23 settembre 2018

MESSINA E IL SISTEMA B. DICIANNOVE INDAGATI DI TERZO LIVELLO e Vincenzo Pergolizzi, di Milazzo, storicamente ritenuto contiguo a temibili contesti della criminalità organizzata barcellonese


23 settembre 2018 di ANTONIO MAZZEO

Avviso di chiusura delle indagini preliminari da parte del Pubblico Ministero Fabrizio Monaco nei confronti di 19 indagati, nell’ambito del procedimento della Procura della Repubblica di Messina sul cosiddetto Terzo livello, esponenti politici, professionisti, imprenditori e pluripregiudicati che avrebbero condizionato attività economiche e amministrative nella città capoluogo dello Stretto tra il 2014 e il dicembre 2016. In posizione epicale l’ex Presidente del consiglio comunale Emilia Barrile, candidata a sindaco alle ultime elezioni amministrative di giugno, transitata più di due anni fa dal Partito democratico a Forza Italia. Associazione per delinquere, traffico di influenze illecite, turbata libertà del procedimento di scelta del contribuente, accesso abusivo ad un sistema informatico, trasferimento fraudolento di valori e ricettazione, i reati ravvisati dall’accusa nel procedimento Terzo livello. Più specificatamente, la Procura rileva che Emilia Barrile (in concorso con gli imprenditori Giuseppe ed Angelo Pernicone e il commercialista Marco Ardizzone), “in più occasioni, pubblico ufficiale, quale Presidente del Consiglio comunale di Messina, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio accettava dai Pernicone, la promessa, per sé o per altri, di utilità economiche, come prezzo della propria mediazione illecita, per compiere o avere compiuto atti contrari ai doveri di ufficio (in violazione, tra l’altro, dei doveri di imparzialità, correttezza ed autonomia), ponendo il suo ruolo e la sua influenza a disposizione del privato”. “In particolare, Barrile costituiva per i Pernicone un punto di riferimento per la copertura amministrativa in favore di istanze di loro interesse avanzale presso il Comune di Messina, essendo a costoro legata, con Marco Ardizzone, da rapporti economici occulti afferenti, tra l’altro, alla gestione dei parcheggi dello stadio San Filippo, in occasione delle partite di calcio disputate dall'A.C.R. Messina (oltre che da un rapporto di collaborazione professionale, in forza del quale Ardizzone effettuava le comunicazioni relative alle assunzioni di personale presso lo stadio da parte del Consorzio Sociale Siciliano, riconducibile ai Pernicone); interferiva, in particolare, sull’operato degli uffici comunali, esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse dei Pernicone ed avente ad oggetto la concessione dello stadio San Filippo per lo svolgimento del concerto musicale della band Pooh (laddove i Pernicone avrebbero gestito le attività di steward, ed i parcheggi nelle aree di pertinenza dello stadio), ricevendo, in contropartita, dai Pernicone, la promessa che, in occasione del concerto in questione, nell’attività di ristorazione prevista, e nella percezione dei relativi introiti, sarebbe stata coinvolta anche la cooperativa Peloritana Servizi ( o, comunque, altra impresa riferibile a Emilia Barrile e Marco Ardizzone, o soggetti a costoro, parimenti, riferibili)”. Secondo il PM, il commercialista Marco Ardizzone concorreva moralmente nel reato, istigando o rafforzando il proposito criminoso della Barrile. L’esponente politica (in concorso ancora una volta con Marco Ardizzone e con il costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi e l’ingegnere Francesco Clemente), “in più occasioni, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio”, avrebbe interferito sull’operato degli uffici comunali, “esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse di Vincenzo Pergolizzi e Francesco Clemente, concernente la vendita di un terreno comunale, funzionale alla successiva realizzazione di una palazzina, in via Felice Bisazza di Messina, sollecitandone sistematicamente la trattazione presso gli uffici competenti, dando la garanzia che, nel caso fosse necessario il passaggio della pratica in Consiglio Comunale, essa sarebbe stata approvata, anche tramite escamotage irregolari - che ella suggeriva e tali da consentire di approvare la pratica - benché non fosse possibile una regolare imputazione contabile dell’entrata derivante dalla vendita dell'area comunale; rendendosi disponibile a presentare, nel caso le sue sollecitazioni non fossero accolte, strumentali interrogazioni consiliari, per censurare I’operato dell’Assessore competente e del Ragioniere generale del Comune; dopo l’approvazione della delibera di cessione dell’area, interveniva presso i vari funzionari comunali, per velocizzare l’iter relativo al rilascio della concessione edilizia e delle altre autorizzazioni necessarie per la realizzazione dell’opera, accompagnando Pergolizzi, il suo factotum Elio Cordaro, e Clemente, presso gli uffici interessati, dispiegando, dunque, sui funzionari incaricati la sua influenza, al fine di velocizzare le pratiche, esercitando pressioni affinché i progetti fossero visionati dai funzionari, prima delle valutazioni inerenti l’approvazione, ottenendo suggerimenti ed indicazioni per modifiche progettuali e correzioni, in modo da avere certezza dell’approvazione medesima; ricevendo, in contropartita, dal Pergolizzi - oltre alla promessa di sostegno elettorale - la promessa che, nei lavori di realizzazione della palazzina in questione, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale”. Per questo capo d’accusa, ad Ardizzone e Clemente è contestato aver svolto il ruolo di “rafforzatori del proposito criminoso, interessati al ritorno economico ed elettorale dell’accordo corruttivo concluso con Pergolizzi; Clemente anche quale intermediatore tra Pergolizzi e la Barrile”. Ancora ad Emilia Barrile (con Francesco Clemente e Marco Ardizzone, è contestato di aver ricevuto dall’imprenditore Antonio “Tony” Fiorino, “per sé o per altri, utilità economiche o ne accettava la promessa, come prezzo della propria mediazione illecita, interferendo sull’operato degli uffici comunali, in ordine alle pratiche amministrative concernenti la realizzazione di un centro commerciale, in località Sperone, di interesse di Tony Fiorino, sollecitandone sistematicamente la trattazione, ed accompagnando personalmente l’imprenditore presso gli uffici interessati, dispiegando sui funzionari incaricati la sua influenza al fine di velocizzare le pratiche”. Barrile, inoltre, sarebbe