettori, ecco finalmente un provvedimento di Giustizia immutabile nei confronti di Adolfo Parmaliana. La Corte di Cassazione ha messo il sigillo definitivo su una vicenda di inusitata barbarie morale: un dossier raccogliticcio anonimo nei confronti di una persona che, da eroe disperato, si è dimesso dal mondo rovesciando il tavolo di una giustizia sonnolenta e a volte proprio al contrario. La diffamazione più turpe e ripugnante – per usare le parole di chi, guardandosi allo specchio, si è giudicato da solo – che non si arrende neanche dinnanzi alla pietas per i defunti; un corvo sul cadavere di Adolfo con il fine di “beccare” anche le sue ultime parole di denuncia, l’essenza delle quali dal 2 ottobre 2008 era stata avvertita come devastante per un sistema politico-giudiziario abituato ad “aggiustarsi” al suo interno. 

Perché? 
Adolfo aveva nella sua” ultima lettera” affidato la sua parola con un meccanismo perfetto a persone che conoscevano la sua storia, sapevano e avrebbero detto. Si comprese alla vigilia della pubblicazione del libro di Alfio Caruso che la penna di quello scrittore non si poteva arrestare e la voce “Io che da morto vi parlo” avrebbe avuto dignità nazionale attraverso quel meccanismo che Adolfo aveva creato: “chiedetelo a …”. In questi lunghi anni di processo, Fabio Repici, mio compagno di causa, faticosamente, alla fine di ogni udienza, ha informato i lettori in luogo dei giornalisti, “cani da guardia” della democrazia molto poco ringhiosi in questa vicenda, di cosa avvenisse nel processo per creare quello scambio e quel collegamento in assenza del quale la Giustizia è scollata dalla vita ed è una formula inattiva sulle coscienze. E per dire ciò che di paradossale può verificarsi in certe terre in cui l’uomo di rispetto più importante del distretto, requirente con funzioni di vertice, anziché far rispettare la legge com’era suo mestiere, ha dedicato ore del proprio lavoro per mesi e forse più a raccogliere una “comarca” di persone, utili a cercare, spulciare, catalogare, notizie, carte, organizzare spedizioni per un dossier anonimo diffamatorio contro un Morto. 
L'ex Procuratore Grnerale Franco Antonio Cassata

Sono stata silente per tutto il tempo necessario alla definizione del processo con un buco nell’anima ed anche ieri, quando la legge ha reso un atto di Giustizia ad Adolfo, quel buco non mi è passato perché la memoria di Adolfo è stata rispettata dalla decisione ma egli non era più con noi. Una vittoria triste a fronte di un onere difficile. Avevo con Fabio Repici accettato quell’onere (rectius: onore) morale gravoso e foriero di conseguenze intuibili, essere i testimoni della sua verità. La verità che ha scambiato con la sua vita perché la Giustizia fosse più giusta in quella parte del mondo. Noi abituati all’insopportabile refrain di essere apostrofati “appaltatori della memoria di Adolfo”, “sedicenti testimoni”, aizzatori e consiglieri di morte – questo lo scempio delle parole -, abbiamo reso servigio alla memoria di Adolfo e ne siamo appagati. 

Per un amico. 
Oggi capisco di più Adolfo, allorché mi parlava di “rappresaglia” giudiziaria quando si va nella giusta direzione e di ritorsione fatta di fango e intinta di mafiosità. Resisterò e resisteremo ancora nel ricordo di Adolfo, con o senza toga sulle spalle. Non ho molti pensieri per il condannato: il dr. Cassata deponga le sue piume di altezzosità e si consoli da solo, ché i suoi complici hanno già preso il largo. 

A me piace ricordare “il professore”, con la sua eleganza impeccabile, traccia leggera della sua voglia di migliorarsi sempre anche tra quella terra ingenerosa che lo invidiava e lo odiava perché non incline alla mediocrità e alla fabbrica del pensiero dominante deviato. 

Senza essere sindaco sei stato sempre il Primo Cittadino, Adolfo; oggi da un altro piedistallo, posto molto più in alto, puoi finalmente godere il profumo delle tue rose bianche e della tua libertà. Quel “comizio”in piazza sulla verità da te auspicato un giorno oramai lontano, lo abbiamo fatto io e Fabio, con tuo fratello Biagio al nostro fianco. Alla fine, “è arrivato lo tsunami!”. Avv. Mariella Cicero
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