8 febbraio 2017

La mafia di Barcellona Pozzo di Gotto comanda anche a Milazzo (ME)



MERCOLEDÌ, 8 FEBBRAIO 2017


Pubblicato dalla Divisione Investigativa Antimafia il report sulla mafia siciliana nel primo semestre del 2016. Di seguito, la parte inerente la provincia di Messina, dalla quale emerge anche che la cupola barcellonese estende i propri tentacoli anche nel Milazzese.”I gruppi mafiosi che insistono sulla provincia di Messina, data anche la particolare esposizione geografica, rappresentano la risultante di una contaminazione criminale che vede interessate cosa nostra palermitana, cosa nostra catanese e la ‘ndrangheta -si legge nel report. Le dinamiche criminali che hanno caratterizzato il semestre non sembrano aver condizionato le convenzionali sfere di influenza dei singoli gruppi sul territorio, e questo sia con riferimento alla città di Messina che ad altri centri della provincia.
Allo stesso tempo, tuttavia, si sono registrati mutamenti nella composizione interna dei clan, i cui esponenti sembrano comunque aver mantenuto legami di tipo affaristico con i gruppi palermitani, catanesi e calabresi. Tra tutti, il gruppo al momento, più operativo, strutturato e con un’organizzazione improntata sul modello di cosa nostra palermitana è quello dei Barcellonesi, risultato al centro, nell’ultimo decennio, di numerose indagini di polizia e processi ancora in corso, che ne hanno delineato le gerarchie e ricostruito le vicende, anche omicidiarie, finalizzate alla scalata di giovani leve – imprevedibili e spregiudicate – verso posizioni di comando.
La suddivisione territoriale delle consorterie, entro la città di Messina, può essere ricondotta ad un vero e proprio “piano di lottizzazione” dei vari quartieri. Nella zona sud domina il gruppo criminale SPARTA’ con i suoi affiliati, la zona centrale, suddivisa in al controllo criminale dei gruppi LO DUCA, e VENTURA, ma anche delle famiglie ASPRI, TRISCHITTA e CUTE’ afferenti al clan MANGIALUPI, il quale risulta avere i maggiori collegamenti con le organizzazioni criminali ‘ndranghetiste della provincia di Reggio Calabria. Il quartiere “Giostra”, situato nella zona nord, infine, è dominato dal gruppo GALLI, a capo del quale risulta insediato il nipote del vecchio boss, attualmente detenuto. 
Nei Comuni affacciati sul versante tirrenico, appare consolidata l’influenza del sodalizio mafioso barcellonese, la cui struttura è pienamente modellata sull’esempio di Cosa Nostra palermitana. L’organigramma della omonima famiglia con competenze territoriali, si compone di quattro “gruppi” che insistono su altrettante circoscrizioni: gruppo dei barcellonesi, dei Mazzarroti, di Milazzo e di Terme Vigliatore, ciascuno con propri referenti. 
Il limitrofo comprensorio di Tortorici vede operare le consorterie mafiose dei cosiddetti batanesi e dei tortoriciani ciascuna facente capo a personaggi di indubbio spessore criminale, dedite alla commissione di estorsioni nell’area nebroidea ed al traffico di stupefacenti, con approvvigionamenti provenienti, oltre che dalle consorterie criminali del capoluogo di provincia, anche dalle ‘ndrine calabresi, in particolare dal gruppo NIRTA – STRANGIO di San Luca (RC). Ai confini con la Provincia di Palermo, i Comuni di Mistretta, Reitano e la relativa zona costiera, sono inquadrati nel “mandamento mafioso di San Mauro Castelverde (PA)”.
La cosiddetta “fascia ionica”, che si estende dalla periferia sud della città di Messina, fino al confine con la Provincia di Catania, è invece area di influenza di cosa nostra catanese per il tramite di responsabili locali, ciascuno dei quali è punto di contatto con le maggiori consorterie etnee: i SANTAPAOLA-ERCOLANO, i LAUDANI ed i CAPPELLO. 105 Continui riscontri pervengono dai plurimi filoni dell’indagine Gotha, allo stato giunta alla sesta tranche.
Nell’ambito di quest’ultima, “Gotha 6”, i Carabinieri di Messina hanno dato esecuzione, il 3 febbraio 2016, all’OCC n. 6998/13 RGNR e 5009/13 GIP emessa dal Tribunale di Messina in data 28 gennaio 2016 a carico di tredici persone appartenenti alla “famiglia barcellonese” imputate di 15 omicidi. 106 In data 16 febbraio 2016 i Carabinieri di Messina hanno dato esecuzione all’OCCC n. 3428/15 RGNR e n. 2888/15 RG GIP emesso dal Tribunale di Messina in data 12 febbraio 2016 nei confronti di due soggetti riconducibili al gruppo criminale SPARTA’ a carico dei quali sono emerse gravi responsabilità in ordine ad un omicidio avvenuto nel 2005. Fra gli altri episodi di violenza, particolarmente efferati, due gambizzazioni eseguite nei confronti di commercianti ambulanti di frutta (una delle quali, avvenuta il 29 aprile 2016 nel rione Giostra).