intervenuta “con pressioni, false allusioni relative a pubblici interessi (asseritamente ad ella rappresentati dai consiglieri di quartiere), dei quali ella faceva intendere, falsamente, di rendersi portavoce come vertice del civico consesso, ed ulteriori allusioni relative alla realizzazione di possibili abusi - sui responsabili degli uffici comunali competenti, perché le fornissero informazioni riservate sullo stato delle pratiche concernenti l’avvio di iniziative imprenditoriali da parte di terzi, in concorrenza con attività economiche del Fiorino, tentando di ostacolarne la nascita, ed interferendo, in tal modo, sulla imparziale formazione della volontà della pubblica amministrazione comunale”. L’esponente politica accedeva altresì “abusivamente al sistema informatico del Comune di Messina, relativo ai dati anagrafici, ottenendo informazioni riservate che forniva al Fiorino, per avvantaggiarne lo svolgimento dell’attività economica; sollecitava - minacciando o sollecitando ripercussioni sui dipendenti comunali, ove non accondiscendessero alla velocizzazione da ella richiesta - la pronta trattazione di una pratica relativa ad una richiesta di accesso agli atti, formulata dal Fiorino medesimo, e concernente parimenti i suoi interessi economici: ricevendo, in contropartita, dal Fiorino - oltre alla promessa di sostegno elettorale per le elezioni regionali – l’assunzione di plurimi soggetti da ella segnalati presso le imprese riconducibili al privato (o la promessa di sottoporli a colloqui per successive assunzioni), la promessa che, nei lavori di realizzazione del centro commerciale, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale, e la corresponsione di contributi economici in favore della squadra di pallamano ove militavano le di lei figlie”. Ancora Barrile e Tony Fiorino, la prima in qualità di pubblico ufficiale, il secondo quale privato istigatore, “tramite un dipendente comunale - indotto ad effettuare gli accertamenti su richiesta della Barrile, visto lo status di esponente di vertice nel Comune di Messina, si introducevano abusivamente il 5 luglio 2016 nel sistema informatico, protetto da misure di sicurezza, costituito dai registri anagrafici comunali, effettuando accertamenti di interesse di Fiorino, concernenti la situazione anagrafica e familiare di Tindara Aiello, i cui esiti venivano dalla Barrile riferiti al medesimo Fiorino”. Altro capitolo delle indagini sul Terzo livello riguarda la presunta turbativa della gara per l’affidamento del servizio di pulizia degli immobili dell’A.M.A.M., Azienda Meridionale Acque Messina, S.p.A. (con un importo di spesa pari ad € 85.535 più € 18.817,70 per IVA), aggiudicata alla cooperativa Universo e Ambiente. Secondo il Pubblico Ministero, Emilia Barrile, Leonardo Termini, Marco Ardizzone e Giovanni Luciano, “in concorso tra loro e con altri soggetti non individuati, con collusioni e altri mezzi fraudolenti, turbavano la gara, con le condotte di seguito descritte: Termini Leonardo, presidente dell’A.M.A.M., colludeva con la Barrile, segnalandole che la cooperativa Universo e Ambiente, ad ella riferibile, non risultava inserita nell’elenco delle ditte di fiducia e, come tale, non avrebbe potuto essere invitata alla gara, adoperandosi perché detta impresa fosse prontamente inserita in detto albo; Giovanni Luciano interveniva sugli uffici dell’A.M.A.M. affinché la cooperativa citata fosse inserita in tale elenco, ottenendo, comunque, che, nel novero di cinque imprese da invitare a partecipare alla gara in questione, oltre alla Universo e Ambiente, fosse compresa anche la cooperativa Peloritana Servizi, parimenti riferibile alla Barrile (tacendo, dunque, sulla riferibilità dell’impresa al medesimo centro di interesse), determinando, in tal modo, l’esclusione di almeno un’altra impresa che, in astratto, avrebbe potuto essere invitata alla gara ed alterando, quindi, la libera concorrenza. Ardizzone concorreva moralmente nel reato, istigando o rafforzando il proposito criminoso della Barrile e di Luciano”. Contro Emilia Barrile pure l’accusa di aver sollecitato presso gli uffici comunali, la “velocizzazione di una pratica amministrativa di interesse di Sergio Bommarito (imprenditore cui è riconducibile il gruppo FIRE)”, interferendo sull’operato dei funzionari per ottenere I’esito positivo della medesima pratica, avente ad oggetto la ristrutturazione di un immobile (villa Bommarito); nel pressare ripetutamente su Leonardo Termini, presidente dell’AMAM S.p.a. - società a capitale interamente pubblico, detenuto dal Comune di Messina, sul quale aveva capacità di incidere in ragione del rapporto corrente tra Comune e società partecipata, e dei conseguenti poteri (interpellanze, ispezioni, inchieste, ecc.), spettanti quale consigliere comunale e Presidente del Consiglio comunale - prospettandogli che Bommarito era disposto a corrispondergli del denaro, perché sbloccasse una serie di pagamenti di somme di denaro in favore della FIRE S.p.A., affidataria, per conto dell'AMAM, del servizio di recupero crediti, pagamenti ritenuti da Termini non dovuti”. In cambio delle sue indebite pressioni, sempre secondo l’accusa, Emilia Barrile “riceveva da Sergio Bommarito, per sé o per altri, utilità o ne accettava la promessa: in particolare, otteneva la stabilizzazione lavorativa o, comunque, migliori condizioni economiche, in favore di Angela Costa, collaboratrice presso I’impresa del Bommarito (e prestanome della Barrile nel ruolo di amministratore della cooperativa Peloritana Servizi), nonché la promessa di assunzione, presso una impresa del medesimo Bommarito, della propria figlia Stefania, ed un contributo in denaro in favore della squadra di pallamano ove militavano le di lei figlie”. Concorrente morale, istigatore o “rafforzatore del proposito criminoso di Barrile”, l’immancabile consigliere-consigliore Ardizzone. Anche l’ATM, Azienda Trasporti Municipalizzata, controllata dal Comune di Messina, sarebbe stata oggetto di interessi illegittimi da parte dell’ex Presidente del consiglio comunale. Secondo gli inquirenti, infatti, Barrile avrebbe fornito a Daniele De Almagro, direttore amministrativo dell’A.T.M., documentazione amministrativa concernente i rapporti tra il Comune di Messina e I’Azienda “senza che costui ne facesse richiesta ufficiale”; “nel rimarcare il suo ruolo di Presidente consigliere comunale più votato, e nel promettere, segretamente, a De Almagro sostegno