15 febbraio 2017

''Mi chiesero di uccidere Manca''



Nuove clamorose rivelazioni sulla vicenda dell'urologo barcellonese


di Nuccio Anselmo

Il pentito Campo: mi avvicinarono per eseguire l'omicidio, poi lo fecero altri

"Rimasi stupito, e (omissis) mi spiegò che era il medico che aveva curato "Binnu", e cioè Bernardo Provenzano, che all'epoca si diceva fosse nascosto nel barcellonese, (omissis) specificò che era il medico che aveva curato Provenzano, e perciò il medico 'se lo erano portato' fino in Francia".
La nuova verità racontata dal pentito messinese Giuseppe Campo sulla vicenda di Attilio Manca, il giovane urologo barcellonese trovato morto a Viterbo il 12 Febbraio del 2004 in circostanze ancora poco chiare a distanza di tanti anni, potrebbe portare un contributo fondamentale e decisivo all'intera vicenda.
E questo è un altro tassello che si aggiunge al puzzle nero dopo le dirompenti dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, il bossa barcellonese Carmelo D'Amico. Nel gennaio del 2016 in alcuni verbali resi davanti alla Dda di Messina, D'Amico ha dichiarato che sarebbe stato "u calabrisi" era "un ufficiale dei Servizi", uno che "era bravo a far apparire come suicidi quelli che erano a tutti gli effetti degli omicidi". Perchè? Il dott. Manca - ha affermato D'Amico -, aveva curato in gran segreto Bernardo Provenzano con la "mediazione" dell'avvocato barcellonese Saro Cattafi. La notizia di queste clamorose dichiarazioni rilasciate da Campo, l'ha diffusa uno dei delegati della famiglia Manca, l'ex pm Antonio Ingroia, che assiste i suoi genitori e il fratello insieme al collega Fabio Repici. Lo ha fatto durante la manifestazione svolta a Barcellona Pozzo di Gotto, come ogni anno, il 12 febbraio, per ricordare il medico.

Ricostruiamo tutto. Il pentito Campo nei mesi scorsi, a settembre del 2016, aveva scritto ai magistrati della Dda di Messina e all'ex pm Ingroia, dicendo di avere delle cose da raccontare proprio sul caso Manca. Sia i magistrati della Dda Angelo Cavallo e Vito DiGiorgio, sia l'avvocato Ingroia, hanno quindi verbalizzato ognuno per le proprie competenze le dichiarazioni di Campo. E in entrambi i casi queste nuove dichiarazioni sono state trasmesse, la Dda lo ha ovviamente fatto per via istituzionale ai colleghi, Ingroia sul piano delle indagini difensive, svolte alla Procura di Roma, dove da tempo è stato aperto un fascicolo sulla vicenda Manca, gestito dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, su denuncia dei familiari. Le affermazioni di Campo nel verbale reso all'ex pm Ingroia sono una vera e propria "bomba". Il collaboratore afferma in pratica di essere stato incaricato nel 2003 di uccidere Manca da alcuni personaggi della criminalità mafiosa barcellonese, ma di essere stato poi "sciolto" dal patto perchè il medico, nel frattempo, era già stato ucciso: "A fine febbraio-primi di marzo 2004, (omissis) mi disse che il medico era già stato ucciso, e perciò non era più necessario il mio aiuto. Mi raccontò che il medico era stato ucciso a casa sua a Viterbo, e che dell'omicidio si erano occupati il cugino Ugo MancaCarmelo Pasquale ed una terza persona di ui non ricordo il nome, aggiungendo che lo avevano eseguito 'senza far rumore'".
Ecco invece un altro passaggio del racconto su come gli venne fatta la "richiesta di uccidere": "Andai a Barcellona Pozzo di Gotto, a casa del Beneduce Umberto, e poi andammo in un bar nelle vicinanze, ci sedemmo in un tavolo all'aperto assieme ad (omissis), e qui Beneduce mi propose di commettere un omicidio. Avrei dovuto uccidere un personaggio che non era della malavita e quindi Beneduce mi tranquillizzò dicendomi che non ci poteva essere 'reazione' a quell'omicidio da ambienti criminali. Mi disse che era un medico, e se mi sentivo di fargli quel favore, sarei diventato 'uno di loro'".
Infine un ultimo passaggio: le spiegazioni sul perchè dell'omicidio furono molto scarne: "quel personaggio da uccidere poteva 'dare fastidio a livello processuale'. Non chiesi altro, e feci capire di accettare la proposta. Beneduce mi disse che mi avrebbe fornito un arma e mezzo (una moto). (omissis) che era presente, seppur non richiesto in quella sede di commettere il fatto, si offrì di guidare la moto, e si dimostrò ben disposto a collaborare. Ci saremmo dovuti vedere dopo circa una settimana, una domenica. Preciso che ravamo a dicembre 2003. Mi avrebbero dato la foto ed i dettagli per individuare la vittima." Ma poi le cose andarono diversamente.


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