5 marzo 2010

"Giancarlo Elia Valori L’ultimo potere forte"

"Giancarlo.Elia.Valori. L’ultimo potere forte" di Gianni Barbacetto

"Forse è l’uomo più potente d’Italia. Certo è uno dei più temuti. E dei più misteriosi. E con le migliori relazioni internazionali. Ha pilotato la privatizzazione della società Autostrade, restandone - caso unico - presidente. E continua a collezionare onori, cariche, poltrone. Ma chi è davvero Giancarlo. Elia. Valori., l’inossidabile? Raccontarlo non è facile. Attorno a lui aleggiano leggende nere, che odorano, più che d’aglio, di incenso e, nello stesso tempo, di zolfo. è circondato da una barriera di protezione e di silenzio. Chi lo conosce bene, pur senza amarlo, sembra averne un sacro terrore".

"Quando Peron nel 1973 torna in Argentina da trionfatore, sull’aereo che lo porta da Madrid a Buenos Aires, insieme ai notabili peronisti, alla moglie Isabelita e al cadavere di Evita trafugato dal cimitero di Milano, ci sono due italiani: Licio Gelli e Giancarlo. Elia. Valori.. I rapporti con l’Argentina sono anche rapporti massonici. E il cattolicissimo, papalino Giancarlo., malgrado la scomunica vaticana per i Liberi Muratori, comincia prestissimo a frequentare le Logge. A 25 anni si iscrive alla Loggia Romagnosi del Grande Oriente. Un anno dopo, nel 1966, si presenta però alle elezioni amministrative di Roma nelle liste della Dc, senza avvisare la Loggia: viene sottoposto a processo massonico e radiato. «Non accettarono la mia linea», tenterà di spiegare poi Valori., «del dialogo tra cattolicesimo e massoneria». Nel 1973, un iscritto alla Loggia Romagnosi che aveva voglia di mettersi in proprio, un certo Licio Gelli, lo contatta perché sa dei suoi ottimi rapporti con l’Argentina, lo iscrive al Centro Culturale Europeo (in realtà è la Loggia P2) e lo coinvolge in una società di import,export chiamata Ase. Che cosa importi e che cosa esporti - carne, armi, informazioni - non è dato sapere. Valori. comunque sostiene di esserne uscito subito, lasciando Gelli al suo destino. Non prima, però, di avegli presentato, a Roma, all’Hotel Excelsior, il presidente Peron e il suo braccio destro, l’esoterico José Lopez Rega. Dopo il ritorno di Peron al potere, il rapporto con Gelli si rompe: il Gran Maestro della P2 gli scippa il contatto con l’Argentina, stringendo un rapporto diretto con Lopez Rega, che approfittando della malattia di Peron diventa il vero padrone del Paese. Valori. lo disprezza: «Fino al ritorno di Peron in Argentina, Lopez Rega aveva un ruolo puramente da cameriere, ai colloqui di Peron non partecipava mai, se non per servire una bibita o un caffè... Era autore di un libro intitolato dall’Alfa all’Omega nel quale parlava di una chiesa al di sopra delle chiese. Un pazzo, io lo ritenevo, spessissimo nelle nostre conversazioni parlava di queste cose che mi facevano veramente ridere». Intanto, però, Gelli strappa a Valori. il mercato (massonico, di contatti, di affari) argentino. Lo scontro Gelli,Valori., dunque, si conclude apparentemente con la sconfitta di quest’ultimo, che risulta infatti l’unico espulso dalla P2. Visto oggi, però, a vincere è Valori. Nei primi anni Settanta, l’attivissimo Valori., stregato dal potere e dai suoi riti, si avvicina anche all’ambiente dei servizi segreti".