politico, benché egli fosse riconducibile allo schieramento a sostegno della Giunta comunale, a lei avverso, per un eventuale rinnovo o conferma nell’incarico di direttore amministrativo della predetta azienda municipalizzata; induceva De Almagro, pubblico ufficiale, che abusava della sua qualità e dei suoi poteri relativi all'ufficio pubblico ricoperto, a corrispondere indebitamente ad altri una utilità economica; in particolare, De Almagro segnalava alla Temporary S.p.A. - affidataria per conto dell’A.T.M. della procedura per la selezione di personale da adibire a conducente di autobus presso I'Azienda - i i nominativi di tre soggetti, indicati dalla Barrile, che avrebbero dovuto superare la selezione, uno dei quali, Francesco Macrì, veniva indebitamente collocato in graduatoria in posizione utile, e successivamente assunto dalla società, ottenendo la relativa retribuzione”. Infine viene contestato ad Emilia Barrile, Marco Ardizzone, Giovanni Luciano, Angela Costa, Carmelo Pullia e Francesco Clemente di “avere preso parte ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti contro la pubblica amministrazione, in special modo (…) Barrile ed Ardizzone, attraverso la gestione delle cooperative Universo e Ambiente e Peloritana Servizi; Luciano, intervenendo sugli uffici dell’A.M.A.M. per turbare le gare affidate da detta azienda pubblica, con il compito di gestore operativo delle cooperative ed esecutore delle direttive impartite da Barrile ed Ardizzone; Angela Costa quale prestanome di Barrile e Ardizzone nell’ambito della cooperativa Peloritana Servizi; Pullia con il compito di intervenire sui lavoratori della cooperativa Universo e Ambiente per reprimere proteste e rivendicazioni, e con il ruolo di protettore della Banile, incaricato di tutelarla, con ricorso ad atteggiamenti intimidatori, dalla irruenza dei soggetti appartenenti a vari contesti criminali, con i quali ella veniva a contatto, ed ai quali faceva favori; Clemente con iI compito di consigliere della Barrile, svolgendo nei confronti del gruppo attività utili (anche con il procacciamento di contatti tra la Barrile ed esponenti della locale classe imprenditoriale, nell'interesse dei quali ella dispiegava la sua influenza, al fine di ottenere vantaggi economici e di propaganda politica), e concorrendo nella realizzazione dei delitti fine indicati in rubrica, finalizzati ad una crescita della posizione economica e politico-clientelare della Barrile. Barrile ed Ardizzone con il ruolo di capi, promotori”. Quest’ultimo deve anche rispondere di detenzione abusiva di due pistole, di “modello e calibro allo stato non individuati”. Del reato previsto dall’art. 512 bis del codice penale (trasferimento fraudolento di valori) devono rispondere in concorso gli indagati Michele Adige, Carmelo “Elio” Cordaro, Vincenzo Pergolizzi, Stefania Pergolizzi, Teresa Pergolizzi, Vincenza Merlino e Sonia Pergolizzi. “In più occasioni, Pergolizzi Vincenzo, titolare effettivo della impresa PER. EDIL. s.r.l. e della CO.STE.SON. s.r.l.. attribuiva fittiziamente a terzi la proprietà delle imprese e, poi, dei beni immobili già costituenti il patrimonio sociale, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale”, riporta il PM Fabrizio Monaco. “In particolare, su istigazione o determinazione di Pergolizzi Vincenzo, Cordaro Elio, con atto del 24.3.2016, diveniva socio di maggioranza della PER.EDIL. s.r.l., acquistando le quote di proprietà di Pergolizzi Stefania, e, quale amministratore della impresa, concludeva plurimi atti di compravendita: alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., intestata ad Adige Michele e Pergolizzi Teresa, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l.. con atto del 2.2.2017, sei immobili siti in Messina, a fronte di un debito inesistente pari ad € 70 mila, gravante sulla PER.EDIL s.r.l. nei confronti del medesimo Adige Michele; alla ER.CI.COSTRUZIONI s.r.l.. intestata ad Adige Michele e Pergolizzi Teresa, con atto del 12.5.2017, venivano ceduti, dalla PER.EDIL. s.r.l., sette immobili siti in Messina (un appartamento e sei posti auto) per un prezzo pari ad euro 90 mila (di cui 30 mila già versati); alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., con atto del 5.7.2017, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l. due ulteriori immobili siti in Messina (due aree urbane), per un prezzo pari ad euro 5mila, versati con un assegno; a Merlino Vincenza, venivano ceduti, dalla PER.EDIL. s.r.l., con atto del 23.5.2017, 13 immobili siti in Messina a fronte di un debito inesistente pari ad € 280 mila, gravante sulla PER.EDIL. nei confronti di Merlino Vincenza; alla Co.Ste.Son. s.r.l. - riconducibile a Sonia e Stefania Pergolizzi - con atto del 2.5.2017, veniva ceduto dalla PER.EDIL. s.r.l. I'immobile sito in Milazzo, via Nardi (ove vi è la sede di Co.Ste.Son.), per un prezzo di 20 mila euro, a fronte di un valore almeno pari ad € 110.000; alla ER.GI. Costruzioni s.r.l., con atto del 19.5.2017, veniva ceduto dalla Co.Ste.Son. s.r.l. un appezzamento di terreno sito in Roma, della superficie effettiva di circa mq. 2.106, al prezzo di € 8l.967,21 oltre I.v.a.; alla Co.Ste.Sson. s.r.l., con atto del 26.9.2017, venivano ceduti dalla PER.EDIL. s.r.l. in liquidazione, rappresentata da Vincenzo Pergolizzi, tre immobili, siti rispettivamente in Messina via Ducezio, in Torregrotta, viale Europa ed in Gualtieri Sicaminò, contrada Canali, aventi un valore superiore al corrispettivo pattuito, pari ad euro 23.600.00, a titolo di penale, quale datio in solutum, per il mancato adempimento di un impegno al trasferimento di un immobile, risalente all’anno 2010”. Infine, la Procura accusa Michele Adige, Carmelo Cordaro, Vincenza Merlino, Vincenzo, Stefania, Sonia e Teresa Pergolizzi, “al fine di sottrarre le società PER.EDIL. s.r.l. e Co.Ste.Son. s.r.l. al pagamento delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di interessi e sanzioni relativi a dette imposte”, di avere alienato e/o acquistato “simulatamente gli immobili indicati al capo che precede, compiendo altri atti fraudolenti su detti beni e sulle quote societarie, in modo da rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”. Tutti gli indagati, entro il termine di venti giorni dalla notifica dell’avviso di chiusure indagini, avranno la possibilità di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore o di chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio davanti al PM. 