Come si è già avuto modo di sottolineare in pregresse relazioni, un generalizzato clima di fibrillazione continua a caratterizzare i gruppi criminali messinesi, a volte protagonisti di esternazioni violente verso i componenti delle stesse consorterie. Nel periodo in esame va segnalato un evento di rilievo che ha riguardato il Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi, sottoscrittore di un Protocollo di legalità con la locale Prefettura, teso ad estendere i controlli preventivi antimafia anche al settore agro-pastorale. Questa più incisiva procedura accertativa – che già lo scorso dicembre aveva dato luogo ad undici informazioni antimafia interdittive110 – ha, tra l’altro, consentito al Prefetto di Messina di adottarne di ulteriori nei confronti di imprese operanti nel contesto del Parco, i cui intestatari sono risultati collegati al gruppo dei tortoriciani e, in particolare, alla cosca dei BONTEMPO SCAVO.
Le indagini condotte nel semestre hanno, in aggiunta, confermato come i gruppi mafiosi continuino a trarre linfa vitale dalle estorsioni e dal traffico di stupefacenti. Attività che, se lette in valore assoluto, concorrono a geolocalizzare gli ambiti di competenza e a rendere più chiare le alleanze in atto, specie quelle finalizzate all’approvvigionamento della droga. Proprio con riferimento a quest’ultimo ambito, elementi di spicco del clan MANGIALUPI, unitamente ad esponenti anche di vertice del gruppo mafioso di “Tortorici”, sono stati destinatari di una custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Senza tregua”, conclusa nel mese di maggio. L’indagine ha avuto il pregio di rendere noti, tra l’altro gli interessi economico-criminali del gruppo, dedito anche alle estorsioni, ed ha dato conferma dei rapporti tra le consorterie criminali del capoluogo e la ‘ndrina NIRTA-STRANGIO di San Luca (RC). Accanto alle tradizionali attività illecite appena menzionate, cui si aggiunge certamente l’usura, i settori di interesse che la criminalità organizzata messinese punta ad infiltrare sono principalmente rappresentati dagli appalti, dall’edilizia, dai servizi, dallo smaltimento dei rifiuti e dagli esercizi commerciali. Al riguardo, appare significativa un’indagine condotta nel semestre dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri, denominata “Totem”, grazie alla quale è stato individuato un gruppo criminale composto anche da elementi di vertice del clan GALLI, dedito al controllo di locali notturni nella riviera nord del capoluogo, dove far confluire e ripulire capitali di illecita provenienza.
Allo stesso tempo, il sodalizio è risultato attivo nella gestione di un forte giro di scommesse illegali raccolte on-line (corse clandestine di cavalli e installazione di video-poker), che venivano poi indirizzate, via internet, su operatori non autorizzati. Questa vocazione imprenditoriale mafiosa dei clan messinesi è stata al centro di diverse attività condotte nel semestre anche dalla DIA, che hanno portato a provvedimenti eseguiti dalla Sezione Operativa di Messina. Si tratta, in particolare, di sequestri che hanno colpito, nel mese di aprile, i beni e il compendio aziendale di un imprenditore ritenuto referente di Cosa Nostra etnea in provincia di Messina; nel mese di maggio altre aziende riconducibili ed esponenti di spicco di gruppi criminali del capoluogo, il tutto per un valore di oltre 5 milioni di euro.
Sempre a maggio sono stati oggetto di provvedimenti ablativi beni immobili per un valore di circa 15 milioni di euro. La pervicace opera dei gruppi messinesi non sembra aver risparmiato, nel corso del semestre, la Pubblica Amministrazione.
Permangono, infatti, gli effetti di indagini che hanno accertato fenomeni corruttivi e che hanno determinato il Commissariamento del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea. A ciò si aggiungano le evidenze emerse nell’ambito della citata Operazione “Matassa” del mese di giugno, che ha fatto luce sulle condotte intimidatorie messe in atto da esponenti del clan SPARTA’ e VENTURA, finalizzate a procurare voti in favore di candidati di riferimento, in occasione delle elezioni comunali e nazionali del 2013, nonché nelle competizioni regionali del 2012. [link]
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