12 marzo 2010

Vent’anni di televisione commerciale per non pensare..


fonte: franckk20
Il regista TV Sergio Colabona, in un' intervista a Napoli Tv, fa un' autocritica e denuncia del mondo televisivo, affermando chiaramente che: -"Ci danno i soldi per non farvi pensare"-. Colabona è l' "ideatore" di programmi televisivi Rai e Mediaset come: "Grande Fratello", "Affari Tuoi", "L' eredità", "La Fattoria", "Tutti pazzi per la tele", "La prova del cuoco", "Il treno dei desideri".

MATURUTA' ABOLITA

di Umberto Galimberti

Vent’anni di televisione commerciale, per la quale la felicità sembra sia la soddisfazione immediata di un desiderio, di solito alimentare o oggettivistico, hanno infantilizzato gli adulti, rendendoli,ridicoli agli occhi dei loro figli che più non vedono intorno a loro saggezza e padronanza di sé.
Infatti, invece di aiutare i ragazzi a diventare uomini, gli adulti si abbassano a comportamenti infantili, nel tentativo vano di risultare simpatici ai loro figli che invece li considerano patetici. Gioco e serietà si confondono continuamente e l’atteggiamento ludico di fronte alla vita diventa per molti adulti la condizione permanente. Se gli adulti abdicano alla loro serietà, costringendo gli adolescenti a diventare prematuramente adulti, i nostri ragazzi, non avendo più modelli per come si deve crescere, si attaccano alle idee trasformandole in rigide ideologie, alla morale per bloccarla nel moralismo, alle diete per darsi una regola, oppure, senza orientamento, si abbandonano alla depressione o al disfattismo.
Quando non è più la biologia a marcare il confine, ma lo stile di vita, di abbigliamento, di linguaggio, nascono quelle figure ibride che sono gli adolescenti prematuramente invecchiati, e gli adulti in quella perenne adolescenza che genera quel disgusto che, prima di essere morale, è estetico.
Ma qualcuno se ne accorge? Se tutto è gioco perché non giocare con le parole e chiamare “umanitaria” la guerra, “missione di pace” un’occupazione di territori, “trasferimento di popolazione” una deportazione? Persino l’esame di “maturità” ha perso la sua denominazione. E con ragione. La maturità non esiste più. C’è solo infanzia e vecchiaia. La prima vissuta con rimpianto, la seconda con terrore.
Che sia questo uno dei sintomi del declino della nostra società? Penso di sì. Perché come si fa a sperare nel futuro di una cultura che, al rispetto delle persone, della loro età, della loro biografia, ha sostituito la religione delle cose, i cui riti sono quotidianamente celebrati dalla televisione?

E non è forse in questa trasformazione antropologica, all’insegna del gioco, dell’ilarità, dell’infantilismo scambiato per ottimismo, il lato più nefasto del berlusconismo, ultimo cascame dell’americanismo?
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