QUEL PASTICCIACCIO DELLA PALAZZINA DI VIA FELICE BISAZZA 



Una speculazione edilizia su un’ampia superficie di terreno tra la via Felice Bisazza e la via San Sebastiano, l’ennesimo mostro di cemento per lacerare ancora di più il paesaggio e territorio del centro cittadino di Messina. L’operazione ordita dai soliti leoni dell’imprenditoria d’assalto con la collaborazione di professionisti e politici sodali è emersa nel corso delle indagini della Direzione Investigativa Antimafia sul cosiddetto Terzo livello e che, appena due mesi fa, hanno condotto all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti, tra gli altri, dell’ex Presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile e di alcuni tra i suoi consiglieri-consigliori politici ed economici. Sino ad oggi, fortunatamente, l’affaire lottizzazione è saltato per le sopraggiunte difficoltà a volturare i terreni, ma l’intero pasticciaccio della maxipalazzina di via Felice Bisazza è certamente una delle vicende più emblematiche del sistema politico-amministrativo-imprenditoriale che governa da sempre la città capoluogo dello Stretto in barba alle leggi e alla pianificazione intelligente e partecipata del territorio. “Le intercettazioni avviate nel procedimento penale a carico dell’ingegnere Francesco Clemente hanno posto in evidenza la nascita del suo rapporto con l’imprenditore edile di Milazzo, Vincenzo Pergolizzi, storicamente ritenuto contiguo a temibili contesti della criminalità organizzata barcellonese e sottoposto in ragione di ciò a procedimento di prevenzione personale e patrimoniale”, riportano gli inquirenti nell’ordinanza cautelare emessa il 30 luglio 2018. “Venivano, in tal modo, alla luce i rapporti affaristici che Francesco Clemente intratteneva con l’imprenditore ed in particolare il forte interessamento del Pergolizzi per una speculazione edilizia da effettuarsi su un terreno sito in Messina, in relazione alla quale l’imprenditore caldeggiava, e otteneva, per il tramite di Clemente, l’interessamento di Emilia Barrile, al tempo presidente del Consiglio Comunale di Messina”. Cresciuto all’ombra delle famiglie democristiane doc, poi esponente Udc e candidato alle elezioni provinciali e regionali siciliane in quota D’Alia, Francesco Clemente, professione ingegnere e imprenditore, aveva stretto un rapporto con il costruttore milazzese, tanto che Pergolizzi era divenuto il “consigliere” di Clemente. “Al contempo – spiega la DIA - Clemente mette a disposizione di Pergolizzi la sua rete di relazioni e conoscenze maturate sia attraverso la sua professione di ingegnere sia, soprattutto, attraverso la sua esperienza politica e di dirigente del Comune di Milazzo durante l’amministrazione Italiano. Proprio dall’esperienza politica origina, anche, il suo rapporto di amicizia con Emilia Barrile, con cui militava nello stesso partito”. Dalle attività investigative è emerso che Francesco Clemente, “su indicazione e richiesta di Pergolizzi, ha interessato Emilia Barrile inizialmente affinché questa, approfittando del proprio ruolo di Presidente del Consiglio Comunale, agevolasse la cessione di due porzioni di terreno di proprietà comunale - seguendo l’iter della delibera di sdemanializzazione - funzionali a completare un appezzamento su cui poi potere edificare una palazzina residenziale. Dopo questa prima fase, Clemente ha nuovamente interessato Barrile per chiederle di organizzare incontri con funzionari comunali per agevolare i passaggi burocratici propedeutici alla realizzazione dell’operazione immobiliare. Questi interventi sono stati tutti, sempre, nell’interesse di Pergolizzi, che non compare mai però direttamente nell’operazione”. Sottoposto al tempo all’obbligo di dimora nel comune di Milazzo, Pergolizzi aveva delegato infatti la gestione di buona parte delle attività allo stesso Clemente e al geometra Carmelo “Elio” Cordaro, dipendente nelle imprese del suo gruppo, nonché suo uomo di fiducia. La tormentata vicenda della realizzazione del complesso residenziale di via Felice Bisazza prende origine l’1 luglio 2009, quando gli architetti Giuseppe ed Alessandra Sorrenti, entrambi con studio in Messina, per conto dei fratelli Bartolo Vittorio, Giacoma, Santa e Antonino Cuscinà (residenti tutti nel comune di Valdina) depositano il relativo progetto in Comune finalizzato al rilascio della concessione edilizia. Il 14 febbraio 2012 e il 9 luglio 2012, i professionisti presentavano alcuni adeguamenti ed integrazioni agli elaborati progettuali. Nel maggio 2012 i fratelli Cuscinà avevano anche presentato un’istanza al Dipartimento Patrimonio del Comune di Messina (poi reiterata il 6 maggio 2013), nella quale i predetti, proprietari di alcune aree site tra la via San Sebastiano angolo via Felice Bisazza, chiedevano la cessione a titolo oneroso, previa sdemanializzazione, di due particelle di terreno, adiacenti e confinanti ai suddetti, di proprietà del Comune. Nel luglio 2014 il valore delle suddette particelle veniva stimato dai tecnici comunali incaricati (l’ing. Armando Mellini, il direttore amministrativo Giuseppe Caizzone ed il direttore del Dipartimento ing. Maurizio Natale Castronovo), in euro 76.950, con la clausola che gli stessi sarebbero rimasti vincolati alla verifica della superficie del lotto. “La pratica rimaneva ferma pel circa un anno, per poi essere riesumata in concomitanza con il coinvolgimento nell’affare di Vincenzo Pergolizzi il quale, per il tramite del Clemente, otteneva il sollecito intervento della Barrile presso gli uffici comunali competenti al suo rapido disbrigo”, riferisce la Direzione Investigativa Antimafia. “Non si hanno evidenze circa l’andamento della vicenda per i mesi seguenti fino al marzo del 