19 luglio 2017

Operazione antimafia Beta. Dagli alloggi di Fondo Fucile al Centro Commerciale di Via La Farina, il presunto pressing criminale sugli uffici del Comune di Messina

di Antonio Mazzeo

Silenzio, silenzio, silenzio. A Palazzo Zanca nessuno è disponibile a rilasciare una sola parola su uno degli stralci più controversi dell’ordinanza di custodia cautelare della DDA di Messina relativa all’operazione antimafia Beta che ha colpito i “presunti” uomini-guida della cellula criminale messinese strettamente legata alla famiglia di Cosa nostra dei Santapaola. L’indagine ha rivelato tra l’altro il tentativo del gruppo Romeo-Grasso di vendere al Comune di Messina alcuni alloggi popolari nell’ambito del progetto di “risanamento” della baraccopoli di Fondo Fucile (primavera-estate 2014), operazione portava avanti, secondo l’accusa, grazie alla collaborazione dell’ingegnere Raffaele Cucinotta, al tempo direttore di sezione tecnica della Ripartizione Urbanistica del Comune (nonché Responsabile del procedimento e co-progettista per la redazione della Variante parziale al P.R.G. di tutela ambientale). 


Dopo aver ricostruito i contorni più torbidi dell’affaire, i magistrati messinesi annotano amaramente che “da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta”. Stando alle intercettazioni del ROS dei Carabinieri, cioè, nei mesi caldi in cui si espletava la gara per l’individuazione dei possibili venditori d’immobili al Comune, l’assessore all’urbanistica-ingegnere Sergio De Cola (comunque non indagato nell’inchiesta Beta) si sarebbe messo in contatto con il chiacchierato imprenditore edile Biagio Grasso, uno dei concorrenti al bando di gara comunale per nome e per conto di Vincenzo e Francesco Romeo, ritenuti i “promotori” dell’associazione mafiosa legata ai Santapaola. “Da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta”, riportano i magistrati messinesi nell’ordinanza Beta. “E’ un passaggio inesplorato e il Cucinotta paga solo, ma la nuova mafia, che si può ritenere nota nell’ambiente (telefonando a Grasso si telefona a Romeo, ad un mafioso, e aggiudicando alle loro ditte la stessa cosa, si aggiudica ai mafiosi) non ha appoggi, del mondo di sopra, solo singoli. Sarebbe del resto illogico  e metodo di lettura depistante. I mondi si incontrano con mille facce, ritenere un corrotto o un complice singolo e spuntato dal nulla è effettuare una ricostruzione prossima all’inverosimile”.

L’assessore De Cola non ha ritenuto doveroso fornire elementi utili a chiarire i contorni ancora del tutto controversi della vicenda. “Non ricordo il nome della ditta né il nome di questo signore”, ha risposto al quotidiano la Repubblica. “Potrei pure averlo chiamato ma ignorando di chi si trattasse, non ricordo invece un ruolo di Cucinotta nel bando”. 


Il dirigente Raffaele Cucinotta, braccio destro di Sergio De Cola nei procedimenti più importanti dell’assessorato all’Urbanistica sino al suo trasferimento a Milazzo a fine 2016 (la variante al PRG comunale in primis), secondo i giudici, quale funzionario del Comune, avrebbe compiuto “atti contrari ai doveri d’ufficio, e al fine di realizzare la condotta di turbata libertà degli incanti o comunque per favorire la ditta privata XP Immobiliare Srl nei rapporti con l’Amministrazione pubblica, anche a danno dei concorrenti – ovvero per evitare l’esclusione dalla gara pur in presenza di presupposti che ne mettevano a rischio la valida partecipazione (impegnandosi affinché non venisse rilevata la circostanza che l’immobile edificato non ricadeva su particelle di intera proprietà della ditta costruttrice)”. Sempre secondo i giudici, il Cucinotta avrebbe ricevuto quale corrispettivo “dazioni in denaro, utilità economiche quali l’assunzione di Giacomo D’Arrigo e Antonina D’Arrigo presso le aziende di Biagio Grasso e di Vincenzo Romeo, e la disponibilità da parte degli stessi – gestori di fatto e dunque interessati alla predetta XP – ad intervenire nelle vicende relative alla cooperativa edilizia cui lo stesso Cucinotta e la moglie erano interessati”.

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