1 maggio 2017

"La memoria sembra difettare al boss anche quando si passa a chiedere dei suoi rapporti con Carmelo D'Amico, ex mafioso barcellonese oggi pentito"

Carmelo D'Amico
di Francesca Mondin e Miriam Cuccu


Sul banco dei testimoni Messina, Gratteri e il boss Rotolo
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non deporrà al processo trattativa Stato-mafia. La decisione della Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, è arrivata dopo la richiesta di revoca del teste eccellente da parte della difesa dell'ex ministro Nicola Mancino, imputato per falsa testimonianza. Mattarella, citato prima della sua nomina a Capo dello Stato, avrebbe dovuto riferire dell'improvviso cambio di vertici al Ministero dell'Interno nel luglio '92, da Vincenzo Scotti a Mancino. Ma, avendo altri testimoni già riferito sul punto, è stata comunicata la rinuncia per “economia processuale” mentre in aula hanno sfilato gli ultimi testi citati dalle difese: Francesco Gratteri e Francesco Messina, ex appartenenti alla Dia, e il boss Antonino Rotolo in videocollegamento. Rotolo, detenuto al 41 bis, è stato condannato al processo Gotha insieme ad Antonino Cinà – imputato a questo dibattimento e considerato il “postino” del “papello” – in quanto parte di un ristretto direttorio di Cosa Nostra. Sui suoi legami con Cinà, però, il teste imputato di reato connesso non si è sbilanciato: “Diciamo che era il mio medico... mi ha visitato tante volte. Sapevo che era bravo”, accennando vagamente ad “ambienti ospedalieri” attraverso i quali i due iniziarono ad avere contatti. La sentenza del “Gotha” e diverse intercettazioni, avvenute tra il 2004 e il 2005 in un box della sua abitazione, hanno invece documentato che i rapporti andarono ben oltre quelli canonici tra medico e paziente. “Anche lì mi veniva a visitare” ha detto Rotolo, alludendo al casotto in cui i dialoghi furono registrati. “Che tipo di ambiente era?” ha chiesto Montalto. “Uno di quelli dove i muratori ci portano il materiale” ha risposto il boss. “Lei – ha domandato il presidente – si faceva visitare in un luogo contenente attrezzi, senza alcun divano o lettino?”. E Rotolo: “Ero agli arresti domiciliari, non lo facevo entrare. Restavo ai margini dell'abitazione. Se il box ne faceva parte? Sì, certo”. Poi, davanti ad alcune richieste di approfondimento sulle intercettazioni, Rotolo ha stoppato la deposizione: “Cosa vuole che le dica, sono passati 11 anni e non mi ricordo. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.
Antonino Rotolo

La memoria sembra difettare al boss anche quando si passa a chiedere dei suoi rapporti con Carmelo D'Amico, ex mafioso barcellonese oggi pentito, con il quale Rotolo ha condiviso la socialità in carcere. “Abbiamo fatto parte dello stesso gruppo per cinque o sei mesi” ha detto il teste, ma il pm lo ha corretto: “La nota del Dap parla di 2 anni e un mese. C'è una bella differenza”. D'Amico, al processo, ha riferito di aver appreso da Rotolo e Vincenzo Galatolo (oggi pentito) di accordi tra alcuni politici e Cosa nostra.“È un calunniatore. Ci dicevamo al massimo 'buongiorno' e 'buonasera'”, ha replicato il boss, che secondo il collaboratore gli avrebbe fatto delle confidenze anche sulla morte dell'urologo Attilio Manca e sul progetto di un attentato al pm Di Matteo.
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"I Fatti Vostri" parla di Attilio Manca (VIDEO)

 
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