2015, quando l’intercettazione dell’utenza in uso a Clemente registra i primi dialoghi relativi alla necessità di sbloccare la delibera di sdemanializzazione dei terreni dei fratelli Cuscinà”. La prima conversazione riconducibile all’affaire edilizio viene registrata il 10 marzo 2015, allorquando Francesco Clemente chiede a Emilia Barrile di “spostare l’appuntamento presso l’Ufficio dell’Urbanistica del Comune di Messina al giorno seguente”. Due mesi più tardi i colloqui tra i due si fanno più espliciti. “Ti ricordi di quella delibera di Felice Bisazza? Puoi vedere com’è? Me lo fai sapere entro domani?”, domanda Clemente a Barrile nel corso di una telefonata intercettata il 19 maggio 2015. “Barrile si mette a disposizione ma chiede di inviargli il nome della ditta con un sms. Clemente, per reperire l’informazione richiestagli da Barrile, chiama Elio Cordaro che, a specifica domanda sull’intestazione della delibera, risponde: A nome di Cuscinà è fatto...”. Poco dopo la conversazione, è Barrile a chiamare Clemente, informandolo di avere trovato la delibera. “Ce l’ha lui ancora là messa, tutta da fare... Mi ha detto che ora la guarda e la manda in giunta…”, spiega l’esponente politica. Il 20 maggio, mentre si trova a Milazzo insieme a Vincenzo Pergolizzi, Clemente chiama Emilia Barrile e le fa numerose domande sull’iter dell’atto. “Già è quantificata, 76 mila euro mi sembra…”, risponde Barrile. “C’è già la delibera pronta. La debbo portare in giunta. Già c’è il parere di Castronovo che ha quantificato l’importo. Poi il parere deve essere sottoposto ai revisori e poi dei quartieri. Ed ho paura che lì, i quartieri, perché Palano Quero è contro la costruzione, no...! (…) La delibera la guardo un attimo, meglio, ora. Lui ora la dovrebbe fare subito e darla al consiglio comunale. Ora lui la deve passare in giunta e poi portarla a me per la parte. Comunque, domattina riscendo...”. Nei giorni seguenti Francesco Clemente continua a pressare Emilia Barrile affinché segua la questione. L’esponente politica, secondo gli inquirenti, “non si sottrae mai alle richieste, anzi si fa spesso parte attiva per risolvere le problematiche e rimuovere gli intoppi”. I due si risentono telefonicamente il 26 maggio. “Di quella delibera ti farò sapere dopo, perché prima devo sentire l’assessore competente per chiedergli se l’ha portata in giunta”, spiega Barrile. “Non ho nessuna novità anche perché l’assessore che è Sebastiano Pino non mi ha dato notizie…”, aggiorna Barrile in una nuova telefonata, due giorni dopo. “Comunque ci vado subito personalmente a trovarlo perché lui non ha imparato che quando io lo chiamo mi deve rispondere, comunque ora vado e me la prendo breve mani...”. Come promesso, Barrile si attiva per avere informazioni sullo stato della delibera ed il 29 maggio informa Clemente che si erano registrati inaspettatamente dei ritardi. “C’era una piccola cazzata tecnica da sistemare, quindi, è ritornata al patrimonio… Il parere era favorevole, quindi ora, vediamo lunedì, vado io brevi mano, vediamo dov’è... Mi faccio sistemare questa cosa... Va bene, quindi gli puoi dire di stare sereno… La faccio passare in giunta e poi ce l’ho io come consiglio comunale”. Per circa un mese non si registrano ulteriori conversazioni sull’argomento. “In tale lasso temporale Clemente interessa Barrile per altre questioni e pratiche da agevolare presso il Comune o l’AMAM, ed i due hanno diverse conversazioni sulla situazione politica”, riporta la DIA. Poi, il 22 giugno 2015, la delibera torna al centro delle loro conversazioni. “Quella cosa là di via Felice Bisazza è bloccata...!”, esordisce Barrile. “Perché non è previsto il PEG dove devono andare questi soldi, perché l’hanno tolto... Ora il ragioniere generale deve fare di nuovo il PEG. Perciò noi per le sdemanializzazioni, i soldi in entrata, per quanto ho capito, non c’è un fondo dove possono essere messi e quindi devono rifare il PEG. Ora sto andando dal ragioniere e gli dico di farla”. Il 2 luglio Barrile ragguaglia Clemente con un sms: L’impiegata che si occupa di questo oggi non c’è. Mi hanno detto che domani mi daranno dettagli. Se ciò non avviene, lunedì agirò a mio modo. L’indomani la Presidente del Consiglio fornisce a Clemente altri particolari. “Niente, in pratica questa delibera non può essere votata perché non c’è il PEG. E per fare il PEG si deve votare il bilancio. Ora io ho parlato con la funzionaria che ha la pratica e gli ho detto di passarla lo stesso. Si fa un emendamento fino all’approvazione, fino all’apertura del PEG (…) Ora vediamo con questa qua se riusciamo a trovare la soluzione, perché i pareri sono tutti a favore. Quindi se arriva in consiglio non ci dovrebbero essere problemi… Però è assurdo che il Comune non ha un PEG per le sdemanializzazioni. Ma se lui ora non me la fa, io gli faccio una interrogazione e lo salo, a lui ed a Signorino. Perché è impossibile che in due anni non hanno previsto un PEG. Perciò noi non possiamo vendere niente. Cioè siamo un Comune quasi al dissesto e non possiamo vendere e quindi incrementare le nostre casse...”