21 aprile 2017

#FreeGabriele. La differenza tra giusto e conveniente


21 aprile 2017 di Antonello Mangano

Gabriele Del Grande è stato fermato il 9 aprile dalle autorità turche. Da allora si trova in un centro di detenzione ma non gli è stata formalizzata nessuna accusa. Era al confine con la Siria per le ricerche del suo nuovo libro. Nella sua unica comunicazione con l’Italia, ha chiesto a tutti di mobilitarsi per la sua liberazione

“Tra tanti convegni sulla libera informazione uno potrebbe in futuro essere dedicato alla costante supremazia di quel che conviene rispetto a quello che è giusto. Cosa conviene a chi, intendo. E se il giornalismo debba passare per gli interessi dei governi o essere difeso dai medesimi. Gabriele Del Grande relatore, vorrei quel giorno”. Concita De Gregorio ha colto il nodo della questione sul caso dell’arresto del giornalista italiano in Turchia.
Il giornalismo deve dipendere dagli interessi dei governi o deve essere difeso dai governi?
Un atto del genere non sarebbe possibile con un governo che sa distinguere quello che è giusto da quello che conviene. Cosa ci conviene secondo il governo italiano? Per esempio sostenere dittatori  come Erdogan o Al Sisi; oppure ricercati per crimini contro l’umanità come il sudanese Al Bashir.
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Ancora, vendere armi al regime fondamentalista dell’Arabia Saudita, che le usa per bombardare ospedali in Yemen. Stringere accordi con i peggiori regimi africani, purché fermino le migrazioni (col risultato che diventano più forti, aumentano la repressione e la gente scappa di più). E se per caso non c’è un vero regime, come in Libia, lo si può inventare firmando un accordo con una delle fazioni in lotta o con surreali tribù del Sud. Quello che conta, alla fine, è firmare contratti petroliferi e sostenere le imprese italiane.
Abbiamo deciso che il Mediterraneo segna il confine tra buoni e cattivi. Ma non è così semplice
Cosa non conviene, invece? Irritare Erdogan o infastidire Al Sisi. La morte di un ragazzo italiano come Giulio Regeni, infatti, è stato solo un incidente fastidioso per il regime egiziano che si può permettere di torturare e uccidere per una semplice delazione.
Gabriele Del Grande
Abbiamo usato il Mediterraneo per tracciare il confine tra i buoni e i cattivi. Con alcuni “regimi-tappo” utili a contenere migranti e a farci avere materie prime a basso costo.
Un modello coloniale vecchio di due secoli che una generazione cosmopolita di giovani italiani  – come Gabriele Del Grande – ha provato a scalfire e raccontare. Pagando il prezzo di una detenzione senza motivazioni che possiamo far terminare subito. A costo di irritare il sultano e far prevalere il giusto sulla convenienza. [link]
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