29 ottobre 2009

FINANZE VATICANE - SUPER CEI A MILLE


Giocano in borsa papa Ratzinger e il cardinal Bagnasco, ma inciampano nella crisi finanziaria e finiscono a terra, perdendo circa 30 milioni di euro ciascuno. Ci pensano pero' le tasche dei fedeli a rimpolpare le casse della Santa Sede e della Conferenza episcopale italiane con le offerte dell'Obolo di san Pietro e l'otto per mille che azzerano le perdite e rimettono in sesto i conti.
I bilanci del Vaticano del 2008, resi noti a luglio, registrano un passivo di oltre 16 milioni di euro, tuttavia il disavanzo reale sarebbe piu' del doppio. Lo Stato Vaticano, infatti, presenta un deficit di oltre 15 milioni e 300 mila euro, secondo quanto riporta il consuntivo del Governatorato, ovvero l'erede del vecchio Stato pontificio, l'organo a cui il papa - che secondo la costituzione vaticana rimane il sovrano assoluto - ha affidato l'esercizio del potere esecutivo, la amministrazione del territorio statale e la gestione dei servizi e delle finanze (tranne lo Ior, la banca vaticana, ente autonomo e saldamente in attivo).
Meno negativi, ma ugualmente in rosso, i conti della Santa Sede, cioe' il governo centrale della Chiesa cattolica mondiale, che comprende tutti gli organismi della Curia romana, l'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede (Apsa, che controlla l'enorme quantita' di beni mobili e immobili di proprieta' vaticana) e i mezzi di comunicazione: nel 2008 ci sono state entrate per poco meno di 254 milioni di euro e uscite per quasi 255 milioni, con un disavanzo di 911mila euro, soprattutto a causa delle ingenti spese per il quotidiano L'Osservatore Romano e per la Radio Vaticana che infatti, per tentare di arginare le perdite, ha aperto le porte alla pubblicita' commerciale laica. Il primo cliente e' l'Enel che ha acquistato 300 passaggi pubblicitari fino a tutto settembre.
E' stata soprattutto la «crisi mondiale economico-finanziaria», come ha spiegato monsignor Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli Affari economici, a determinare il passivo complessivo di oltre 16 milioni di euro ufficialmente dichiarato. Ma che in realta' e' molto piu' alto - alcune fonti lo valutano in 35 milioni di euro - perche' e' stato mascherato con una furbesca operazione cosmetica: «In conformita' con i provvedimenti adottati in via eccezionale da organismi contabili internazionali ed autorita' monetarie di diversi Paesi - aggiunge De Paolis - si sono applicati criteri di valutazione intesi ad evitare la contabilizzazione di potenziali minusvalenze dovute alla fase acuta della crisi economica globale nel settore finanziario, e le relative conseguenze nel risultato finale d'esercizio». Il Vaticano, cioe', ha avuto perdite assai maggiori per operazioni finanziarie finite male, che pero' non ha messo a bilancio in attesa di tempi migliori che consentano la rivalutazione delle valute estere e dei titoli crollati.
A rimettere le cose in ordine ci hanno pensato i cattolici con le offerte raccolte in tutto il mondo - i piu' generosi sono stati statunitensi, italiani e tedeschi - il 29 giugno (festa dei santi Pietro e Paolo), per l'Obolo di san Pietro, “l'aiuto economico che i fedeli offrono al Santo padre come segno di adesione alla sollecitudine del successore di Pietro per le molteplici necessita' della Chiesa universale e per le opere di carita'”: nel 2008 sono arrivati in Vaticano 75 milioni di dollari, cioe' circa 54 milioni di euro, 3 milioni in meno rispetto al 2007 ma piu' che sufficienti ad azzerare il decifit e a riportare il bilancio saldamente in attivo.
Conti positivi, invece per la Chiesa italiana: la Cei nel 2008 ha incassato oltre 57 milioni di euro e ne ha spesi 46. Ma rispetto all'anno precedente c'e' stato un crollo dei “proventi finanziari”: nel 2007 erano stati di quasi 33 milioni, lo scorso anno di appena un milione e 700 mila, con una perdita netta di 31 milioni per qualche operazione finanziaria, forse un po' spericolata, finita male, anche a causa della “crisi dei mercati finanziari”, secondo la spiegazione del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. I vescovi sono gia' corsi ai ripari: «I nostri uffici - e' scritto in un documento riservato della Cei - hanno predisposto un nuovo piano di allocazione e diversificazione degli strumenti finanziari che si intende rendere operativo nel prossimo triennio».
Ma fino a quando ci sara' l'otto per mille i vescovi italiani possono dormire sonni tranquilli: sebbene in calo di 35 milioni rispetto al 2008, per l'anno in corso la quota incamerata dalla Cei e' di 967 milioni di euro. Una cifra capace di neutralizzare qualsiasi crisi.

fonte: laVocedelleVoci
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