. Sono gli inquirenti a chiarire i contorni della querelle nella loro Informativa di reato del 6 ottobre 2017. “Il problema è sorto alla Ragioneria del Comune di Messina, perché non può riscuotere i soldi della vendita del terreno sdemanializzato, in quanto non è attivo, nel P.E.G. (Piano Economico di Gestione che costituisce lo strumento di pianificazione operativa degli enti locali) del bilancio dell’anno in corso, il capitolo riscossione proventi di vendite dei terreni sdemanializzati”, scrive la DIA. “Ciononostante Barrile assicura che il problema lo avrebbe risolto ugualmente, anche se l’unica soluzione prevista dalla legge richiederebbe la stesura del nuovo bilancio comunale e non appare sanabile con il bilancio in corso. Si è accertato, invero, tramite le informazioni presenti sul sito internet del Comune di Messina, che fino al 31 marzo 2016 l’Ente ha operato in proroga con il previsionale del bilancio dall’anno 2014, poiché i bilanci degli anni 2015/2017 sono stati approvati con deliberazione n. 239 proprio in data 31 marzo 2016”. Il 6 luglio 2015, Emilia Barrile chiarisce a Clemente le problematiche che bloccano l’emissione della delibera, ma spiega di avere comunque trovato l’escamotage per superarle. “La sto risolvendo, perché non appena ce l’ho in aula la voto… Il PEG per la sdemanializzazione… La cosa è molto grave. Li dovrei denunciare… Ma siccome non mi posso mettere ad andare all’attacco se no non risolvo il problema... Glielo ho dovuto spiegare io come dovevano fare la delibera. Hai capito? Perché si fa un emendamento, il tempo che si fa tutta la procedura amministrativa, intanto si guarda in commissione quella è l’ultima parte finale...”. Sono ancora una volta gli investigatori della Direzione Antimafia di Messina a stigmatizzare il modus operandi di Emilia Barrile, ma anche della stessa amministrazione comunale del sindaco Renato Accorinti, rea di aver dato il proprio assenso a un atto presumibilmente affetto da vizi di legittimità. “La delibera che è stata successivamente approvata - per bypassare la mancanza del capitolo previsto dal PEG nell’attuale bilancio grazie all’escamotage trovato da Barrile - è stata redatta in maniera non conforme alla legge”, riporta l’Informativa. “Infatti la delibera indica alla voce Autorizzano: I Servizi Finanziari e di Ragioneria ad introitare, alla risorsa 640/11 Entrate reperite dal Patrimonio Comunale Disponibile, la somma di € 76.950 che sarà corrisposta in un’unica soluzione dagli acquirenti tramite bonifico bancario sul c/c Unicredit intestato a Comune di Messina, prima della stipula del relativo Atto di Vendita…. Questa soluzione ha utilizzato una posta di bilancio diversa, non prevista dal PEG, mentre la riscossione della vendita può essere effettuata solo nel capitolo regolato dal predetto PEG predisposto, solo ed esclusivamente, entro 20 giorni dell’apertura del bilancio dell’anno in corso”. Forse il problema è stato risolto è l’sms inviato l’8 luglio 2015 da Emilia Barrile a Francesco Clemente. Il giorno seguente sempre Barrile spiega all’amico-consigliere che “la pratica adesso è al Patrimonio, poiché all’ufficio di Ragioneria ha già risolto, come gli aveva anticipato”. “L’ufficio Patrimonio ha chiesto il nulla osta alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici per verificare che non vi siano scavi archeologici sulla porzione di terreno interessato e già, informalmente è stato anticipato un parere positivo”, annota la DIA. “Il Patrimonio, a dire di Barrile, ha già pronta la trasmissione della delibera e aspetta solo la risposta della Sovrintendenza; Barrile suggerisce, pertanto, a Clemente di dire alla ditta di interessare eventuali conoscenze alla Sovrintendenza per accelerare. Ancora, aggiunge che trattandosi di una sdemanializzazione di comparto e non un lotto basta la delibera di Giunta, e non bisogna passare dal consiglio comunale; Barrile conclude ripetendo che il Patrimonio è in attesa del nulla osta e che, non appena arriva, mandano subito la delibera e lei la porta in giunta e la fa votare: precisa pure di ha già parlato anche con l’assessore Sergio De Cola”. Nelle settimane successive Clemente continua a mantenere i contatti con la Presidente del Consiglio comunale per conoscere l’iter della delibera. Finalmente, il 7 agosto 2015 Clemente comunica a Vincenzo Pergolizzi che è arrivato il nulla della Soprintendenza e che quindi Barrile porterà lunedì la delibera all’Ufficio Affari della Giunta per la sua approvazione. Come accertato dagli inquirenti, l’atto n. 561 sarà presentato proprio il 7 agosto e quattro giorni dopo approderà in Giunta dove sarà votato e approvato (assessore proponente il capitano Sebastiano Pino). Il 3 dicembre 2015, la Giunta Accorinti approverà un’altra delibera sulla sdemaniliazzione dei terreni di via Felice Bisazza, la n. 738, di semplice correzione materiale nella redazione della delibera originale per un errore di digitazione nella formula di calcolo del valore immobiliare del bene. “L’emissione della delibera non esaurisce però l’impegno di Barrile in favore di Pergolizzi attraverso Clemente”, continua la DIA. “Infatti la donna continua da interagire con gli uffici comunali per agevolare la stipula del contratto e successivamente, su sollecitazione di Clemente come sempre pressato da Pergolizzi, interviene verso vari altri uffici per agevolare lo svolgimento dei vari iter burocratici”. “Uno dei soci domani può andare da Giuseppe Caizzone al Dipartimento Demanio, Patrimonio ed Espropriazioni del Comune, però deve andare per indicare il notaio e così loro gli mandano tutto e prepara l’atto”, suggerisce Barrile a Clemente, il 2 settembre. “Però se loro vanno mi devono cercare di Caizzone comunque, perché lui mi ha detto che ha copia della delibera e gliela posso mettere in un file…”. Nei giorni seguenti viene organizzato a Milazzo un incontro tra Vincenzo Pergolizzi, Elio Cordaro ed i fratelli Cuscinà (assistiti da due professionisti, l’arch. Giuseppe Sorrenti e l’avv. Vincenzo Puglisi). “L’incontro presso gli uffici del costruttore è stato fortemente voluto proprio da Pergolizzi che, risulta utile qui ricordare, in quel periodo era ancora sottoposto al provvedimento della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Milazzo, ed era colui che avrebbe dovuto di fatto costruire la palazzina sui