"Nel 1972 conosce Mino Pecorelli, giornalista che si muove in quel mondo e che dal suo giornale Op lancia messaggi, avvertimenti, ricatti. «Mi attaccava, non capivo perché», dichiarerà poi Valori. alla Commissione parlamentare sulla P2. Allora lo contatta, e subito i rapporti tra i due diventano molto stretti: telefonate quotidiane, incontri frequenti. Spesso la domenica Pecorelli passa con la macchina a prendere Valori., che non guida, per serene gite nei dintorni di Roma. Ma è Pecorelli a inventare e diffondere quel soprannome allusivo, che accenna ai suoi contatti in Oriente e che lo fa andare su tutte le furie: "Fiore di Loto". Nel 1976, a 36 anni, è vicedirettore generale di Italstrade. «Avevo già realizzato», confessa a Priore, «che i servizi potevano avere un ruolo incisivo circa l’apertura economico,commerciale verso i mercati esteri, in particolar modo verso Libia, Iran, Algeria, Arabia Saudita e Turchia. Così nacque il mio contatto con Santovito». Giuseppe Santovito all’epoca è comandante del Comiliter di Roma e in seguito diventerà direttore del Sismi, il servizio segreto militare. è iscritto alla P2, come tanti altri amici e conoscenti di Valori. in quegli anni: il magistrato Carmelo Spagnuolo, il faccendiere Francesco Pazienza, il giornalista Mino Pecorelli, l’agente Nicola Falde... Forte dei suoi rapporti particolari, Valori. procede nella sua carriera di boiardo di Stato. Lo scandalo P2, nel 1981, lo colpisce, ma solo di striscio: sulle liste di Castiglion Fibocchi è scritto:
«Valori Giancarlo.. Professore. Espulso»".

"La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi riesce a sentirlo il 7 aprile 1983, solo dopo molte insistenze di alcuni commissari, e solo in seduta segreta. Pochi i commissari che lo bersagliano di domande vere; tra questi, Rino Formica, Giorgio Pisanò e Libero Riccardelli. Formica è convinto che Valori. faccia traffico d’armi per i Servizi; Pisanò e Riccardelli ritengono che Valori. sia stato la mente che, per vendette interne al gruppo P2, ha fatto scoppiare lo scandalo dei petroli, fornendo le informazioni sulla truffa (già nota ai servizi segreti) a due magistrati di Treviso, Domenico Labozzetta e Felice Napolitano. Valori, come al solito, nega. Ma i commissari insistono, sono convinti che Valori. sia temuto da nemici e amici perché è in grado di arrivare a dossier riservati e di scatenare indagini giudiziarie. Valori, durante la seduta continua a negare, ma fuori dall’aula non gli dispiace essere temuto".

"Contatti con magistrati ne ha tanti, e dove non ne ha gli piace che gli altri pensino che li abbia. Del resto, proprio da un magistrato ha iniziato la sua carriera: coltivando, per incarico della Rai, le relazioni con il procuratore generale di Roma Carmelo Spagnuolo che aveva appena avocato, strappandola al magistrato naturale, un’indagine su irregolarità contabili dell’ente radiotelevisivo di Stato. I contatti tra Valori e Spagnuolo sono intensi. Al termine, l’indagine sulla Rai è archiviata. Poi per agganciare i magistrati si inventa un’associazione: l’Istituto per le relazioni internazionali, che ha organizzato convegni invitando personalità (da Guido Carli a Ugo La Malfa, da Frondizi al governatore della Banca d’Israele David Oroviz) e coinvolgendo una folla di giudici.
Temeva Valori anche Romano Prodi, due volte presidente dell’Iri e quindi suo «superiore». Il primo mandato lo definì «il mio Vietnam»: tra i vietcong che gli facevano la guerra c’era anche Valori, ai tempi vicepresidente della Sme, la finanziaria agroalimentare dell’Iri. Prodi, che non vuole piduisti attorno, nel 1984 non lo ricandida ai vertici dell’azienda. Valori riesce però a farsi collocare alla presidenza della Sirti, una società della Stet, che allora era presieduta da Michele Principe (anch’egli iscritto alla P2). E promette vendetta. è lui infatti il sospettato numero uno del siluro sparato in quegli anni contro Prodi: un’inchiesta giudiziaria del procuratore romano Luciano Infelisi su Nomisma, la società di consulenza di Prodi a Bologna. Intanto Valori nel 1987 torna alla Sme, come presidente della Gs (supermercati). E nel 1990, spinto dal nuovo presidente dell’Iri Franco Nobili, si siede finalmente sulla agognata poltrona di presidente della Sme. Poi, nel 1995, nominato dal presidente dell’Iri Michele Tedeschi durante il governo Dini, diventa il Signore delle Autostrade".
(gianni barbacetto, da «diario della settimana», 22 marzo 2000)

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