11 aprile 2009

MILUOD OUKILI: un angelo vestito da clown..


La storia di Miloud Oukili è stata raccontata in un film, “Parada”, per la regìa di Marco Pontecorvo, e in un libro (“Il volto non comune di un clown”, di Liana Mussoni) con un intervento e illustrazioni di Dario Fo.
Nato nel 1972 in Algeria e cresciuto, fin da bambino, in Francia, il paese di sua mamma, Miloud Oukili è entrato da ragazzo nel “Circo Annie Fratellini”, tra i più famosi d'Europa, diventando uno splendido clown. E di essere un clown non si è dimenticato quando il servizio civile, con Handicap International, l'ha portato a Bucarest, negli orfanotrofi, negli ospedali e nei centri per adulti handicappati.
Era il 1991. La Romania era appena uscita dalla dittatura di Ceausescu e ciò che rimaneva era un panorama di miseria e di fame. Centinaia di bambini erano senza famiglia, sbandati e Miloud sentiva che doveva incontrarli, doveva costruire almeno un inizio di amicizia.
Era andato nelle loro baracche, era sceso nei canali sotterranei. Ma era riuscito a sgretolare la loro diffidenza soltanto quando si era ricordato del suo vecchio mestiere di clown. Una pallina rossa sul naso, la faccia imbrattata d'altri colori, i giochi acrobatici avevano funzionato come un passaporto. La curiosità aveva rotto le barriere. E a poco a poco i ragazzi avevano riconosciuto in Miloud un amico.

Si tratta di una vicenda straordinaria che ci insegna il significato più profondo di parole come “solidarietà”, “ascolto”, “libertà”; un’esperienza che valorizza la dimensione della soggettività, l’intrinseco valore di ogni persona, attraverso l’arte. (…)
L’arte in generale e il teatro in particolare permettono all’uomo di recuperare quella perdita di anima che caratterizza la nostra società, perché è in grado di donargli la consapevolezza critica di abitare un mondo da lui stesso costruito, le cui regole possono essere cambiate e non accettate passivamente; il teatro aiuta a educare un uomo capace di reagire al “malessere da mancanza di futuro” con un atteggiamento di fiducia. (…)
Tutto questo viene confermato dall’esperienza di Miloud che affronta l’argomento da un altro punto di vista, o meglio, lo affronta vivendolo e non semplicemente analizzandolo.
L’originalità del suo approccio ai ragazzi di Bucarest è il sorriso e l’autorionia: la capacità di ridere di sé stessi e degli altri per superare le difficoltà senza cadere nell’autocommiserazione o nell’aggressività. Il suo lavoro, dunque, incontra l’ambito della comico-terapia, dove curare significa “prendersi cura” della persona malata attraverso la consapevolezza che il buon umore accelera la guarigione e migliora la qualità della vita. Proprio il tema della comicità come terapia mi ha portato ad incontrare Dario Fo che molto generosamente ha arricchito con la sua testimonianza e i suoi disegni questo lavoro.
L’incontro con Miloud è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita, per questo ho pensato di condividerlo con altri pubblicando questo piccolo libro che spero teniate sempre vicino al cuore.
fonte:http://www.dariofo.it/
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