terreni dei fratelli Cuscinà anche se in quel momento il precitato non era titolare di alcuna ditta per poterlo fare, in quanto le sue ditte erano sottoposte a sequestro ed amministrazione giudiziaria”, scrivono gli inquirenti. “Peraltro, in nessuna conversazione intercettata, è emerso un intervento posto in essere dai Cuscinà presso gli uffici comunali per seguire l’andamento della già discussa vicenda della delibera. Come pure, questi non si sono mai rivolti a Clemente o ad Emilia Barrile per spingere i tempi per l’emissione della citata delibera. Né si interesseranno in alcun modo delle ulteriori vicende che riguardano il progetto per la costruzione della palazzina”. Intanto dall’esame dei progetti insorgono ulteriori problematiche che convincono i proponenti a richiedere nuovamente l’interessamento di Emilia Barrile. “Il primo intervento è stato chiesto per fissare un incontro tra Carmelo Cordaro e Francesco Clemente con l’ing. Mario Pizzino, dirigente del Dipartimento Mobilità Urbana e Viabilità del Comune di Messina; la donna, non solo si adopera per fissare l’appuntamento, ma accompagna i due precitati dal dirigente comunale”, riporta la DIA. “Lo scopo dell’incontro, come appreso dalle conversazioni intercettate, verteva sul chiedere l’autorizzazione al Dipartimento per la concessione di un passo carrabile funzionale al progetto per la costruzione della palazzina di via Felice Bisazza; tale richiesta necessitava di una particolare intermediazione, poiché vi era un problema in quanto l’accesso progettato non rispettava la distanza di 12 metri dall’incrocio prevista dalla norma. Il 31 ottobre si capta la conversazione tra Clemente e Barrile con quest’ultima che lo rassicura: Vedi che ho parlato con Pizzino, mi diceva domani, a mezzogiorno potrebbe andare a nome mio…”. Clemente informa subito il geometra Cordaro sull’appuntamento in Comune, e quest’ultimo gli chiede se è necessario portare la planimetria “per fare capire meglio all’ing. Pizzino quanto da loro richiesto”. “Clemente sostiene che per lui il problema non si pone, che si tratta solo di una questione di soldi: paghi e l’hai”, verbalizzano gli inquirenti. “A Elio Cordaro che insiste nel dire di portarsi solo la planimetria, Clemente gli ribadisce di portarsi anche un porpitteddu. Il giorno seguente Francesco Clemente informa Vincenzo Pergolizzi che lui non sarebbe potuto andare all’appuntamento con l’ing. Pizzino, ma che comunque sarebbero potuti andare Emilia Barrile e Cordaro; aggiunge però che lui con l’ingegnere (Pizzino ndr) ha ottimi rapporti e che quindi sarebbe meglio se ci fosse pure lui. Pergolizzi concorda nel rinviare l’incontro”. L’importante appuntamento avviene finalmente il 4 novembre 2015, come documentato da un servizio di osservazione predisposto all’esterno del Dipartimento di Mobilità Urbana e Viabilità del Comune di Messina. “Le indicazioni ricevute dall’ingegnere Pizzino richiedono un aggiustamento della planimetria, come si comprende dal contenuto della conversazione tra Pergolizzi e Clemente in cui il primo raccomanda all’interlocutore di non dimenticarsi di farla sistemare a sua moglie, l’architetto Daniela Ruggeri”, spiega la DIA. “Le problematiche di progettazione emerse mettono in ansia Pergolizzi che richiede a Clemente di organizzare un incontro anche con l’arch. Salvatore Parlato, coordinatore dell’UOC 5 del Dipartimento Edilizia Privata del Comune, per sottoporgli due perplessità. Clemente lo informa di avere perso il numero di telefono e di non sapere come rintracciarlo. Pergolizzi suggerisce di disturbare la loro amica (Emilia Barrile) perché sicuramente sa come contattarlo. Anche stavolta Barrile si metterà a disposizione e telefonerà all’architetto Parlato per fissare un appuntamento per il 9 novembre”. Eh! Domani ti dico meglio perché io ho una sua sensazione, però è finita bene, commenterà telefonicamente Clemente a Pergolizzi alla fine dell’incontro con l’architetto Parlato. “Nei giorni seguenti Pergolizzi e Clemente vengono a capo del problema legato alla progettazione per il passo carrabile”, prosegue l’Informativa. “L’interesse di Pergolizzi continua ad essere altissimo e frenetico, ed egli raccomanda a Clemente di interessarsi per quelle due cose. La prima è il fatto di Pizzino, l’altra è la verifica della possibilità di inserire nel progetto la costruzione di un ulteriore piano per cui vorrebbe organizzare un incontro con l’ingegnere Nunzio Santoro, Coordinatore dell’UOC 2 del Dipartimento Edilizia Privata del Comune di Messina”. “Questa mattina ho parlato con Elio, vediamo se ci può fare un piano in più”, spiega Pergolizzi a Clemente in un colloquio intercettato il 25 novembre 2015. “Diventano più stretti, perché la cubatura è quella là. Ma allungo come verande in tutti gli appartamenti e nello stesso tempo l’ultimo piano lo faccio sempre in quel modo con la mansarda…”. Clemente si impegna con l’interlocutore di reperire il numero di protocollo della pratica all’ufficio Viabilità ed il nome del funzionario incaricato. “L’1 dicembre viene contattato da Emilia Barrile; Clemente le comunica che il documento consegnato alla Viabilità si trova ora presso i Vigili Urbani, da tale Cislaghi, e che quell’ufficio ha chiesto alcune cose; la invita, pertanto, a chiamare per sapere cosa vogliano di preciso. Clemente continua nella conversazione invitando la Barrile ad accompagnarlo da Nunzio - verosimilmente l’ing. Nunzio Santoro, Responsabile del Servizio E.S.U.L. presso il Comune di Messina”. Il 3 dicembre 2015, Francesco Clemente raggiunge l’amica Barrile a Palazzo Zanca e la donna convoca Nunzio Santoro per un appuntamento al bar. “All’incontro partecipa anche Elio Cordaro che successivamente