1 febbraio 2017

Cerchiamola dove non la cerca più nessuno



di Claudio Fava 1 febbraio 2017


Dove cercare la mafia? Io vi dico dove non cercarla.


Non cercatela nell’odore del napalm, che non appesta più i cieli palermitani come in certe calde estati degli anni Novanta (“Se non ci sono più bombe, vuol dire che la mafia è stata sconfitta, no?”). 


Non cercatela nella collezione di pennacchi, lustrini, premi, trombette e berretti a sonagli che decorano una certa antimafia, esibita ed esibizionista, ludica e luttuosa, furba e rumorosa. 

Non cercate la mafia nel petto scoperto di taluni turgidi eroi (“Mirate al cuore!”), capaci di andar per comizi indossando il giubbotto antiproiettile come si fa con l’abitino della festa. 

Non la cercate in quelli che “io sono un condannato a morte della mafia” se lo sono stampato pure sul biglietto da visita. 

Non cercatela nelle fiction, nei film, al cinema perché quella è solo mafia di cartapesta, è meno pericolosa di una pernacchia anche se ormai sono in tanti a pontificare che fa più danno l’attore travestito da mafioso che il mafioso doc.



Cercatela invece dove non la cerca più nessuno. 
- In certi insospettabili consigli d’amministrazione. 
- Nelle logge massoniche coperte. 
- Nelle carriere fulminee di certi oscuri ragionieri. 

- Nei cantieri della civilissima Brianza. 
- Nei subappalti per il movimento terra a mille chilometri dalla   Sicilia. 

- Cercatela a Reggio Calabria e ad Abu Dhabi (nell’ordine     che preferite). 
- Cercate la mafia in prossimità delle parole eleganti e        discrete con cui vi spiegano che la mafia è sempre altrove,    altre sono le emergenze, ben altro chiede il Paese.

Infine, cercatela tra i vivi, non solo nel mesto elenco dei morti. Perché a cantare messa ai morti sono bravi tutti, onesti e infami. Parlare dei morti ci unisce sempre, come le prediche la notte di Natale. Parlare dei vivi fa male, ci divide, ci denuda. Ma fa bene alla causa.

da Repubblica.it


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