29 gennaio 2017

ROBERTO SCARPINATO: "Sicilia, regione più povera del paese e quella dove si registra il più alto tasso di disuguaglianza sociale a livello #UE."





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"Le famiglie a rischio di povertà in Sicilia sono il 55.4 per cento, in crescita rispetto all'anno precedente di oltre un punto percentuale e a fronte di una media nazionale del paese del 28%.


La disoccupazione giovanile nell'isola sfiora il 60% e buona pane dei giovani occupati sono costretti ad accettare retribuzioni ai limiti della sopravvivenza e a sottostare a condizioni di sfruttamento, perché ormai privi di tutela a seguito delle intervenute riforme sulla legislazione del lavoro che hanno eliminato la possibilità di reintegro nei casi di licenziamenti illegittimi e hanno generalizzato la diffusione di forme contrattuali, quali i c.d. voucher, che non prevedono indennità per ferie, malattie, permessi ed aprono ampie maglie alla diffusione di forme di sfruttamento.

Dinanzi a tutto ciò non vi è dunque da meravigliarsi se, nonostante l'ottimo lavoro giudiziario svolto, attestato dalle statistiche, tanti perdano fiducia in istituzioni e in una legalità che non appaiono in grado di assicurare giustizia sociale e condizioni minime di sopravvivenza.
Nella XIX° edizione dell’osservatorio su "Gli italiani e lo Stato" recentemente pubblicata, è emerso che lo Stato ha perso in media 10 punti percentuali di fiducia."


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Il Procuratore di Trapani al riguardo ha rilevato come le parti offese vittime di danneggiamenti e incendi finalizzati a coartare la loro volontà, non solo non collaborino con l'autorità giudiziaria ma anzi cerchino "di minimizzare i fatti, snaturandone il movente e privilegiando spesso, anche contro l’evidenza, inconsistenti ipotesi di mera accidentalità”. Ciò determina - prosegue il procuratore - l'archiviazione della maggior parte dei procedimenti rimasti a carico di ignoti.

Scarsa o nulla è poi in tutto il territorio del distretto la propensione alla denuncia per il reato di usura. Le vittime non denunciano gli usurai perché temono di perdere l'unico sostegno economico che, seppure pagato a carissimo prezzo, consente loro di sopravvivere o di protrarre la loro attività economica, tenuto conto dell'impossibilità di accedere al credito bancario.

Nulle sono in tutto il territorio le denunce di lavoratori vittime di forme di sfruttamento. di omesso versamento di contributi. di infortuni sul lavoro determinati dalla mancanza di misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Le vittime di abusi si vedono costrette a tacere e non collaborano con l‘autorità giudiziaria. Non solo perché l’alternativa è la disoccupazione a causa del successivo licenziamento da parte dei datori di lavoro, ma ancor più perché chi denuncia il proprio datore di lavoro, acquisisce rapidamente la reputazione di essere elemento inaffidabile e viene quindi ostracizzato da tutti gli altri.
A fronte della crisi economica e sociale sin qui accennata, tanti, preso atto della mancanza di prospettive future, sconfinano di giorno in giorno dalla legalità nell'illegalità nelle più svariate forme.


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Dell‘elevatissimo numero di furti su utenze domestiche, ovvero furti di energia elettrica, gas, acqua, il Procuratore di Palermo ha osservato che la “vastità del fenomeno è ricollegabile a condizioni di disagio economico o di vera e propria indigenza di larghi strati della popolazione, ma non solo, posto che in molti casi il furto viene commesso da titolari di esercizi commerciali…”.

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Cresce l’evasione fiscale

Il conflitto democratico è oggi riducibile a conflitto distributivo. La tassazione progressiva e la leva fiscale sono gli strumenti principali per la redistribuzione del reddito e per sostenere i costi dello Stato sociale, offrendo ai cittadini meno abbienti il c.d. salario indiretto che consiste nella prestazione gratuita, o a prezzo politico, di servizi e prestazioni pubbliche: dalla sanità, alla scuola, ai trasporti.

La crescita dell‘evasione fiscale stimata in una cifra di circa 120 miliardi di euro, di cui una larga quota riguarda evasori ad alto reddito, nell’irnpedire la redistribuzione del reddito e nel sottrarre indispensabili risorse per i servizi sociali, contribuisce dunque ad alimentare l'ingiustizia sociale.

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Impunità

Quanto poi ai reati contro la pubblica amministrazione sanzionati con pene superiori, l’attuale regime della prescrizione, unico nel panorama europeo ed individuato dalla Unione Europea come una delle cause principali dell’inefficacia della risposta repressiva, continua a falcidiare la gran parte dei processi.

Una recente studio basato sull'analisi della banca dati delle sentenze della Corte di Cassazione e dei casi considerati nelle Autorizzazioni a procedere del Parlamento, ha appurato che, a causa di tali fattori, in dieci anni dal 2005 al 2015 si è pervenuti solo ad un totale di 518 sentenze di condanne definitivo in tutto il paese per reati legati alla corruzione che coinvolge direttamente detentori di cariche poIitico-amministrative a livello locale, regionale e nazionale. Circa 50 sentenze l'anno in un paese con un tasso di corruzione tra i più alti alti in Europa.
L‘esito di tale ricerca va completato con l'analisi statistica della composizione della popolazione carceraria effettuata dal DAP dalla quale risulta che il numero dei condannati definitivi per reati di corruzione in espiazione detentiva in carcere e talmente irrilevante da non essere statisticamente
quotato. l colletti bianchi nei pochi casi nei quali si riesce a pervenire alla condanna prima che i reati siano prescritti, usufruiscono tutti delle misure alternative alla pena. Misure che dovrebbero rieducare alla legalità soggetti altamente scolarizzati appartenenti ai piani alti della piramide sociale.
A seguito di tali ed altre scelte di politica legislativa, la risposta giudiziaria nei confronti della criminalità dei colletti bianchi, foriera di gravi ricadute economiche negative generali, continua a essere nella sostanza priva di ogni reale efficacia dissuasiva, mentre le Procure della Repubblica - come attestano le statistiche - sono costrette a disperdere risorse ed energie preziose per gestire la trattazione di migliaia di reati che appaiono in larga misura manifestazioni di criminalità da strada, di devianza marginale, di disagio sociale che, per i motivi accennati, crescono sempre più nonostante l'intenso lavoro giudiziario svolto. Se si vuole evitare il rischio di cadere nel paradosso di una produttività giudiziaria improduttiva, di una laboriosità in larga misura sterile di risultati sociali, è tempo dunque - come ha del resto colto lo stesso Ministro della Giustizia - di riportare al centro della questione giustizia e della politica criminale il tema ormai ineludibile della disuguaglianza e, quindi, della giustizia sociale.



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