informa Pergolizzi dell’esito”, scrivono gli inquirenti. “Gli spiega che ha avuto un Ni aggiungendo che vi era, forse, la possibilità di utilizzare un terzo della zona del portico come garage senza che venisse aggiunto alla cubatura totale e che, quindi, adesso andrà dall’arch. Sorrenti per predisporre i progetti da presentare. La decisione finale spetta a Parlato, ma Cordaro spiega anche che Santoro gli ha fatto capire che ultimamente questo orientamento sta diventando abituale, mentre prima era vietato; quindi dovranno attendere questo ulteriore passaggio”. L’arch. Sorrenti s’incarica di redigere gli aggiustamenti progettuali conformi alle indicazioni ricevute dal funzionario comunale. Il 7 dicembre Vincenzo Pergolizzi chiama Clemente per chiedergli di fissare un appuntamento con Salvatore Parlato e Nunzio Santoro per partire come si deve partire. Ancora una volta il professionista si rivolge all’amica Barrile per organizzare gli appuntamenti con i funzionari dell’urbanistica. L’incontro viene fissato per il successivo 14 dicembre. “Già al mattino Clemente contatta Barrile per concordare dove incontrarsi e la donna propone davanti al Comune perché alle ore 8.50 deve incontrare l’ing. Pizzino”, aggiunge la DIA. “Clemente, pertanto, le raccomanda di rammentare allora l’istanza che riguarda il passo carrabile di via Felice Bisazza. Poco dopo Barrile chiama Santoro ma questi le dice che quel giorno non c’è poiché è impegnato con gli esami di Stato e rinvia l’incontro di due giorni (…) Il 16 dicembre Francesco Clemente aggiorna Pergolizzi sull’esito dell’avvenuto incontro e afferma che hanno definite praticamente tutto ed adesso bisogna solo fare il progetto”. Negli stessi giorni si complica però la trattativa per l’acquisizione dei terreni dei fratelli Cuscinà da parte del gruppo Pergolizzi. Emergono in particolare complicazioni sui pagamenti necessari: Pergolizzi e Cordaro pretendono infatti che i Cuscinà paghino i 47 mila euro di spese previste. “I Cuscinà, a loro volta coinvolti nell’operazione in cambio del 30% del volume costruito, sono disposti eventualmente a rinunciare solo ad una piccola parte di metratura di permuta ma non a dare denaro”, spiega la DIA. “Cordaro non riesce a trovare un accordo soddisfacente con i Cuscinà, pertanto Pergolizzi, dopo averlo maltrattato verbalmente, gli intima di non discutere più della questione e dispone di fare condurre la trattativa all’avvocato Vincenzo Isgrò, titolare di uno studio legale a Milazzo”. Il problema dei pagamenti dovuti si trascinerà nei mesi seguenti, e, nonostante i vari tentativi di mediazione, alla fine sarà il motivo del fallimento dell’operazione edilizia. Nonostante l’empasse della trattativa con i Cuscinà. Vincenzo Pergolizzi e collaboratori provano comunque a risolvere i vari problemi burocratici insorti e a predisporre gli adeguamenti progettuali. “L’1 aprile 2016 Pergolizzi chiama Clemente e gli chiede come fare per avere un appuntamento personale con Parlato”, riporta l’Informativa. “Clemente contatta Barrile: Senti una cosa, mi ha chiamato da Milazzo per via Felice Bisazza. Ci accompagni? Però stavolta viene pure lui da Parlato.... La donna acconsente e aggiunge inizialmente che avrebbe telefonato subito al funzionario del Comune. Effettivamente, l’incontro tra Clemente, Barrile, Pergolizzi e Cordaro è avvenuto ed i quattro si sono recati, il 5 aprile 2016, presso i locali dell’ufficio Urbanistica ubicati all’interno dell’ex Liceo Artistico Dante Alighieri. Nei giorni a seguire, ulteriori conversazioni chiariranno che l’appuntamento è stato propedeutico ad ulteriori incontri finalizzati ad aggiustare il progetto in maniera che potesse superare il vaglio dei tecnici”. “Ha voluto lasciato tutte cose e ha detto che per il fine settimana gli farà sapere”, riferisce Clemente a Barrile subito dopo un nuovo incontro al Comune, il 6 aprile 2016. “Ah, forse si scanta… Comunque domani passerò a verificare la situazione…”, commenta la donna. Come promesso, due giorni dopo Emilia Barrile si reca presso gli uffici dell’urbanistica per verificare il buon andamento della questione. “Quella cosa in linea di massima tutto bene...”, informa Clemente all’uscita. “Deve fare qualche verifica, martedì mattina puoi andare a vedere... Però dice tranquillizza tutti...”. Il 12 aprile Francesco Clemente ed Elio Cordaro si presentano, come concordato, presso gli uffici dell’urbanistica; all’uscita, i due chiamano Pergolizzi. “Tutto fatto! Niente di particolare, va bene come è ... Qualche aggiustamento ... un controllo là nei balconi, fesserie. Già cose che avevamo fatto!”, spiega Cordaro. “Ora dobbiamo aspettare l’atto!”. “Ottenute le rassicurazioni dai funzionari degli uffici tecnici comunali e l’accordo con i fratelli Cuscinà, Pergolizzi è fiducioso di potere avviare a breve la costruzione”, conclude la DIA. “Tutto sembra essere pronto alla costruzione, ma sorge un nuovo inatteso problema che non potrà essere superato. I terreni acquisiti per usucapione dai Cuscinà - che unitamente a quelli da acquistare dal comune di Messina, concorrono a costituire il fondo su cui edificare - risultano gravati ipoteche e tutt’ora intestati anche ad eredi e parenti delle persone nei confronti dei quali era stata ottenuta la sentenza di usucapione. Pergolizzi darà mandato al suo avvocato di fiducia Vincenzo Isgrò ed a Cordaro per risolvere la situazione senza riuscirci. Alla fine Isgrò ha intentato una causa, con richiesta di sequestro dei terreni, nei confronti dei Cuscinà, a nome del fittizio intestatario del rapporto contrattuale con costoro, cioè Michele Adige, genero di Pergolizzi…”. Intanto però l’affare è sfumato…

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