7 gennaio 2010

Quel Natale così diverso..




















Qui di seguito troverete la lettera scritta da Angelo Spagnoli, uno dei ricoverati dell’O.p.g. di Barcellona P.G., il quale ha voluto condividere con il resto degli “uomini”, le sue impressioni su come sia il Natale per chi vive dentro quelle mura e che, soprattutto, ha voluto raccontare la gioia di ritrovarsi, con quei piccoli angeli umani, per “una tombolata che più di tutti ti fa sentire che intorno c’è un clima di festa”. (La lettera è stata pubblicata sulla rivista “Le voci dentro: oltre le sbarre dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario”, una rivista mensile realizzata con e per i ricoverati dell’OPG di Barcellona P.G.)


Quel Natale così diverso

“la tombolata, è quella che più di tutti, ti fa sentire che intorno c’è un clima di festa”.

È da qualche giorno che la televisione ha iniziato a parlare del Natale. La cosa più importante, che stimola la maggior parte dei telespettatori, sono gli acquisti. Regali, spese per il cenone e l’immancabile bottiglia di spumante. Per il ricoverato che vive detenuto, il Natale è diverso. Le spese , oltre quelle di routine, sono il panettone, il pandoro, la frutta secca e due piccole bottiglie di spumante (una per il cenone e una per il capodanno).
Ma la cosa più rilevante è che con le festività di fine anno, quasi tutti ricevono l’attenzione dei familiari o tramite il colloquio o per mezzo del pacco o dell’agognato vaglia postale.
Il Natale, oltre a quanto detto, è anche una festa religiosa, quindi, ci sono, per chi desidera partecipare, le sante messe. Alla fine di ogni rito, presso il chiosco dell’Arci, c’è la distribuzione del panettone. Poi, da parte dei volontari delle comunità locali, vengono organizzate per ciascun reparto, le tombolate.
Portano la tombola con i premi necessari per due o tre estrazioni. La partecipazione da parte degli internati è sempre libera, ma la tombolata è quella che mette tutti intorno a un tavolo con la cartella e gli immancabili legumi secchi per segnare i numeri estratti. Sul tavolo c’è anche il panettone, il pandoro, le bottiglie di bibite e frutta secca. Ognuno mentre gioca può deliziare il suo palato come meglio crede.
La tombolata è quella più di tutti, ti fa sentire che intorno c’è un clima di festa.
Angelo Spagnoli

La follia dell’uomo spaventa l’uomo, ma molto spesso è l’uomo a spaventare l’umanità dei folli. Se oggi ci intimoriscono quei luoghi dimenticati dentro i quali abbiamo relegato la pazzia, per allontanarla, per dimenticarla… se ci incutono terrore quegli uomini, figli di un Dio minore, che noi stessi abbiamo eletto folli… se ci spaventano l’irrazionalità umana e la sua perversità innocente….probabilmente non ci accorgiamo abbastanza di quanto anche noi “uomini”, capaci di creare tutto questo, provochiamo la medesima paura.
Ad un certo punto l’uomo può diventare qualcosa di diverso, si trasforma in altro…e, non riconoscendosi più, comincia ad avere paura, paura di se stesso. Ma questa metamorfosi non ha una direzione imposta: non sempre è l’uomo a distaccarsi dalla follia…anche la follia spesso si dissocia dall’uomo. La psichiatria non nasce per curare la follia, ma per proteggere i “sani” da essa….per proteggere l’uomo dall’uomo stesso. E così, i pazzi capiscono che bisogna avere paura di chi combatte contro se stesso.
Agostino vive da 10 anni in un O.p.g., una forma “strana” di ospedale, dove non si viene curati ma soltanto sedati per non dare troppo fastidio. Ha ucciso un uomo per amore perché credeva che l’amore vincesse anche sulla morte. Come dargli torto. Quell’amore, però, si è dimenticato di lui. Oggi non crede più nell’amore. Non soffre neanche per la mancanza di quell’affetto: ormai ha una nuova famiglia dentro quelle mura e gli uomini “sani” gli fanno troppa paura per avere il desiderio di appartenere di nuovo al loro mondo.

Gli piace tanto scrivere e riempie spesso tanti pezzi di carta che probabilmente non leggerà mai nessuno…nessuno che potrebbe capire veramente.

Un giorno però, percorrendo il lungo corridoio del VII reparto, incontrò un uomo “diverso”…forse un angelo con semplici ali di carta. Insieme con lui, scoprì come l’amore può fare più male del dolore stesso e imparò che a volte occorre sopportare la sua mancanza, anziché pretenderne il possesso…capì di non essere stato giusto…conobbe di nuovo l’“Uomo” e scoprì che poteva essere diverso…diverso da quello che gli aveva provocato solo del male richiudendolo dentro una gabbia…diverso da quello contro il quale scagliò il suo dolore…diverso da quello che lo aveva abbandonato.
Quell’angelo portò con sé, dentro quei cancelli che separano gli uomini dagli altri uomini, altri piccoli angeli: diede loro il compito di insegnare, a quegli uomini dimenticati, ad amare gli altri uomini, nonostante tutto.

Così, finì che la follia si innamorò di nuovo dell’uomo, parte inscindibile di se stessa…ed insieme con essa, ricominciò a sperare in un mondo più grande dove ci fosse spazio per tutti gli uomini, anche per coloro che vedendo i loro simili inciampare, hanno avuto la colpa di non essere rimasti indietro ad aiutarli a rialzarsi.
Adesso tocca agli uomini fuori da quelle mura accorgersi dell’”Uomo”e non averne più paura.
In Sicilia esiste quell’O.p.g., ed esiste anche quell’angelo umano di nome Padre Pippo con il suo piccolissimo esercito di volontari (Daniele, Azzurra, Nicola, Gianmarco, Stefano, Lidia, Tindara, Alis, Maurizio, Maria, Enrico), armati solo della consapevolezza dell’unicità dell’uomo, che riescono a regalare qualche ora di contatto tra l’Uomo dietro quei cancelli e l’Uomo che sta al di là di essi.
2 Gennaio 2010
A. A.
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